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Serie A, riecco Pulisic, Lautaro e Koné trascinatori, Palmisani da 9 in pagella: è crisi bomber. I top e flop della quinta giornata

Promossi e bocciati del turno di Serie A: protagonisti, sorprese, errori, scelte discutibili e colpi di scena. La rubrica di Affaritaliani

Serie A, riecco Pulisic, Lautaro e Koné trascinatori, Palmisani da 9 in pagella: è crisi bomber. I top e flop della quinta giornata
Foto LaPresse

Koné e Lautaro firmano due doppiette a Roma, Palmisani spegne il Como e il Frosinone sorprende. Male diversi numeri 9, da Hojlund a Krstovic fino a Ramos.

La quinta giornata premia chi decide le partite. Sotto processo centravanti senza gol e le papere dei portieri

Centrocampisti che sembrano attaccanti, Koné docet. Un attaccante che ricorda a tutti perché porta la fascia dei campioni d’Italia, Lautaro Martinez. Un portiere che al Fantacalcio prende uno storico 9, Lorenzo Palmisani. E poi il ritorno di Pulisic, i gol di Maldini, Varela, Zaccagni e Noslin, la difesa vecchia maniera di Mina e Bremer.

La quinta giornata ha anche un filo opposto. Gli attaccanti di mestiere fanno più fatica di quelli “improvvisati”: Hojlund viene cancellato da Dragusin, Krstovic prosegue il digiuno e Gonçalo Ramos, pur partecipando alla manovra del Milan, resta ancorato a un gol dopo cinque giornate. In porta va ancora peggio a Muric e Skorupski. E poi c’è il campionato. Cinque giornate, 50 partite e neppure uno 0-0. Già durante il sabato era caduto il precedente primato di gare consecutive con almeno una rete. Evidentemente il pareggio a reti bianche, almeno per ora, ha preso ferie.

I top della giornata: Koné e Lautaro fanno i bomber, Palmisani costruisce il muro di Frosinone

Koné: Malen non segna? Manu ha un secondo lavoro

Due gol all’Inter. Manu Koné, centrocampista, ha fatto quello che normalmente si chiede ad un numero 9. Il primo gol arriva dopo appena sei minuti, il secondo al 37′. La Roma va all’intervallo sul 2-0 e lui è dappertutto, con la solita capacità di strappare, reggere i duelli e accompagnare l’azione.

Poi Lautaro cambia la partita, ma non cancella la doppietta del francese. Koné non ha semplicemente giocato bene: ha messo in chiaro il motivo per il quale anche a fronte di offerte da capogiro la Roma ha deciso di tenerlo. Forse Gasperini ha trovato un altro attaccante. Malen può prendersela comoda (ogni tanto): per una sera il centravanti l’ha fatto Koné.

Diouf: Zizou chiama, Andy risponde

La prima convocazione nella Francia di Zinedine Zidane arriva venerdì. Ventiquattro ore dopo Andy Diouf va all’Olimpico e gioca un’altra partita piena di energia. È una delle novità assolute della prima lista del nuovo ct francese e l’Inter continua a usarlo in una posizione che non era la sua naturale specialità. Corre, accompagna, regge fisicamente e dà all’Inter una presenza continua sulla fascia. In una partita in cui diversi nerazzurri partono piano, lui non si nasconde. Fresco di convocazione? Freschissimo.

Lautaro Martinez: due schiaffi e l’Inter si rialza. L’avevamo già visto?

La Roma chiude il primo tempo avanti di due gol, terza volta consecutiva in Serie A in cui i nerazzurri vanno sotto. Lautaro Martinez, come in un copione già visto, rientra dagli spogliatoi e dopo meno di un minuto comincia un’altra partita. Segna il 2-1, poi al 79′ completa la rimonta e porta l’Inter sul 2-2. L’Inter sbanda, lui no. Due palloni buoni, due gol, con il secondo che evita la sconfitta all’Olimpico. Il Toro continua a fare il suo mestiere: prendersi l’Inter sulle spalle e trascinarla fuori dai guai. Dove l’avevamo già visto?

Daniel Maldini: è stato solo un incidente

È proprio il caso di dirlo: è stato solo un incidente. Dopo essere finito nella bufera per lo scontro a Milano e i conseguenti dubbi sull’uso di sostanze stupefacenti, chiariti questa mattina, per Daniel Maldini continua il gran momento al Cagliari. Aspetta il regalo dell’Udinese, intercetta il retropassaggio sbagliato di Miller e davanti a Okoye fa tutto bene: finta, sinistro e 1-0 del Cagliari. È il terzo gol consecutivo, dopo quelli contro Lecce e Atalanta. Il Cagliari sale a 12 punti dopo cinque giornate e Maldini mette ancora la firma sui tre punti. Dopo anni in cui ogni sua partita portava inevitabilmente al confronto con padre e nonno, stavolta il racconto può ignorare l’albero genealogico. Segna Daniel. Punto. Sì, è stato solo un incidente.

Mandas: lo chiamavano Mr. Penalty

Al 17′ il Venezia ha il pallone per indirizzare la partita. Yeboah va dal dischetto, Mandas gli dice di no. E non finisce lì: il portiere della Lazio viene scelto come migliore in campo dopo almeno altre due parate decisive. La Lazio nella ripresa segna due volte e vince 2-0. Prima dei gol di Zaccagni e Noslin, però, c’è la mano del suo portiere. In tutti i sensi.

Zaccagni: “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”

La Lazio trova il vantaggio al 51′ e lo trova con il suo capitano. Mattia Zaccagni prende il pallone dopo il fallo da rigore di Yeboah su Taylor, incrocia il destro e batte Stankovic. Dal dischetto in Serie A non segnava da quasi un anno, da novembre 2025. Il Venezia il suo rigore l’aveva fallito, la Lazio no. Zaccagni rompe il digiuno, sblocca una partita che nel primo tempo aveva rischiato di prendere tutt’altra piega e conferma il suo ottimo avvio di stagione. Nino non ha avuto paura. E Zaccagni è tornato.

Noslin: testa alta. Anzi, altissima

Nove minuti dopo Zaccagni arriva Tijjani Noslin. Tavares mette il pallone dalla sinistra, l’olandese anticipa Stankovic di testa e fa 2-0. Aveva già segnato contro il Milan e al Penzo concede il bis, chiudendo una partita che non si era messa benissimo nel primo tempo. Movimento, tempo, testa. Poche cose, fatte bene. Gattuso ha detto no a Mauro Icardi perché aveva già fatto le sue scelte in attacco. Forse aveva ragione lui. Pinamonti, almeno per il momento, può accomodarsi in panchina: ci pensa Tijjani.

Varela: forza quattro gol

Prima vittoria stagionale del Monza, doppietta di Gustavo Varela. Al 51′ stacca sul corner di Birindelli e approfitta della papera di Muric. Dodici minuti più tardi prende il pallone sul dischetto e firma il 2-0. Sono quattro gol in campionato. Il Monza aveva bisogno di punti e Juric di una risposta: Varela porta entrambi. Due gol, tre punti e prima vittoria stagionale. Se continua così, “forza quattro” rischia di durare pochissimo.

Dragusin: qualcuno ha visto Hojlund?

C’è un intervento nel primo tempo che racconta la partita di Radu Dragusin. Hojlund attacca la profondità e si trova a tu per tu con De Gea, il rumeno legge tutto e chiude con un rischiosissimo tackle pulito sul pallone proprio mentre il 9 partenopeo sta per calciare a botta sicura. Ecco, quella è praticamente l’unica volta in cui il povero Rasmus riesce a liberarsi dall’ombra di Dragusin. Poi null’altro. L’incubo continua. Duello dopo duello, anticipo dopo anticipo. Hojlund viene sostituito al 58′: un’ora scarsa passata quasi sempre a sbattere contro il rumeno. Dragusin se lo mette nel taschino. E stavolta la battuta è più un riassunto tattico.

Frosinone: sogno o son desto? Palmisani mani sante

Il risultato dice Frosinone 2, Como 0. Il tabellino porta le firme di Calò e Kvernadze, ma il protagonista assoluto porta i guantoni. Lorenzo Palmisani para praticamente tutto. Douvikas ci prova due volte in apertura, Nico Paz altre due, poi tocca a Kean e Jesus Rodriguez. Niente da fare. Il portiere dell’Italia Under 21, classe 2004, abbassa la saracinesca e al Fantacalcio si prende addirittura 9 in pagella. Prima di lui c’era riuscito soltanto David De Gea, che però quel voto se l’era guadagnato parando due rigori al Milan. Palmisani no: sei super parate, zero penalty e porta inviolata. Roba praticamente mai vista.

E il Frosinone non è soltanto il suo portiere. Monterisi salva sulla linea, Calvani regge dietro, Ghedjemis fa impazzire la fascia del Como e Calò stappa la partita al 15′. Kvernadze mette il sigillo a inizio ripresa. Alvini si gode la sua squadra e dà una lezione di calcio a una delle formazioni con più talento offensivo del campionato, mandandola a casa senza nemmeno un gol.

Il Top è il Frosinone, ma l’ultima parola deve essere sua. Un 9 a un portiere si vede una volta ogni morte di papa; prenderlo senza neanche parare un rigore è roba da collezione. Palmisani di nome, mani sante di fatto.

Gilmour: la sorpresina napoletana

Corner del Napoli, schema preparato in allenamento, pallone che arriva a Billy Gilmour e destro al volo per l’1-0. Dopo il gol corre ad abbracciare Landucci proprio perché quell’azione era stata studiata durante la settimana. Gilmour continua a essere una delle sorprese più piacevoli di questo Napoli. Ordinato quando deve dettare i tempi, aggressivo quando c’è da recuperare, adesso anche capace di concludere l’azione. Allegri ha parecchi problemi offensivi. In mezzo al campo, invece, ha scoperto un piccolo scozzese che gli sta risolvendo parecchi problemi. Sorpresina.

Jimenez: la resa dei conti

Estate 2025. Alex Jimenez finisce fuori dai convocati del Milan per motivi disciplinari dopo i problemi con Massimiliano Allegri. Ritardi, rapporto ormai deteriorato e qualche messaggio di troppo in chat. Settembre 2026: Fiorentina-Napoli, sulla panchina azzurra c’è proprio Max Allegri. Al 51′ Jimenez prende la mira da fuori, trova anche la deviazione sfortunata di Rafa Marin e firma l’1-1. La vendetta è un piatto che si serve anche da fuori area, e con un pizzico di… buona sorte.

Mina: vecchia scuola e zero fronzoli

L’Udinese attacca molto più del Cagliari, ma il Cagliari esce dal Bluenergy Stadium senza subire gol. Merito di Yerry Mina. Duelli aerei, palloni allontanati, area presidiata e quella capacità di trasformare ogni finale di partita in una battaglia personale. Daniel Maldini segna, Caprile para, Mina difende il vantaggio. Non sarà sempre elegante. È quasi sempre tremendamente utile. Se c’è da andare in battaglia, meglio avere Mina dalla propria parte che contro.

Bremer: le tasche piene di Krstovic

Gleison Bremer passa il pomeriggio a mangiarsi Krstovic. Poi al 77′ va dall’altra parte e segna anche il 2-0 della Juventus. Difende l’area, vince il duello con il centravanti dell’Atalanta e chiude la partita di testa. Quando il tuo difensore centrale annulla il numero 9 avversario e contemporaneamente fa quello che un numero 9 dovrebbe fare… il Top viene da sé. Con le tasche piene.

Pulisic: 266 giorni dopo, San Siro si ricorda di Captain America

Christian Pulisic non segnava da 266 giorni e non partiva titolare in Serie A dal 26 aprile. In mezzo la microfrattura al perone destro rimediata durante il Mondiale, e una preparazione estiva praticamente nulla.

Contro il Lecce gli bastano 14 minuti per ricordare a tutti che il talento non va in vacanza. Controllo delizioso e difficilissimo di destro, sinistro in controbalzo e Milan avanti. Quando esce al 69′, San Siro gli dedica la prima vera standing ovation dell’anno. Il Milan ritrova il suo fuoriclasse. Welcome back, Captain America.

La Serie A: è sparito lo 0 a 0

Dopo cinque giornate il conto è semplice: 50 partite, zero 0-0. Il precedente record di 41 gare consecutive di Serie A con almeno una rete era già caduto durante il sabato della quinta giornata. Domenica il copione non cambia e il campionato completa un altro turno senza neppure un pareggio a reti bianche.

Va bene la tattica, va bene il blocco basso, va bene il calcio italiano difensivista. Lo 0-0, intanto, sembra diventato una specie in via d’estinzione. New era is coming.

I flop della giornata: Hojlund sparisce, Muric pasticcia e i numeri 9 sotto esame

Piccoli: tanto, troppo poco lavoro

Partiamo con un Flop che divide. Roberto Piccoli lavora spalle alla porta, combatte e lavora per la squadra. Il Bologna ha un centravanti che aiuta, ma contro il Torino si vede troppo poco nella zona in cui dovrebbe fare più male. Tanto lavoro lontano dalla porta, poca presenza dentro l’area. Per un numero 9 il lavoro sporco conta. Prima o poi, però, bisogna anche sporcarsi le mani con i gol.

Skorupski: mani bucate

Il Bologna è avanti, Kulenovic colpisce senza neanche crederci troppo e Skorupski combina il pasticcio. Il pallone gli passa sotto le mani e il Torino trova l’1-1 praticamente dal nulla. Una di quelle papere che un portiere vorrebbe cancellare immediatamente. Skorupski ha salvato il Bologna parecchie volte, stavolta fa esattamente il contrario: regala un punto al Torino. Mani bucate, conto salato.

Zaniolo: falco a metà

Nicolò Zaniolo torna titolare e l’Udinese prova a rimetterlo subito al centro del progetto, ma contro il Cagliari il rientro resta incompleto. Qualche iniziativa, un’occasione non sfruttata e sostituzione all’intervallo. La gamba c’è a tratti, la continuità molto meno. A Udine, per ora, è arrivato solo metà Zaniolo.

Yeboah: rigore sbagliato, rigore regalato

Al 17′ Yeboah può portare avanti il Venezia. Calcia il rigore e Mandas para. A inizio ripresa atterra Taylor in area. Rigore per la Lazio e gol di Zaccagni. Sipario. En plein.

Miller e Kabasele: una frittata da tre punti

L’Udinese sta facendo la partita. Poi Lennon Miller gioca all’indietro un pallone a caso, Kabasele and Co. si addormentano e Daniel Maldini capisce tutto prima degli altri. Palla rubata, finta su Okoye, gol. Finirà 0-1. L’errore costa la partita. Cameriere, frittata servita.

Muric: uscire o non uscire, questo è il dilemma

Sul primo gol del Monza Muric deve semplicemente bloccare il colpo di testa centrale di Varela. Il pallone è una saponetta e gli scappa goffamente. Papera. Dodici minuti dopo arriva un altro corner. Muric: “Esco, non esco, esco, non esco?” Non esce, Mota arriva per primo sulla palle e Sebastiano Esposito lo travolge. Varela fa 2-0 dal dischetto. Muric, giornata da bagno schiuma.

Hojlund: Dragusin butta la chiave

Rasmus Hojlund contro la Fiorentina praticamente non esiste. Dragusin gli toglie profondità, Ranieri gli chiude gli spazi e il Napoli perde il riferimento centrale. Allegri lo toglie al 58′. Un’ora scarsa fatta di corse a vuoto e duelli persi. Qualcuno ha visto Hojlund? Chiedere a Dragusin.

Paz, Diao e Baturina: tre talenti contro un muro

Paz, Diao e Baturina: l’attacco del Como sulla carta sembra abbastanza per mettere in crisi chiunque.

Sulla carta, appunto. Il Como costruisce, combina, arriva dalle parti di Palmisani e poi si ferma lì. Zero gol. Palmisani para tutto, Monterisi salva sulla linea e il Frosinone chiude 2-0. Tanto talento, nessuna rete. Il calcio non è un album di figurine. E Palmisani ha strappato proprio la pagina del Como.

Vlasic: tanta corsa, la scintilla non arriva

Nikola Vlasic corre, si muove, prova a trovare spazio tra le linee. Il problema è che il Torino continua ad aspettare da lui la giocata che sposta la partita e quella giocata non arriva. Il momento non è dei migliori. Tanto movimento, poca luce.

Baldanzi: tanto fumo, l’arrosto resta in cucina

Il Genoa perde 2-1 a Parma e Tommaso Baldanzi avrebbe più di un pallone per cambiare la storia della partita. Non ne sfrutta uno fino in fondo. Si muove, viene incontro, prova a infilarsi tra le linee, poi arriva negli ultimi metri e si spegne la luce. Una scelta sbagliata, un controllo di troppo, l’ultimo passaggio che non arriva. Il talento si vede, il resto molto meno. Tanto fumo, ma l’arrosto resta in cucina.

Álex Valle: Ghedjemis gli fa venire il mal di testa

Tra le sorprese positive dell’avvio del Como c’era anche Álex Valle. A Frosinone però il pomeriggio è parecchio diverso. Ghedjemis lo punta appena può, accelera, lo costringe a rincorrere e trasforma quella fascia in un piccolo grande incubo. Valle prova a reggere, ma al 73′ Fabregas lo richiama in panchina. Ghedjemis gira, Valle rincorre. Alla fine è un grande mal di testa.

Krstovic: quattro giornate senza gol, altro giro altro Flop

Prima giornata, gol. Poi basta.

Nikola Krstovic arriva alla quinta con quella sola rete in campionato e contro la Juventus trova Bremer, probabilmente l’avversario peggiore nel giorno peggiore. Il centrale bianconero lo anticipa, lo accompagna lontano dalla porta e gli toglie praticamente il fiato. Sono quattro giornate consecutive senza segnare dopo il gol all’esordio. E questa rubrica comincia a conoscerlo un po’ troppo bene.

De Ketelaere: modello CDK, batteria scarica

L’Atalanta avrebbe bisogno di qualcuno capace di accendere la luce. Charles De Ketelaere, invece, sembra avere la batteria all’1%.

Pochi strappi, poche idee, quasi nessuna giocata capace di spostare la partita. Riceve, rallenta, restituisce il pallone e riparte da capo. La Juventus controlla senza troppi affanni e la Dea chiude con appena due tiri nello specchio. CDK c’è, ma va in modalità risparmio energetico. Caricabatterie cercasi.

Ramos: 80 milioni di motivi

In una giornata praticamente perfetta per i rossoneri, Gonçalo Ramos contro il Lecce gioca anche bene. Dialoga, si muove, viene incontro e partecipa all’azione del 2-0 con lo scambio che manda Rabiot al gol.

E allora perché Flop? Perché porta il 9 del Milan, è costato 80 milioni e dopo cinque giornate ha segnato soltanto un gol. Cinque presenze, cinque da titolare, 445 minuti, una rete e un assist. Undici conclusioni complessive, appena quattro nello specchio.

Può legare il gioco, aprire spazi, fare sponde e mandare in porta i compagni. Tutto giusto. Ma a certe cifre il mestiere principale resta uno: fare gol. Ottanta milioni non sono un dettaglio. Sono ottanta milioni di motivi per chiedere qualcosa in più.

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