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Serie A: Lautaro fa il killer, Gattuso ringhia, i giovani volano e la Fiorentina implode. I top e i flop della terza giornata

Promossi e bocciati del turno di Serie A: protagonisti, sorprese, errori, scelte discutibili e colpi di scena. La rubrica di Affaritaliani

Serie A: Lautaro fa il killer, Gattuso ringhia, i giovani volano e la Fiorentina implode. I top e i flop della terza giornata
(Foto LaPresse)

Diao travolge il Genoa, Lautaro ribalta il Napoli e Frattesi segna ancora. Tra i bocciati Fiorentina, Kolo Muani, la difesa del Genoa e gli orari pomeridiani.

La terza giornata premia chi cambia le partite e boccia rivoluzioni, errori e orari impossibili

Tre indizi fanno una prova, tre giornate bastano per avere una traccia, molto meno per emettere sentenze. La Serie A del primo weekend di settembre ha lasciato prestazioni, errori e scelte abbastanza nette da costruire una lista di promossi e bocciati al netto di voti e pagelle.

Il nome davanti a tutti è Assane Diao, due gol nel 4-1 del Como a Genova. Subito dietro ci sono Lautaro Martinez, capace di aprire e chiudere la rimonta dell’Inter sul Napoli, e Davide Frattesi, arrivato a tre reti nelle prime tre giornate con la Lazio. Tra gli allenatori si prende spazio Gian Piero Gasperini, che contro l’Atalanta cambia uomini e assetto fino alla remuntada al fotofinish.

Sul lato opposto c’è la Fiorentina. Tredici acquisti, circa 130 milioni investiti e Fabio Grosso esonerato dopo appena tre partite. Ci sono poi i singoli errori di Inter-Napoli, la serata insufficiente di Kolo Muani e una domanda che riguarda tutto il campionato: ha senso giocare alle 15 con temperature che hanno già costretto Lega e AIA ad allungare i cooling break?

I top della giornata: Diao perfetto, Lautaro feroce e Gattuso vola con la Lazio

Diao: una domenica bestiale

Assane Diao è semplicemente inarrestabile. Il Genoa va avanti, il Como reagisce e chiude 4-1 al Ferraris. Diao firma il 2-1 e poi completa la sua serata con il quarto gol, in una partita nella quale la difesa rossoblù non trova mai il modo di contenere le sue accelerazioni. Due gol e una presenza continua e pericolosa nella metà campo del Genoa. Il primo Top della giornata è suo.

Lautaro Martinez: la ferocia del Toro

Il Napoli si trova sullo 0-2 a San Siro in tre minuti. Poi il Toro scalda i motori. Lautaro riapre la partita al 56′ e la decide al 91′, con in mezzo il pareggio di Thuram. Sono i primi due gol di Lautaro Martinez in questa Serie A, dopo un’estate in cui il capitano non ha praticamente svolto la preparazione post Mondiale. E il Napoli era diventato quasi un tabù: il Toro non segnava agli azzurri dal 21 novembre 2021, quasi cinque anni fa. La doppietta porta il capitano a 134 reti in Serie A con l’Inter, terzo miglior marcatore nerazzurro di sempre nel torneo e ad appena quattro gol da Benito Lorenzi. L’Inter ritrova anche una vittoria in campionato contro il Napoli che mancava dal 3 dicembre 2023. Due gol per riprendere una partita, per presentarsi al campionato e rosicchiare un altro pezzo di storia nerazzurra.

Frattesi: chi non muore si rivede

Davide Frattesi is back. A Udine la Lazio è sotto 1-0 quando al 75′ arriva il suo inserimento sul servizio di Zaccagni. È il terzo gol in tre giornate per il centrocampista, già diventato una delle armi principali della squadra di Gattuso. Frattesi attacca l’area e sente il gol come pochi centrocampisti in Serie A: per tempi d’inserimento e capacità di arrivare alla conclusione, spesso vale quasi un attaccante aggiunto. La Lazio ha fatto un grandissimo colpo.

Gattuso e la sua Lazio: i biancocelesti alla corte del comandante

Tre vittorie su tre e 9 punti. En plein. La Lazio di Rino Gattuso passa anche a Udine dopo essere andata sotto e raggiunge Inter e Roma in testa alla classifica. Ringhio ha preso una squadra reduce da due stagioni senza Europa, dentro una contestazione durissima contro Lotito, con il tifo organizzato lontano dall’Olimpico e un’estate condizionata da un mercato a saldo zero. Il tutto pochi mesi dopo la ferita ancora aperta della Nazionale e della mancata qualificazione al Mondiale. Gattuso aveva parlato di elmetto già il giorno della presentazione e, dopo il disastro in Coppa Italia contro il Mantova, ha infilato tre vittorie consecutive in campionato. Le situazioni semplici evidentemente non fanno per lui. Can che abbaia non morde: ringhia.

Gasperini: il coraggio di avere ragione

Il solito Gian Piero Gasperini. Fuori Malen e Mancini, poco dopo esce anche Ndicka. Ma come? Togli Bobby Malen? Togli i tuoi gladiatori? E alla fine chi ha ragione? Entrano Castro, Ghilardi, Balerdi e Soulé. La Roma continua ad attaccare, Hermoso pareggia al 90′ e proprio Soulé completa la rimonta al 93′. Gasperini segue ancora una volta la propria idea e le proprie letture, anche quando significano andare contro gerarchie, nomi e inerzia della partita. E, come spesso gli capita, alla fine finisce per aver ragione lui.

Carnesecchi: il muro cade solo alla fine

L’Atalanta perde all’Olimpico, ma Marco Carnesecchi ha praticamente preso tutto il possibile. Prima della rimonta romanista respinge Mancini, Cristante e Malen e tiene avanti la squadra di Sarri durante la lunga pressione della Roma. I due gol arrivano nel finale, dopo una gara trascorsa a respingere tutti i palloni che arrivavano in area.

Hermoso: difensore, incursore e uomo in più

Mario Hermoso gioca una partita sontuosa, piena di compiti e responsabilità. Partecipa alla costruzione, accompagna l’azione e al 90′ va a saltare nell’area dell’Atalanta trovando di testa l’1-1. Tre minuti più tardi arriva il gol di Soulé. Il suo pareggio trasforma l’assalto finale della Roma in una rimonta completa. Onnipresente.

Raimondo e Kvernadze: la meglio gioventù ciociara

A Frosinone comandano i ragazzi. Antonio Raimondo, 22 anni, rifila due gol al Venezia nel primo tempo, dopo averne segnati altri due alla Fiorentina nella giornata precedente: quattro reti nelle ultime due partite. I veneti risalgono fino al 2-2, ma quando sembra tutto da rifare spunta Giorgi Kvernadze, 23 anni, che all’83’ firma il 3-2. Giovani, affamati e già decisivi: la meglio gioventù ciociara ha preso sul serio la Serie A.

Cissè: giovane, italiano e senza paura

Alphadjo Cissè entra al 61′ e sette minuti più tardi porta avanti il Milan allo Stadium. Controllo dentro l’area, rientro sul destro e rasoterra alle spalle di Vicario. A 19 anni e 319 giorni diventa anche il più giovane giocatore del Milan a segnare nelle sue prime due trasferte di Serie A nell’era dei tre punti. Servivano giovani? Servivano giovani italiani? Servivano ragazzi capaci di puntare l’uomo senza paura? Bene, eccolo. Alphadjo Cissè, insieme al coraggio di Ruben Amorim, ne vedremo delle belle.

Lobotka: finché c’è lui il Napoli vive

Quando Stanislav Lobotka lascia il campo al 79′, il Napoli è ancora avanti 2-1 a San Siro. Finché c’è lui, gli azzurri tengono ordine, tempi e distanze. Tre minuti dopo Thuram pareggia, al 91′ Lautaro completa la rimonta. Lobotka esce e il Napoli si sfilaccia: meno pulizia in uscita, meno controllo del pallone, meno capacità di abbassare il ritmo quando l’Inter aumenta la pressione. Finché c’è lui, il Napoli vive. Quando esce, perde la bussola.

Balerdi: esordio all’Olimpico senza paura

Leonardo Balerdi entra al posto di Ndicka con la Roma sotto contro l’Atalanta. Gasperini gli chiede di difendere in avanti e il centrale argentino risponde alzando la linea, andando forte nei duelli e mangiandosi letteralmente Krstovic. Alla prima all’Olimpico gioca come se fosse alla sua decima stagione in giallorosso. Il Gasp ha trovato un altro capitano. Balerdi ha fame, e il suo cibo preferito sembrano essere gli attaccanti.

Lontani: il primo gol non si scorda mai

Simone Lontani: 18 anni “e il cuore pieno di paura” direbbe qualcuno. Entra dalla panchina e al 60′ firma l’1-1 del Parma contro il Monza. Primo gol in Serie A, primo punto stagionale per gli emiliani e nessuna voglia di aspettare il proprio turno. In mezzo a doppiette, big e nomi da copertina, e in un Parma sbiadito, spunta lui e si prende la scena con una giocata che vale molto più di un semplice pareggio. Il primo gol non si scorda mai. Se poi regala anche il primo punto, ancora meno.

Arbitri e VAR: finalmente si gioca!

Anche gli arbitri entrano tra i promossi. Spesso li critichiamo e raccontiamo di una classe arbitrale mediocre, ma in queste prime giornate il VAR ha occupato meno spazio e si è visto un tentativo più netto di uniformare il metro sui contatti, soprattutto sui falli di mano, e di ridurre le interruzioni. Lo stesso Gattuso, dopo Udinese-Lazio, ha fatto pubblicamente i complimenti alla classe arbitrale per il ritmo delle gare e per la riduzione di sceneggiate e perdite di tempo. Gli errori ci sono e ci saranno, perché errare è umano ma perseverare è diabolico, e per il momento nessuno sembra perseverare. Bene così, per tutti.

Amorim: zero alibi in conferenza

Il Milan subisce il pareggio della Juventus al 92′, ma Ruben Amorim nel dopopartita evita di sviolinare come spesso accade il repertorio degli alibi. Il tecnico rossonero riconosce i limiti della prestazione: “Noi non meritavamo di vincere, la Juve non meritava di perdere: c’è ancora tanto lavoro da fare, non abbiamo giocato bene”. Cambio di mentalità.

I flop della giornata: Fiorentina in burnout, Juve, cercasi numero 9 e Genoa in caduta libera

Fiorentina e Paratici: il calcio non è una collezione di figurine

La bocciatura più forte riguarda Fiorentina e Fabio Paratici. Il club ha rivoltato la rosa con 13 acquisti e circa 130 milioni di euro investiti. Risultato? Tre sconfitte, un gol segnato, nove subiti e l’esonero di Fabio Grosso dopo appena tre giornate. Al suo posto è tornato Paolo Vanoli, l’allenatore che aveva salvato la Fiorentina nella scorsa stagione e che a giugno era stato salutato perché “non adatto al nuovo progetto tecnico”.

Il calcio, però, non è un album di figurine. Puoi comprare e aumentare il talento della rosa, ma senza leader, gerarchie, coerenza e una linea tecnica riconoscibile rischi semplicemente di mettere insieme un accozzaglia di individualità che faticano ad essere squadra. E soprattutto, sottolineiamo: un allenatore non si manda via dopo 270 minuti, a maggior ragione se gli hai appena consegnato un cantiere aperto e uno spogliatoio da assemblare.

Questo non assolve Grosso. Le responsabilità del tecnico sono evidenti e contro il Torino la sostituzione di Mastantuono all’intervallo per inserire Gnonto fotografa bene lo stato confusionale delle ultime ore sulla panchina viola. Ma concedergli solo tre giornate per costruire automatismi, equilibri e gerarchie dopo una rivoluzione estiva significa aver bocciato il progetto praticamente mentre lo si stava ancora sviluppando. Si parla di una lite, magari si, magari no, però.

E poi c’è Vanoli. Lo mandi via a giugno e dopo tre partite richiami proprio l’uomo che avevi deciso di superare. Qual è il messaggio? Che il nuovo progetto è già fallito? Che quello vecchio era migliore? Che serviva davvero cambiare tutto? Che l’obiettivo è la salvezza? Più che una correzione, sembra un cortocircuito. Che confusione sarà perchè? chi lo sa. 

Kolo Muani: il 9 della Juventus deve fare gol

La Juventus gioca, costruisce, arriva negli ultimi metri. Poi cerca il suo numero 9. Randal Kolo Muani contro il Milan c’è, ma quasi non si vede. E il problema comincia a diventare serio. Il francese arriva da due anni vissuti a strappi e da una stagione al Tottenham chiusa con appena 5 gol in 41 presenze complessive, uno solo in Premier League. Adesso la Juventus gli ha consegnato davvero il centro dell’attacco e dopo tre giornate il tabellino recita zero gol. Dietro c’è Nick Woltemade, arrivato dal Newcastle dopo un’annata tutt’altro che travolgente: 11 gol in 53 partite, di cui otto in Premier.

La domanda è semplice: chi segnerà in questa Juventus? Kolo Muani deve ritrovare il giocatore esploso a Francoforte, Woltemade deve dimostrare che Newcastle è stato solo un passaggio a vuoto. Perché alla fine, il numero 9 (specialmente in squadre come la Juventus) deve fare una cosa soprattutto: gol.

Marcandalli, Ostigard e Bijlow: la difesa colabrodo del Genoa

Il Genoa passa contro il Como e poi incassa quattro gol in casa. Marcandalli perde riferimenti e duelli, Ostigard soffre soprattutto Diao e Bijlow conferma che a Marassi avere un portiere affidabile sta diventando quasi un tabù. E poi c’è il povero De Rossi. Come spesso accade da quelle parti, e come è successo a chi lo ha preceduto, gli si chiedono miracoli. L’anno scorso li ha fatti. Ma se ogni estate vendi, vendi ancora e poi compri chi? Il Genoa ha fatto probabilmente il peggior mercato della Serie A. Può andarti bene una volta, due, magari anche tre. Poi la fortuna cambia strada e cerca porti più sicuri. Male, male.

Badiashile: qualcuno ha visto passare Thuram?

Benoit Badiashile entra all’80’ in Inter-Napoli con gli azzurri ancora avanti 2-1. Esordio in pieno stile Allegri: dentro un difensore per reggere l’assalto dei campioni d’Italia e portare a casa la pagnotta. Due minuti dopo Carlos Augusto crossa dalla sinistra, Thuram gli prende posizione e tempo e segna il gol del pareggio. Sipario. Fine.

Moreira: è il secondo acquisto più costoso della sessione estiva di Serie A?

Diego Moreira, chi sei davvero? Ala, quinto, esterno di centrocampo, all’occorrenza terzino. Amorim dice di vederlo soprattutto sulla fascia destra, ma alla prima da titolare in Serie A il belga lascia più domande che risposte. Il Milan ha investito una cifre enorme per un ragazzo di 22 anni che viene dal modesto Strasburgo e che ha chiuso la modesta Ligue 1 con 4 gol e 6 assist.

Parte titolare allo Stadium, prova a puntare l’uomo ma perde tutti i palloni e fatica a trovare una posizione nella quale fare davvero male. Al 61′ Amorim lo toglie. Entra Cissè e sette minuti dopo il Milan segna. Cattiveria del calcio, certo, ma il confronto è inevitabile. Moreira è davvero pronto per fare la differenza in Serie A? È un esterno offensivo? Un quinto? Può valere quella cifra? Dopo una partita sarebbe folle dare sentenze. Ma una cosa si può dire: buona la prima? Proprio no.

Scamacca e Krstovic: l’attacco della Dea va in folle

Davanti, l’Atalanta non esiste. Gianluca Scamacca passa il primo tempo a capire dove fosse senza mai entrare in partita e lascia il campo dopo una sola conclusione, dalla pericolosità di una carezza per Svilar. Entra Nikola Krstovic, porta un po’ più di movimento ma si divora davanti al portiere la palla dello 0-2. Fine del repertorio.

Contro una Roma che concede qualcosa e lascia campo, i due centravanti della Dea fanno troppo poco. Uno evapora, l’altro spreca l’unica occasione che poteva cambiare la partita. Attacco evanescente, presenza minima, pericolosità quasi zero. Se questo deve essere il peso offensivo dell’Atalanta, Sarri avrà un bel lavoro da fare.

Barella: più fortunato che bravo

Nicolò Barella finisce tra i Flop per un episodio preciso. Sul gol dello 0-1 l’Inter sbaglia in costruzione e il centrocampista non riesce a ripulire il pallone dopo la prima conclusione di Alisson. Politano raccoglie e al secondo tentativo batte Martinez. L’Inter ribalterà tutto, ma l’errore di Barella consegna al Napoli il vantaggio in una partita fino a quel momento controllata dai nerazzurri.

Lucca: il confronto con Hojlund è impietoso

Lorenzo Lucca entra al 72′ al posto di Hojlund. Tra i due non c’è una differenza, c’è un abisso. Il danese aveva dato profondità, presenza e anche il gol dello 0-2; Lucca invece entra quando il Napoli avrebbe bisogno di qualcuno capace di tenere palla, far respirare la squadra e sporcare l’assalto dell’Inter. Non succede quasi mai. Pochi palloni giocati bene, poca protezione, poca presenza. All’89’ mette comunque dentro un pallone interessante su cui Anguissa manca il 3-2, ma per il resto l’impatto è minimo. Hojlund aveva acceso il Napoli, Lucca lo spegne.

Anguissa: la storia non si fa con i se

Frank Zambo Anguissa all’89’ ha sul piede il 3-2 del Napoli. Lucca rimette il pallone in mezzo, lui arriva a pochi passi dalla porta e sembra già fatta. Invece no. L’occasione vale addirittura 0,93 Expected Goals: praticamente un gol già scritto. Due minuti dopo, dall’altra parte, Lautaro fa quello che Anguissa non è riuscito a fare e firma il 3-2 dell’Inter. Il centrocampista del Napoli aveva anche giocato una buona partita, ma il calcio a volte è spietato e non ha memoria. Se Segni lì cambia tutto. Sbagli, Lautaro segna e la storia prende un’altra strada.

Le partite alle 15: con questo caldo è una follia

Settembre è iniziato con temperature che hanno già costretto Lega Serie A e AIA ad allungare da un minuto e mezzo a due minuti i cooling break delle partite pomeridiane. Eppure Fiorentina-Torino, Frosinone-Venezia e Parma-Monza sono state comunque giocate alle 15.

Va bene la televisione, va bene il calendario, va bene tutto. Ma a un certo punto bisogna fermarsi. Non si può mettere a rischio la salute dei giocatori e non si può chiedere ai tifosi di pagare un biglietto per poi sciogliersi sugli spalti sotto il sole. Se servono pause più lunghe per riuscire a finire una partita, forse il problema non è la durata del cooling break. Il problema è che a quell’ora, con quelle temperature, semplicemente non si dovrebbe giocare.

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