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Turismo: Italiani più poveri ma non rinunciano al viaggio

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Oggi la tendenza è di fare, quando si può, un viaggio, perché è qualcosa a cui non si può rinunciare. Spesso, purtroppo, quello resta l’unico dell’anno” il commento di Flavia Coccia, coordinatore della Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia e direttore operativo dell’Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), nell’intervista rilasciata al portale marketingdelterritorio.info in merito al Rapporto sui viaggi e vacanze effettuati in Italia e all’estero dagli italiani nel 2012 realizzato dall’Istat. Nel 2012 i viaggi con pernottamento hanno visto una flessione del 5,7% rispetto all’anno precedente, in particolare i viaggi degli italiani verso mete nazionali registrano un calo dell’8%, mentre per l’estero mostrano una sostanziale stabilità. Il quadro presentato il mese scorso fotografa, vista la situazione economica contingente, uno scenario non dei più confortanti.

Dal turismo d’arte, alla promozione verso i paesi BRICSper l’Italia come meta turistica è fondamentale anche insistere sulle realtà che già ci conoscono, come il Nord Europa”, al turismo religioso, tema di grande attualità in vista del Conclave “il pontificato di Ratzinger, ha contribuito a riconsolidare il mercato tedesco su Roma, un Papa proveniente da un altro Paese accende i riflettori sull’Italia”. Questi i punti principali affrontati da Flavia Coccia che con l’Isnart, svolge un ruolo fondamentale nel panorama del turismo italiano “Come Struttura di missione e d’accordo con il Ministro per il turismo e lo sport Piero Gnudi, abbiamo lanciato una campagna per spingere gli Italiani a conoscere il nostro territorio”.

Sono in calo i viaggiatori italiani, il trend è quello di fare un viaggio, che spesso però rimane anche l’unico. Territorio ricco di proposte e possibilità, quello italiano, che deve “mantenere la posizione” nei confronti delle mete esotiche ponendo l’accento sul prezzo giusto: “In Italia i prezzi sono calati negli ultimi anni del 20-30% e ora sono corretti. Abbassarli ulteriormente vorrebbe dire rischiare di causare il default del sistema turistico perché i costi sostenuti sono obiettivi”.