Il presidente del Consiglio regionale del Veneto richiama la necessità di una norma che faccia chiarezza e tuteli i malati
Luca Zaia torna sul tema del fine vita e richiama la necessità di una legge nazionale che possa fare chiarezza e garantire una piena tutela dei malati. “Penso che vadano rispettate le posizioni di tutti. Però dobbiamo ricordarci che in questo Paese manca una legge nazionale sul fine vita, che faccia finalmente chiarezza e tuteli completamente i malati. Questa legge va varata”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale del Veneto in un’intervista al quotidiano Il Giornale.
Zaia ha richiamato anche i dati relativi al Veneto: “In Veneto, 5 milioni di abitanti, ci sono state 31 domande, solo 3 autorizzate”. Il presidente del Consiglio regionale si è soffermato anche sulle recenti parole del Papa. “Lui è il Papa, cioè il rappresentante di Dio in terra, non può che dire quello che ha detto. Le aveva già dette Papa Francesco. Che però aveva iniziato a introdurre il tema della rinuncia all’accanimento terapeutico”, ha spiegato Zaia.
Secondo Zaia, anche nella sospensione dell’accanimento terapeutico è presente una decisione relativa alla durata della vita di una persona. Il presidente ha quindi ricordato il ruolo delle cure palliative, che generalmente accompagnano il paziente nella fase terminale, sottolineando però che non tutti i pazienti scelgono di richiederle, preferendo restare coscienti fino alla fine della propria vita.
Zaia ha infine richiamato la legge approvata il 22 dicembre 2017 sulle Disposizioni anticipate di trattamento, il cosiddetto testamento biologico. “Questa legge mi permette di andare dal notaio e stabilire che, nel momento in cui non sono più in grado di decidere sulla mia vita, intendo rinunciare alla alimentazione forzata, ad alcuni farmaci, alle cure intensive come la ventilazione meccanica. Il mondo è completamente cambiato”, ha concluso.


