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Finanza

Presentato a Helsinki in occasione di Arctic15 un nuovo Monitor di Startup Europe Partnership (SEP). L'analisi si concentra sulle “scaleup” ICT di 5 paesi nordici - Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia - e dimostra che gli investimenti, in questo giovane ecosistema, stanno dando i loro frutti.

Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge Foundation, così definisce una scaleup: “Se si assume - adottando lo stesso approccio che Steve Blank usa nel definire le startup - che le fasi di vita di una impresa siano, in gran parte, determinate dalla principale sfida che hanno di fronte, possiamo definire una scaleup come un’impresa operante in ambiti innovativi che vive una fase di crescita e di espansione e il cui sviluppo passa attraverso accordi strategici con grandi imprese. Quindi i punti chiave che caratterizzano una scaleup (a differenza di una startup) sono crescita dimensionale e validazione di mercato. Gli indicatori di riferimento per valutare una scaleup sono: copertura del mercato, fatturato, valore aggiunto e/o numero di dipendenti”.

In realtà questi fattori non sono di facile identificazione nel caso di società non quotate. Spesso si fa riferimento ad altri parametri come i capitali raccolti.

SEP ha identificato 430 scaleup ICT che hanno raccolto un totale di oltre 6.5 miliardi di dollari in investimenti, l’84% dei quali da fondi di venture capital e il 16% dal mercato azionario. In media, nei paesi nordici si registra 1.6 scaleup ogni 100,000 abitanti, 2 volte e mezzo il rapporto esistente nel Regno Unito, circa 6 volte quello dell’Europa continentale (Germania e Francia) e 9 volte quello del sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna). 

Lo 0.5% del PIL dei paesi nordici è stato investito in scaleup contro lo 0,42% registrato nel Regno Unito, lo 0.15% nell’Europa continentale e lo 0.06% nell’Europa meridionale. L’ecosistema delle scaleup dei paesi nordici è relativamente giovane: oltre il 60% delle scaleup rilevate è stato fondato dopo il 2010. Il Gaming è l’ambito più performante dell’intero ecosistema dei paesi nordici, il Software è il più affollato, il Fintech il più efficiente in termini di capitale medio raccolto.

Negli ultimi 5 anni, 205 startup hanno raggiunto la exit attraverso acquisizioni. Il 40% è stato realizzato da aziende americane, trend in linea con quanto accade negli altri paesi europei. Tuttavia, a sorpresa, un altrettanto 40% è stato chiuso da aziende locali.

“I paesi nordici hanno messo l'innovazione al centro della propria politica industriale. Questi dati non devono stupirci più di tanto. Sono Paesi, con una struttura industriale e un PIL molto più ridotti del nostro, che tuttavia hanno maggiore capacità propulsiva di generare aziende di successo. Ciò dimostra che nel momento in cui si applicano delle politiche strutturali volte al supporto dell'innovazione i risultati con il tempo arrivano - ha commentato Alberto Onetti – L’Italia non esce tuttavia ridimensionata da questo confronto. Paga semmai il fatto di essere partita in ritardo: l'attenzione per il mondo dell'innovazione e delle startup è un fenomeno recente e solo ora iniziamo a raccogliere i primi risultati di ciò che abbiamo seminato negli ultimi anni. Casi come Mosaicoon, Facilitylive, Pizzabo o Vislab dimostrano che anche in Italia possano nascere giocatori con ambizioni internazionali”.

Il 3% (12) delle scaleup si è rivelato essere in realtà costituito da "scaler", vale a dire scaleup che sono riuscite a raccogliere oltre 100 milioni di dollari di finanziamento. Queste sono Supercell e Blyk (Finlandia); Spotify, King.com, Klarna, iZettle, Tobii (Svezia); Zendesk, Momondo, Tradeshift, Trustpilot (Danimarca); Thin Film Electronics (Norvegia). E hanno raccolto quasi la metà (45%) del finanziamento totale messo a disposizione delle aziende nordiche.

Se aggiungiamo alle scaler le scaleup che hanno ricevuto oltre 20 milioni di dollari di finanziamento, scopriamo che il 15% delle scaleup nordiche (3% >$100M, 3% $50-100M, 9% $20-50M) ha raccolto il 75% (45%, 14%, 17%, rispettivamente) dei fondi totali rilevati nell’intera regione.

Il settore più attrattivo per le acquisizioni è risultato quello delle Software Solutions, con un peso del 24% sul totale delle attività M&A rilevate dal Monitor SEP. Altri settori “caldi” risultano E-Commerce (10%), Gaming (8%), Digital Media e Mobile (6% ciascuno).  20 scaleup si sono infine rivelate “dual company”, ovvero startup che hanno trasferito il proprio quartier generale all’estero pur mantenendo significative attività operative nella propria terra natale. Nella maggior parte dei casi (75% del totale) si sono trasferite negli Stati Uniti, più nello specifico in Silicon Valley.

Paolo Brambilla

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