Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Salute » Sott’acqua cambia tutto: come l’immersione modifica metabolismo, energia e muscoli

Sott’acqua cambia tutto: come l’immersione modifica metabolismo, energia e muscoli

Come immersione, apnea e pressione subacquea influenzano consumo energetico, muscoli, idratazione e adattamento metabolico

Sott’acqua cambia tutto: come l’immersione modifica metabolismo, energia e muscoli
sub

Quando ipossia e pressione cambiano le regole del metabolismo, trasformando energia, idratazione e risposta muscolare sott’acqua

Sono il Dott. Enzo Luigi Riccardi, Dottore in Farmacia e in Scienze della Nutrizione Umana, specializzato in integrazione nutraceutica e nella gestione personalizzata del benessere attraverso strategie scientificamente validate. Da anni mi occupo di ricerca e divulgazione nel campo dei micronutrienti e dei fitocomplessi, della nutrizione clinica e dell’ottimizzazione della performance, collaborando con atleti, sportivi, pazienti e professionisti sanitari.

L’ambiente subacqueo rappresenta una delle condizioni più particolari in cui il corpo umano possa trovarsi ad agire. Sott’acqua cambiano la pressione, la respirazione e la disponibilità di ossigeno, e con esse cambiano anche le regole del metabolismo. Che si tratti di apnea o di immersione con autorespiratore, l’organismo è costretto ad adattarsi a uno scenario fisiologico profondamente diverso da quello terrestre. Questi adattamenti non sono solo respiratori o cardiovascolari, ma coinvolgono in modo diretto energia, muscoli, idratazione e utilizzo dei nutrienti.

Durante l’apnea subacquea il corpo affronta una condizione di ipossia intermittente, legata alla sospensione della ventilazione, associata a una rapida variazione della pressione ambientale. Si tratta di una situazione molto diversa da quella dell’alta quota: qui l’ipossia è iperbarica, non ipobarica, e può essere ripetuta numerose volte nel corso della stessa sessione. Questa combinazione obbliga l’organismo a: ridistribuire il flusso sanguigno verso organi vitali, ridurre i consumi non essenziali, attivare vie metaboliche alternative per garantire la produzione di energia.

Dal punto di vista meccanico, l’apnea viene spesso percepita come un’attività a bassa intensità. Le contrazioni muscolari sono limitate e i movimenti possono apparire lenti e controllati. Dal punto di vista metabolico, però, la realtà è diversa. Le evidenze mostrano che l’immersione in apnea può generare un importante stress muscolare, nonostante il ridotto lavoro esterno. Questo stress è legato principalmente: all’ipossia, all’attivazione del sistema nervoso autonomo, alla necessità di mantenere l’assetto corporeo in condizioni non abituali.

In ambiente subacqueo il consumo di ossigeno può aumentare rapidamente in funzione del movimento, dell’attrezzatura e delle condizioni ambientali. Anche immersioni apparentemente tranquille possono comportare un dispendio energetico significativo, soprattutto se protratte nel tempo. Parallelamente, si osservano modificazioni del metabolismo glucidico: la glicemia tende a ridursi durante e dopo l’immersione, l’utilizzo del glucosio non segue le stesse dinamiche dell’esercizio a secco, la risposta insulinica risulta diversa rispetto a un’attività normoventilata. Questo indica che il muscolo, in immersione, non utilizza i carboidrati secondo i meccanismi classici dell’esercizio terrestre.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il destino del tessuto muscolare durante esposizioni ripetute all’apnea. In condizioni di ipossia intermittente, l’organismo può ricorrere alla mobilizzazione di aminoacidi, in particolare quelli coinvolti nella gluconeogenesi, per sostenere la produzione di energia. Questo spiega perché, dopo periodi di apnea ripetuta, si possa osservare: calo di peso corporeo, riduzione sia della massa grassa sia della massa magra, modificazioni del profilo aminoacidico circolante. La perdita di muscolo non è legata a un lavoro meccanico elevato, ma a un adattamento metabolico allo stress ipossico.

Uno degli effetti più costanti dell’attività subacquea è la disidratazione. L’immersione favorisce la diuresi e riduce la percezione della perdita di liquidi. Questo fenomeno è stato documentato sia nell’apnea sia nell’immersione con autorespiratore. Una riduzione anche modesta dell’acqua corporea può tradursi in: calo della performance, aumento della fatica, maggiore rischio di incidenti. Per questo l’idratazione rappresenta uno degli aspetti più critici e spesso trascurati della preparazione all’immersione.

L’immersione influenza anche il sistema nervoso autonomo, con modificazioni della frequenza cardiaca e della variabilità cardiaca. Questi cambiamenti riflettono un delicato equilibrio tra: attivazione parasimpatica, risposta allo stress, adattamento progressivo nei soggetti più allenati. La capacità di tollerare l’ipossia e di limitare lo stress metabolico è fortemente dipendente dall’esperienza e dall’allenamento specifico.

Non esistono regole universali per la nutrizione in ambiente subacqueo, ma alcune indicazioni emergono con chiarezza: evitare stress metabolici prima dell’immersione, garantire un adeguato apporto energetico nelle attività ripetute o professionali, curare con attenzione l’idratazione e l’equilibrio elettrolitico. L’immersione ricreativa occasionale richiede pochi accorgimenti; l’attività ripetuta o prolungata, invece, impone una gestione più consapevole.

L’ambiente subacqueo impone al corpo umano una fisiologia diversa, in cui ipossia, pressione e metabolismo si intrecciano in modo complesso. Sotto la superficie dell’acqua, anche un’attività apparentemente “leggera” può tradursi in un importante impegno metabolico, con effetti su muscoli, energia e idratazione. Comprendere questi meccanismi significa aumentare sicurezza, performance e adattamento, ricordando che, in immersione, il corpo non funziona come sulla terraferma. Perché sott’acqua non cambia solo l’ambiente: cambia il modo stesso in cui il metabolismo lavora.