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Roberto Re: "Vale Rossi grande come Michael Jordan.E Conte-Allegri..."

Di Giordano Brega
@GiordanoBrega

“Credo che nessuno vorrebbe essere al posto di Antonio Conte. E’ in una posizione nella quale purtroppo noi popolo italico, anzichè favorire tutto ciò che ci appartiene sembriamo fare apposta a lavorarci contro". Lo spiega Roberto Re. Il più famoso mental coach d'Italia analizza con Affaritaliani.it le ultime bufere mediatiche capitate sul capo del commissario tecnico azzurro, la seconda giovinezza di Valentino Rossi e non solo...

"Certo, mediaticamente Conte poteva giocarsela in maniera diversa, però lui è un personaggio così sanguigno e legato ai suoi principi…", prosegue Re. "E’ un punto debole e al tempo stesso il suo punto di forza. Lui ha questa convinzione nei propri mezzi e nelle proprie idee che trasferisce alla propria squadra. E' una persona tutta d’un pezzo ed è ovvio che questo qualche volta si trasformi in rigidità. Mi spiego…"

Dica…
“Avrebbe probabilmente potuto evitare lo scontro frontale. Personalmente però lo capisco. Conte è una persona di carattere e reclama un giusto aiuto e supporto, anziché essere costantemente massacrato. Credo sia un allenatore con la “A” maiuscola e nel momento in cui ha accettato di andare in Nazionale eravamo tutti contenti perché su quella panchina si stava sedendo un tecnico vincente in grado di trasferire alla squadra azzurra quella mentalità che spesso è mancata”.

Se Conte le chiedesse un consiglio su come comportarsi in questo ruolo, alla luce delle mille polemiche che lo hanno colpito ultimamente, lei cosa gli direbbe?
“Gli suggerirei di continuare sulla sua strada ed evitare di rispondere alle polemiche. Perché farlo crea polemiche ancora maggiori ed è quello che lui non sopporta…"

Parola d’ordine: “Abbassare i toni”
“Un uomo come lui ha difficoltà a stare zitto e a non dire la sua. Ma deve vivere la cosa non come a ‘non farsi mettere i piedi in testa’. E' tutto nella logica di non mettere ulteriore benzina sul fuoco. Avesse evitato la risposta a Elkann sarebbe stato tutto più facile, però capisco che voglia togliersi qualche sassolino dalle scarpe”.

Il passaggio Conte-Allegri alla Juventus dal punto di vista motivazionale come l’ha visto?
“E’ stato gestito benissimo. In primis dalla società che ha alle spalle un uomo come Beppe Marotta. Una persona che conosco, un dirigente straordinario. Uno dei migliori nel mondo calcistico. Allegri poi è arrivato proprio nel momento giusto. Come diceva pure qualche giocatore c’era il rischio dopo alcuni anni di ‘era Conte’ di iniziare a essere un po’ assuefatti. Allegri ha portato quella ventata di novità e credo che sia stato anche bravo ad adattarsi alla situazione, a non andare in conflitto e a tenere separato il suo passato milanista. Ha usato nel modo migliore quello che Conte gli aveva lasciato, aggiungendo poi qualcosa di suo. Dal punto di vista comunicativo e di rapporto con i media è un Allegri molto maturato…”

Una maturazione  che vede rispetto ai tempi del Milan?
“Sì. In quel periodo anche lui andava spesso in polemica. Tradiva una tensione che c’era nell’ambiente. E’ normale e ricordiamo sempre che questi personaggi sono prima di tutto essere umani. E’ molto facile criticarli, ma non altrettanto essere al loro posto: ricoprono ruolo impegnativi proprio dal punto di vista della pressione, della gestione di sé e delle proprie emozioni”.

Passiamo alla sponda milanese e parliamo del Mancio e del suo ritorno all’Inter…
“Allenatore di straordinaria esperienza. Uno dei migliori e più vincenti degli ultimi tempi. Una garanzia”

Mancini però è arrivato con grandi attese e promesse mediatiche. Per ora non mantenute, anzi…
“Lui è uno che ha dimostrato di saper cambiare mentalità. Da quando era ragazzo e giocava alla Sampdoria Mancini era un allenatore in campo e riusciva a influenzare la mentalità della squadra. E da mister fu lui ad arrivare all’Inter e riportarla a vincere dopo tanti anni. Bravissimo José Mourinho, ma lo Special One si trovò a fare un lavoro in discesa: il vero cambio di mentalità in nerazzurro lo aveva dato Roberto Mancini, trasformando un ambiente perdente in un ambiente vincente. Il calcio è un qualcosa di così imponderabile, legato a eventi ed episodi.. però Mancini sta facendo le cose giuste con gli strumenti che ha disposizione. E,  conoscendolo, è indubbio che l’anno prossimo l’Inter sarà una squadra di nuovo al vertice. Le racconto un episodio che mi ha colpito…”

Prego…
“Era il giorno del compleanno di Mancini e via social network è stato subissato dagli auguri dei suoi ex giocatori. In particolare da tutta la squadra del Galatasaray. Era incredibile vedere l’affetto di questi giocatori nei confronti del Mancio, malgrado fosse stato a Istanbul solo per pochi mesi. Questo dimostra come lui sa farsi amare dalla squadra. Ed è un valore aggiunto, un’abilità che lo accomuna a Carlo Ancelotti. Mancini dimostra grande capacità di capire i giocatori, di intervenire nel modo giusto”

Sull’altra sponda del Naviglio, invece c’è un Inzaghi che ha vissuto momenti di grande difficoltà in questa stagione…
“Lui è un allenatore ovviamente alle prime armi che si è trovato in una situazione difficilissima da gestire. E si è trovato in estrema difficoltà…”

Anche mediatica…
“D’altra parte si è trovato a far da parafulmine. Bravo a non cadere nelle provocazioni…”

Forse ha esagerato proprio sotto questo punto di vista. Magari avrebbe potuto rispondere a qualche provocazione...
“Quando non hai i risultati dalla tua parte diventa difficile”

Viene però in mente qualche celebre reazione in momenti di crisi. Stile Trapattoni…
“Però il Trap ha un’altra personalità e un’altra esperienza. Se Inzaghi avesse fatto qualcosa del genere sarebbe stato massacrato dieci volte tanto. Perché non ha ancora l’autorevolezza in panchina, malgrado sia stato un grande calciatore ed esempio in campo. Da mister però tutto viene azzerato”.

Dal calcio alla MotoGp e al trionfo di Valentino Rossi nella gara d’esordio di Losail. Molti tifosi e addetti ai lavori si sono chiesti come può un pilota di 36 anni - reduce pure da qualche stagione difficile - riuscire a tornare così forte. Ed essere così motivato
“Perché Valentino è il vero campione con la C maiuscola. E pure con... tutte le altre lettere maiuscole. Valentino vive per la vittoria. Io sono amico di persone che sono molto vicine a lui e i due anni in Ducati per Rossi credo siano state la più grande sofferenza che uno sportivo possa avere. Perché per uno come lui - che vive per la vittoria e si trova a scendere in pista sapendo che al massimo arriverà quinto - era davvero difficile. Infatti Valentino ha accettato di andare alla Yamaha rinunciando a un ingaggio faraonico e rimettendosi in gioco totalmente. Finendo per giunta in squadra con il campione del mondo Jorge Lorenzo. Aveva tutto da perdere dal punto di vista dell’immagine. In più ha allontanato il suo capo-tecnico di sempre, Jeremy Burgess (sostituito con Galbusera, ndr) che pareva non credere più in lui e riteneva fosse troppo vecchio. Rossi ha avuto il coraggio di chiudere questo rapporto e ricreare attorno a sé una squadra che credesse in lui. Valentino ha questa capacità enorme di creare team e di far sentire la squadra importante. Chiunque lavora con lui si sente importante. E’ un campione straordinario, credo che come lui ne esistano pochi nella storia dello sport”

Se dovesse fare un paragone…
“Mi viene in mente Michael Jordan. MJ era l’atleta per eccellenza sotto tutti i punti di vista: tecnici, fisici, a livello di vittorie, mediaticamente. E Valentino è a quel livello lì. Nelle moto l’unico che è parso avere lo stesso tipo di cattiveria agonistica, di fame di vittoria, è Marc Marquez. Poi vedremo se manterrà negli anni”.

Lei ha presentato di recente il suo nuovo libro ‘Cambiare senza paura’ (edito da Mondadori). A suo parere, chi è lo sportivo che più di tutti ha cambiato se stesso senza paura?
“Alex Zanardi, è un esempio simbolo che cito anche nel libro. I cambiamenti che abbiamo tutti noi nella vita quotidiana sono un conto. Trovarsi dall'essere un pilota di successo, giovane, ricco e poi, di colpo, in un letto senza gambe ... beh è dura. Non è solo il fatto di come lui ne è uscito fuori, tornando a fare il pilota, ma proprio tutto quello che ha generato dopo. Il cambiamento che ha fatto nella sua immagine personale. Diventando un vero esempio di abnegazione. La capacità di riuscire a trovare la forza nascosta dentro di sé. E la sua recente impresa dell’Iron Man alle Hawaii credo che abbia un qualcosa di epico e straordinario. Come dice sempre ‘è uno come noi’. Le faccio un esempio per chiarire. Bolt che corre i 100 metri in quel modo è un qualcosa di impossibile identificarsi”

Come guardare Superman…
“Lì sei stato dotato dalla natura. Alex non è così. Lui è davvero uno di noi che ha trovato le risorse dentro di sé per trasformare il giorno più brutto della sua vita nel giorno più bello della sua vita. Come lui stesso ha dichiarato, l’incidente è stata la cosa più ‘bella’ a distanza di tempo. E’ quello che gli ha permesso di vivere la vita che vive adesso. E’ un insegnamento non per lo sport, ma per la vita”.

ECCO LA VIDEO-INTERVISTA INTEGRALE A ROBERTO RE

Tags:
roberto revalentino rossimichael jordconteallegriinzaghimancinizanardi

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