Contratto in scadenza il 31 dicembre, richiesta di maggiore pluralismo e una porta socchiusa verso altri lidi. Più che un addio, per ora è il trailer della prossima stagione.
L’ultimatum è ormai un genere televisivo
A Cortina, durante la manifestazione Una Montagna di Libri, Enrico Mentana ha indicato due strade: una La7 capace di allargare il proprio pubblico oppure un futuro professionale altrove. Il direttore del Tg, alla guida della testata dal 2010, non contesta gli ascolti: contesta il rischio che l’identità della rete diventi uniforme, con talk e approfondimenti troppo riconoscibili politicamente. Un concetto già espresso a Dogliani, quando aveva descritto La7 come una nuova Rai3, osservando che un elettore di centrodestra difficilmente potrebbe sentirsi “a casa”.
Insomma, più che rompere il contratto, Mentana sembra voler rompere il palinsesto. E lo fa con una tecnica che la televisione conosce bene: annunciare che forse si va via per vedere chi, nel frattempo, corre a chiudere la porta.
Cairo, il rinnovo e il telecomando
Urbano Cairo, da parte sua, non ha preparato champagne e penna stilografica: ha ricordato che i contratti si firmano e che il rinnovo non si fa sulla parola. La scadenza resta fissata a fine anno e la partita è aperta. Intorno circolano ipotesi di altri approdi, compreso un possibile ritorno nell’orbita Mediaset, dove Mentana costruì il Tg5 e dove le porte, almeno a parole, non risulterebbero sprangate. Mentana, intanto, assicura di sentirsi ancora giovane. A 71 anni, nella televisione italiana, la frase non è nemmeno così temeraria: c’è chi a quell’età comincia appena la carriera da opinionista fisso.


