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Alcohol Strategy, niente penalizzazione per il settore vinicolo italiano

“In commissione Sicurezza alimentare abbiamo ottenuto due vittorie: evitare di equiparare il vino al tabacco e sancire la sua compatibilità con un sano stile di vita”. L’intervista di Affaritaliani.it ad Alberto Cirio, eurodeputato di Forza Italia e correlatore dell’Alcohol Strategy

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Cirio, oggi la commissione Sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha dibattuto la risoluzione sull’Alcol Strategy 2016-2022, che indirizzerà l’attività della Commissione Ue per i prossimi 7 anni. L’Italia ha ottenuto una vittoria importante, ci spiega quale?
“ La prima vittoria è stata di evitare che si equiparasse il vino al tabacco. La relatrice, l’inglese Glenis Willmot, voleva obbligare i Paesi ad inserire una accisa sul vino, come per le sigarette”.

Con quali conseguenze?
“Prima di tutto economiche. Si voleva tassare il vino, ma non per aumentare le entrate fiscali, quanto per disincentivare il suo utilizzo. Noi però abbiamo dimostrato alla Commissione che i Paesi europei dove la tassazione è maggiore sono anche quelli in cui il tasso di alcolismo è il più alto. Il proibizionismo non serve, serve cultura ed educazione al vino. Ma c’è di più”.

Che cosa?
“Il grande timore, condiviso anche da Federvini e Unione vini, era che dall’equiparazione vino-tabacco si assumesse che il vino faccia male. Il rischio era che la Commissione, sulla base della nostra risoluzione, che dà un indirizzo generale, potesse prevedere di imporre etichette terroristiche, magari con l’immagine di un fegato affetto da cirrosi o con quella di un incidente stradale”.

Dalla risoluzione emerge la nocività del vino?
“Noi abbiamo presentato un emendamento, che è stato approvato, in cui si afferma che il consumo moderato di vino è compatibile con un sano stile di vita”.

Vincenti su tutta la linea quindi?
“Non proprio. La Commissione ha approvato un emendamento, presentato dalla Willmot, che ha tratto in inganno molti colleghi, perché afferma che ‘è fatto divieto agli Stati membri di utilizzare risorse pubbliche per promuovere il consumo di alcool’. Una frase che all’apparenza sembra di buon senso, ma che con questa formulazione rischia di non rendere più possibile il lavoro di promozione enologica fatto dalle Regioni”.

Siamo ancora in tempo per cambiare il testo prima del voto in Plenaria ad aprile?
“Presenterò un nuovo emendamento come Ppe e credo che avrò l’appoggio anche degli altri gruppi”.