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Sport
Serie A, tifosi o stadi vuoti? Ecco il "passaporto sanitario" anti-contagio
Kylian Mbappé sugli spalti insieme ai pochi tifosi presenti nella finale di Coppa di Lega francese tra Psg e Lione (LaPresse)

Di Lorenzo Pastuglia (@pastu_jami22)

Il salvabile è stato salvato, ora bisognerà capire cosa accadrà in futuro. La Serie A è andata in vacanza dopo il tour de force tra 20 giugno al 2 agosto: la bellezza di 13 giornate di campionato giocate ogni tre giorni. Per i giocatori una gran fatica, soprattutto ai muscoli; per società, Figc e Lega di A uno sforzo necessario sia per via degli accordi sui diritti tv con i broadcaster stranieri e italiani (Sky e Dazn trasmettono le parte del campionato italiano) che per compensare le perdite lasciate dal Covid. Ora un po’ di relax sotto l’ombrellone, per godersi gli ultimi scampoli di un’estate che volge al termine, poi dal 19-20 settembre inizia il nuovo campionato. Con un dubbio principale: potrà tornare un numero ridotto di tifosi allo stadio o si inizierà come si era finito, con giocatori, staff, dirigenti, raccattapalle e addetti alla sicurezza unici presenti dal vivo allo stadio? 

Andare allo stadio non sarà più come prima

Se nell’ultimo tavolo di questo finesettimana il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha affermato di voler concedere ai presidenti delle Regioni, nel prossimo Dpcm, il diritto di valutazione per far rientrare allo stadio un numero contingentato di spettatori; il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha definito l’ipotesi riapertura “molto ottimistica per settembre, anche se prima o poi ci arriveremo”. Insomma, al di là della tempistica e delle visioni al momento contrastanti, quello che è sicuro è che per un bel po’ di tempo assistere a una gara dal vivo non sarà più come prima. Un po’ come per la mascherina quando si va al supermercato, probabile ci saranno controlli approfonditi prima di entrare negli impianti. 

Inter-Lazio Il riscaldamento dell'Inter nel march contro la Lazio, sullo sfondo i tifosi a San Siro (LaPresse)

Ma che soluzioni si possono trovare? Il quotidiano Le Monde riporta alcune idee focalizzandosi sulla Ligue 1 di Francia, che ha riaperto gli stadi a pochi spettatori, come accaduto per Coppa di Francia e Coppa di Lega francese vinte entrambe dal Psg contro Saint-Étienne e Lione. Se a Nizza il presidente dell’Ogc, Jean-Pierre Rivère, deve fare i conti con il decreto della prefettura che vieta riunioni per più di 2.500 persone (il limite massimo di assembramento totale in città è di 5mila); il Monaco sta partecipando allo sviluppo di un “passaporto sanitario dematerializzato” che, oltre a fungere da assicurazione sullo stato di salute dei giocatori durante le partite, potrebbe contribuire “al ritorno dei tifosi negli impianti da gioco con tutte le condizioni sanitarie rispettate”, come commenta il manager del progetto, Jeremy Cottino.

Lluis Til-PérezIl medico dell'As Monaco, Lluis Til-Pérez

L’app Certus e la tecnologia Blockchain

Si chiama ‘Certus’ ed è progettata dalla società svizzera Sicpa. L'applicazione permette ai tifosi già dichiarati negativi a un precedente controllo medico di inviare i risultati a sistema tramite un Sms, un’email o un codice QR: un modo più veloce per poter entrare in sicurezza allo stadio, “e per togliere incertezza ai dati, proteggendoli perché sensibili”, spiega Philippe Gillet, responsabile scientifico di Sicpa e professore dell’Istituto federale di Tecnologia a Losanna. Come? Utilizzando la tecnologia Blockchain, “che permetterà di scambiare dati sulla salute dei giocatori in riservatezza conoscendo già lo stato di quelli della squadra avversaria”, aggiunge il direttore medico del Monaco, Lluis Til-Pérez. “L'idea - dice - è quella di provare a rendere gli altri club consapevoli di questo approccio, in modo da poterne discutere con gli organizzatori del campionato”.

Juve-Milan Coppa ItaliaJuve-Milan prima del match Coppa Italia, in un'Allianz Stadium 'deserto' (LaPresse)

Spunti per riflettere

Se in Italia ci si sta ancora attenendo alle norme di sicurezza con le quali si è disputato il finale della Serie A 2019-20, in Francia la Professional Football League (Lfp) ha inviato due protocolli medici al ministero della Salute sul tema della riapertura degli stadi, che dovrebbero essere discussi nei prossimi giorni in vista dell’inizio del prossimo campionato (inizierà il 22 agosto). Con dentro, naturalmente, anche la proposta dei “passaporti sanitari”. Una ipotesi che stuzzica anche in Premier League, tanto che l’ad della massima divisione di inglese, Richard Masters, ha detto al Times di essere ansioso “di scoprire come si possa sostenere lo sviluppo di questo tipo di passaporti. Perché il calcio non è calcio senza tifosi”. Un’idea che anche il calcio italiano dovrebbe tenere in considerazione. Troppo importante un ritorno dei fan allo stadio: sia in fatto di bellezza e carica d’adrenalina durante i match, sia per ricavi economici di club, Lega e Figc. Perché non bastano i 236,5 milioni di euro stanziata dall’Uefa per il programma di finanziamento HatTrick*, in aiuto alle 55 federazioni colpite dalle perdite economiche da Covid. La società di consulenza Deloitte, infatti, ha parlato a maggio di una Serie A colpita da un rosso di 200 milioni. Settecentoventi se il campionato non fosse ripartito come in Francia, Paese dove stima un miliardo di perdite dovuto allo stop definitivo, come ha riportato uno studio del marchio EY. Troppi per poter continuare a lungo con stadi vuoti e 0 tifosi. Occorrono nuove misure, per tornare a esultare in sicurezza a un gol della propria squadra del cuore e per evitare il rischio di un nuovo stop che comporterebbe (stavolta sì) guai molto più seri alle finanze di club e federazioni.

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