Le temperature estreme di questa estate 2026 non pesano soltanto su cuore, pressione e respirazione. Secondo gli specialisti aumentano anche le crisi legate alla salute mentale: in alcuni Pronto soccorso gli accessi per problemi psichiatrici risultano cresciuti fino al 20%. Sotto osservazione soprattutto le persone già fragili.
Il termometro sale e, a quanto pare, non soffre soltanto il fisico. Il caldo estremo può diventare un detonatore anche per la salute mentale, aggravando condizioni già esistenti e rendendo più difficile mantenere un equilibrio psicologico. Gli specialisti di Simeu e Siep, le società scientifiche dell’emergenza-urgenza e dell’epidemiologia psichiatrica, segnalano in alcuni Pronto soccorso italiani un incremento fino al 20% degli accessi per disturbi psichiatrici rispetto a tre anni fa.
Un fenomeno che si inserisce in un’estate durante la quale gli ospedali delle grandi città hanno già registrato aumenti complessivi degli accessi legati alle ondate di calore.
Ansia, depressione e crisi psicotiche: quando l’afa diventa un moltiplicatore
Le temperature elevate non “creano” automaticamente un disturbo psichiatrico, ma possono accentuare ansia, alterazioni dell’umore, insonnia e irritabilità, fino a favorire, nei soggetti più vulnerabili, scompensi psicotici, crisi depressive e comportamenti autolesivi. Anche per questo il Ministero della Salute ha inserito la sorveglianza degli accessi ai servizi di salute mentale tra gli aspetti da monitorare durante le emergenze caldo.
Il problema riguarda soprattutto chi parte già da una condizione di fragilità: persone sole, anziani, pazienti con patologie psichiatriche e chi vive in abitazioni poco isolate o senza climatizzazione. Il caldo, insomma, non colpisce tutti allo stesso modo: anche il disagio sociale diventa un fattore di rischio.
Psicofarmaci, assolutamente vietato il fai-da-te
C’è poi il capitolo terapie. Alcuni farmaci con effetto anticolinergico possono interferire con la capacità dell’organismo di disperdere calore attraverso la sudorazione. Ma il rischio più serio resta un altro: decidere autonomamente di ridurre o sospendere uno psicofarmaco per paura del caldo. Una scelta che può favorire ricadute e scompensi e che deve quindi essere sempre discussa con il medico.
La richiesta delle società scientifiche è chiara: nei piani contro le ondate di calore anche le persone con disturbi mentali devono essere considerate esplicitamente tra le categorie fragili.

