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“Quel calciatore ha stuprato: o noi o lui”. Aut-aut degli sponsor allo Sheffield

“Quel calciatore ha stuprato: o noi o lui”. Aut-aut degli sponsor allo Sheffield
Ched Evans è un calciatore condannato per stupro. Ha scontato la sua pena e il club inglese gli ha concesso di tornare ad allenarsi. Ma gli sponsor minacciano di rompere gli accordi commerciali

Questa è una storia di sport, cronaca nera e marketing. Ched Evans è un calciatore inglese di 25 anni. Quando ne aveva 23, è stato condannato per aver stuprato una ragazza di 19 anni. Evans, che si è sempre dichiarato innocente, sconta la sua pena. Tornato in libertà e la sua vecchia squadra è pronta a riaccoglierlo. Nonostante tutto. 

E così lo Sheffield United, club che milita nell’equivalente inglese della nostra Lega Pro ma con un passato illustre, apre uno spiraglio. L’11 novembre, Evans torna a indossare la maglia bianca e rossa. Anche se solo in allenamento. Ma a complicare i piani della società, sono scesi in campo gli sponsor. John Holland, il marchio che compare sul petto dei calciatori, e DBL Logistics hanno imposto un aut-aut: cacciare per sempre Evans o rinunciare ai soldi della sponsorship. Un comportamento sul quale ha pesato una opinione pubblica contraria alla riammissione di Evans e una raccolta firme con 160 mila adesioni.  

La John Holland ha fatto sapere di essere un’azienda “fondata sui valori della famiglia” che “non può giustificare in alcun modo la violenza sulle donne”. La DBL Logistics ritiene il suo impegno economico “incompatibile con un club che impiega uno stupratore”.   

Lo Sheffield, nonostante la protesta di alcuni dirigenti, ha provato a mediare. Afferma di non avere al momento la volontà di riammettere in rosa Evans. Sostiene che gli allenamenti serviranno solo a fargli ritrovare una forma accettabile per poi tornare a giocare. Altrove. Vincerà il potere dello sponsor?

twitter@paolofiore