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AI e lavoro, Butti ad Affaritaliani: “Non solo materie STEM, ecco perchè avremo sempre più bisogno di umanisti e filosofi” – VIDEO

Affaritaliani presente al Digital Innovation Forum di Cernobbio. Intervista a Alessio BUtti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica

AI e lavoro, Butti ad Affaritaliani: “Non solo materie STEM, ecco perchè avremo sempre più bisogno di umanisti e filosofi” – VIDEO

Non soltanto ingegneri, matematici e fisici: nel futuro dell’intelligenza artificiale ci sarà sempre più spazio anche per filosofi ed esperti d’arte. È quanto sostiene Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, intervistato da Affaritaliani in occasione del Digital Innovation Forum di Cernobbio (Como). Dalla Physical AI alla robotica, passando per la Gigafactory AI, il futuro del lavoro, la responsabilità umana e i rischi legati ai deepfake: ecco l’intervista integrale.

L’Intervista al Sottosegretario alla Presidenza del consiglio Alessio Butti

In occasione dell’assemblea di Assolombarda, la Presidente del Consiglio ha parlato molto di intelligenza artificiale e, a un certo punto, ha posto l’accento su quello che è il Physical AI come nuova frontiera dell’industria e ha rimarcato che l’Italia ha un grande vantaggio competitivo su questo grazie alla sua tradizione manifatturiera. Secondo lei, come possiamo trasformare questo vantaggio in un punto di forza e quali sono gli investimenti su cui dobbiamo puntare in questo senso?

“Premesso che, ancora una volta, la Presidente ha tracciato una rotta, abbiamo la fortuna di disporre già di un dispositivo legislativo, la legge 132 del 2025, che di fatto prevede anche il passaggio dall’intelligenza artificiale generativa a quella agentica e a quella fisica. Il Governo ha dato anche un’impronta concreta a questo percorso con il progetto della Gigafactory AI, sul quale è seriamente impegnato, con l’ambizione di centrare l’obiettivo più ambizioso: quello della dimensione large. La robotica è un ambito dell’intelligenza artificiale fisica e ha ragione la Presidente del Consiglio quando dice che abbiamo una filiera produttiva e manifatturiera di straordinaria qualità e valore, che cerca soltanto una regia, cioè una mano che possa aiutarne lo sviluppo. Queste tecnologie si possono realizzare anche in Italia, ma occorre evidentemente investire”.

Sul tema della robotica, il sottosegretario sottolinea anche la necessità di individuare chiaramente le responsabilità dei sistemi di intelligenza artificiale che operano in autonomia: “Dobbiamo capire che tipo di delega stiamo dando a un agente di intelligenza artificiale che agisce in autonomia e se siamo nella condizione di richiamare quella delega in qualsiasi momento o comunque di orientarla. È un fatto tutt’altro che scontato, che va disciplinato e controllato. Abbiamo bisogno di identificare il robot lungo tutta la sua catena di produzione, dall’ideazione alla progettazione, fino alla realizzazione e alla commercializzazione, perché, se qualcosa non va per il verso giusto, dobbiamo poter individuare la responsabilità umana. Lo stesso principio vale per l’AI agentica. Dobbiamo fare in modo di identificare gli agenti di intelligenza artificiale attraverso un codice identificativo che ci consenta, in qualsiasi momento, di risalire all’uomo responsabile di quel singolo processo”.

Quando si parla di intelligenza artificiale è inevitabile soffermarsi sul mercato del lavoro. Da qui ai prossimi anni, qual è secondo lei la competenza che verrà più richiesta dal mercato e quali sono le professioni che si trasformeranno maggiormente?

“Dico una cosa un po’ eretica, nella quale però credo tantissimo. Penso che accanto alla formazione STEM, quindi ai matematici, ai fisici, agli ingegneri e quant’altro, dovranno esserci sempre più professionisti di materie umanistiche. Il filosofo, l’esperto di arte. Dobbiamo creare, già nella fase di input, un controllo della qualità dei dati. Ecco perché non possiamo affidarci esclusivamente al matematico o al fisico: abbiamo bisogno anche di competenze sulla qualità del dato. Il sogno, molto romantico, sarebbe quello di far lavorare tutti quanti insieme. Ed è un sogno che può trovare realizzazione concreta”. Butti insiste poi sulla necessità di una formazione continua, capace di accompagnare i lavoratori anche dopo la conclusione del percorso scolastico e universitario: “Per far questo bisogna ripensare la formazione, dalle elementari fino all’università, come stanno già facendo i colleghi di Governo competenti. Ma la formazione non può limitarsi al percorso scolastico: dovrà continuare. Quando sentiamo parlare di upskilling e reskilling, sembra qualcosa da fare una tantum. Invece la formazione, ahimè o per fortuna, dovrà essere costante nel tempo. Per questo bisogna attrezzare la pubblica amministrazione e il mondo delle imprese, e su questo stiamo lavorando”.

E sul pericolo deepfake, il Governo come sta operando?

“Sarebbe bello costituire una sorta di denominatore comune valoriale a livello globale, ma, vista la situazione geopolitica, mi sembra difficile. Recentemente, a Ginevra, durante un evento ONU sull’intelligenza artificiale, abbiamo affrontato in profondità il tema. È chiaro che occorre intervenire attraverso strumenti legislativi per sanzionare questi comportamenti. L’articolo 26 della nostra legge, la 132 del 2025, prevede da uno a cinque anni di detenzione per chiunque alterasse contenuti naturali con l’intelligenza artificiale. Credo che tutti dobbiamo cogliere l’opportunità di denunciare quello che accade e che evidentemente non dovrebbe accadere. Ma la possibilità di difenderci c’è”.

Guardando a tutti questi anni, a tutto l’operato del Governo, qual è secondo lei l’elemento o l’obiettivo più significativo che siete riusciti a portare a casa?

“La legge sull’intelligenza artificiale è estremamente importante. Con questa abbiamo agevolato la sperimentazione utilizzando i dati, in particolare nella sanità, ma il discorso vale anche per altri settori produttivi. In sanità questo tipo di sperimentazione e di ricerca è fondamentale perché, abbinato al quantum, potrà accelerare, ad esempio nella farmacologia, la realizzazione di nuove molecole e di nuovi farmaci che possono salvare tante vite. Naturalmente bisogna controllare e verificare tutto attraverso le regole di cui parlavamo prima. Alla fine è sempre l’uomo che decide. Un altro grande risultato è quello che il Governo sta realizzando sulle tecnologie computazionali. Realizzare macchine in grado di risolvere problemi a una velocità straordinaria è la scommessa del futuro. Su questo l’Italia e l’Europa possono giocare una carta importante e sedersi al tavolo da primus inter pares”.

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