Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Paolo Rossi: lo struggente addio degli Eroi di Spagna 1982 al mitico Pablito

Paolo Rossi: lo struggente addio degli Eroi di Spagna 1982 al mitico Pablito

Non era solamente il capocannoniere del Mundial, ma il simbolo di un’era leggendaria, partita con la storica vittoria sull’Argentina di Diego Armando Maradona

Paolo Rossi: lo struggente addio degli Eroi di Spagna 1982 al mitico Pablito

C’è una forza evocativa straordinaria nella struggente immagine realizzata da Paola Garbuio per LaPresse, in occasione dei funerali di Paolo Rossi. Gli eroi del Mundial ’82 che sorreggono la bara di Pablito, con i suoi fratelli di sangue Antonio Cabrini e Marco Tardelli in prima fila, sono un pugno allo stomaco che non può che commuovere profondamente chi ha vissuto quel periodo straordinario.

12126539 smallDuomo di Vicenza: la bara di Paolo Rossi portata a spalla da Marco Tardelli, Antonio Cabrini, Gianpiero Marini e Alessandro Altobelli (Photo LaPresse – Paola Garbuio)
 

Chi pensa che il calcio sia solo uno sport, confinato al rettangolo verde, si sbaglia di grosso e si perde qualcosa di molto prezioso. Non mi dilungo sul tema, lasciando a chi fosse interessato la possibilità di approfondire il discorso con il libro che ho dedicato proprio ai significati politici, sociali e identitari del gioco più bello del mondo. “The beautiful game”, come lo chiamano i pionieri inglesi.

Non mi capita di frequente, ma anche le parole degli ex compagni di Pablito mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Alessandro Altobelli, non il più efficace oratore della nostra storia, ha detto cose bellissime sul fatto che in Spagna tutta la squadra aveva aiutato Rossi a diventare capocannoniere, ma nel frangente della malattia non è riuscita a fare quadrato intorno a lui per sostenerlo. Benché i mundiales siano ancora in contatto attraverso un gruppo WhatsApp, Paolo non aveva detto a nessuno di quanto grave fosse la sua condizione. Nemmeno a Beppe Bergomi, suo collega commentatore. Non si può rimanere indifferenti di fronte al pianto incontrollato di Ciccio Graziani, che dalla D’Urso ha pianto la morte di “un fratello”, o alle sentite parole di Antonio Cabrini, che ha chiesto al suo amico di sempre di stargli vicino anche da lassù, mentre lui starà vicino alla sua famiglia. Impossibile non tornare col pensiero al Mundial ’82, quando sul fraterno legame tra Pablito e il Bell’Antonio certa stampa arrivò a fare illazioni che oggi giustamente sarebbero ignorate, ma che allora fecero discutere.

12118089 small11 luglio 1982: Paolo Rossi anticipa il suo fraterno amico Antonio Cabrini e segna il primo gol nella finale dei mondiali tra Italia e Germania Ovest (foto: AP Photo/Dave Caulkin, LaPresse)
 

Anche per quello si arrivò al silenzio stampa più celebre della storia, con il capitano Dino Zoff costretto a forzare la propria natura taciturna per fare da unico portavoce della squadra. Una squadra sommersa dalle critiche, alcune anche giustificate: il suo cammino nella prima fase era stato davvero difficile, con tre pareggi dei quali l’ultimo, con il Camerun, oggetto di un’inchiesta da parte di Oliviero Beha, nella quale si agitava lo spettro di una combine peraltro mai dimostrata. Proprio da quelle difficoltà, la squadra si fece forza diventando una sorta di famiglia fondata sulla logica del “gruppo” imposta da Enzo Bearzot, anche con scelte dolorose. Il romanista Roberto Pruzzo, capocannoniere per due anni di seguito, fu lasciato a casa per non insidiare il posto al pupillo Rossi, da poco tornato in campo dopo la squalifica per calcioscommesse. Molto discussa fu anche l’esclusione di Evaristo Beccalossi, per la quale il c.t. arrivò addirittura a colpire con uno schiaffo una tifosa che lo contestava duramente.

Soprattutto Rossi, ma tutti gli Azzurri erano veramente ”figli di Bearzot”, come recitava una famosa canzone celebrativa, quei ragazzi che iniziarono a conquistare il mondo contro l’Argentina di Maradona, in un curioso intreccio del destino. Nel 2-1 contro i campioni uscenti, Rossi fu deludente per la quarta partita consecutiva, mancando anche una facile occasione da gol. Si sarebbe poi rifatto con gli interessi segnandone tre al Brasile di Zico, poi due alla Polonia di Zibì Boniek (assente in semifinale) e il primo nel 3-1 della finalissima contro la Germania Ovest di Kalle Rummenigge. Della storica partita del Bernabeu rimane l’icona dell’urlo di Tardelli, che allora era incontenibile e che in occasione della scomparsa di Rossi non ha invece voluto aprire la bocca. Una scena molto simile a quella seguita alla tragica morte di Gaetano Scirea, la cui notizia raggiunse “Schizzo” in diretta alla Domenica Sportiva, inducendolo ad abbandonare lo studio.

12056822 small29 giugno 1982: Claudio Gentile stende Diego Armando Maradona e l’Italia, a sorpresa, vince 2-1 contro l’Argentina campione del mondo in carica (foto: AP/LaPresse)
 

Dalle lacrime di Bruno Conti, scelto da Pelè come miglior giocatore del Mundial ’82, a quelle di Roby Baggio, primo Pallone d’Oro italiano dopo quello vinto da Rossi, accompagnano la scomparsa di un’icona che non era “solo” l’hombre del partido e il capocannoniere del trionfo iridato. In primo luogo, Rossi era anche una brava persona, come emerge chiaramente dalle iniziative intraprese nel post-carriera, a beneficio di chi nello sport poteva trovare il suo riscatto sociale. Una persona che lascia una famiglia alla quale è giusto stare vicino per il suo lutto privato, che va di pari passo a quello nazionale. Perchè Paolo Rossi ha simboleggiato l’Italia in vari modi, a partire dall’abbinata tra il nome e il cognome che allora che erano i più diffusi nel Paese. Era italianissimo nel modo di giocare, facendo di furbizia e opportunismo le armi letali nella consapevolezza di non possedere gli stessi mezzi di altri bomber (“Non sono mai stato un grande giocatore”, disse, in un eccesso di modestia), ma anche nel suo percorso di redenzione personale e collettiva.

Pagò a caro prezzo il suo coinvolgimento nella vicenda-calcioscommesse, forse per semplice superficialità, anche se si è sempre professato innocente, e il trionfo del 1982 portò al condono per chi era ancora sotto sanzione. Allargando lo sguardo oltre i confini del pallone, i gol di Rossi furono lo spartiacque tra la tensione degli anni Settanta e il benessere diffuso degli anni Ottanta, con il nostro Paese che primeggiava sia in campo economico, sia in quello sportivo, vantando il campionato più bello del mondo.

Un passaggio storico ben accompagnato dal compianto Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica. Tutti ricordano la sua sfrenata esultanza al Bernabeu e la mitica partita a carte con Bearzot, Zoff e Causio sul volo del ritorno. Ancora più significativa fu la risposta a chi gli chiedeva se l’esaltazione per gli Azzurri non rischiasse di mettere in secondo piano i più pregnanti temi sociali: “Mah, che ci sia una sosta nelle preoccupazioni, nella tristezza, nella insoddisfazione… Dopo sei giorni di lavoro viene la domenica, no? Chi ha lavorato per sei giorni ha il diritto, la domenica, di andarsene con la famiglia a gioire in spiaggia, in montagna o altrove! E gli si deve dire ‘Come mai tu gioisci, quando ti attende il lunedì?’? Io adesso penso alla domenica e il lunedì verrà a suo tempo”.

 

12118092 small

“Mi piacerebbe si ricordassero di me con un solo fotogramma. La maglia azzurra addosso, le braccia aperte al cielo. Paolo Rossi: el hombre del partido”

(Paolo Rossi 1956/2020)