Di Tommaso Cinquemani
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Ottanta miliardi di euro investiti nella ricerca. E’ con questa iniezione di fondi che l’Unione europea ha intenzione di rimettere in moto l’economia del Vecchio Continente. E’ stato infatti presentato a Roma, alla presenza del Commissario alla Ricerca Geoghegan-Quinn e al ministro dell’Istruzione Giannini, il programma Horizon 2020, una vera e propria strategia che ha lo scopo di fornire a ricercatori e aziende i capitali necessari a fare ricerca e a produrre innovazione.
Non è un segreto che gli Stati che hanno assorbito meglio il colpo della crisi economica sono quelli che hanno continuato a puntare sull’innovazione per essere competitivi in Europa e nel mondo. L’Italia sfortunatamente non eccelle per il suo sistema di ricerca, ma con questo programma le cose potrebbero cambiare. Horizon 2020 dispone di un budget di 78,6 miliardi di euro divisi sui prossimi setta anni. Un budget che è aumentato del 30% rispetto a quello stanziato nel settennato precedente e che sottolinea la fiducia che l’Unione europea riserva nel settore dell’innovazione.
Rispetto all’edizione precedente sono stati fatti anche dei miglioramenti. Primo, le procedure amministrative per accedere ai fondi sono state ridotte sensibilmente (la famosa burocrazia europea di cui si sente tanto parlare in campagna elettorale). Secondo, è stata data maggiore coerenza al programma con un approccio basato sul ‘challenge approach’. Su tematiche complesse come la sicurezza alimentare, i trasporti a basso impatto ambientale o la salute pubblica verranno promossi approcci pluri-disciplinari e transnazionali, in modo da mettere insieme le migliori risorse per dare soluzioni a problemi complessi. L’inquinamento, per fare un esempio, è una questione che non tocca solo la progettazione delle automobili, ma anche quella delle strade, delle industrie e ha ripercussioni sulla salute umana e dell’ambiente.
Per l’Italia si tratta di una opportunità preziosa per ridare slancio ad un settore che langue. La crisi economica ha di fatto ridotto i fondi per la ricerca delle aziende, grandi e piccole. Mentre i tagli alla spesa pubblica hanno depotenziato il settore universitario. Attrarre fondi europei significa creare posti di lavoro e produrre ricchezza. Ma c’è di più, una rete di ricerca ben strutturata ha la capacità di attrarre le migliori menti da tutto il mondo (nonché trattenere quelle italiane). Questo significa brevetti registrati in Italia, sviluppo e benessere per tutti. Il nostro Paese negli anni scorsi ha fatto bene, ma potrebbe fare molto meglio. Ci siamo classificati quarti come numero di progetti presentati (per un totale di 3 miliardi e mezzo di euro raccolti). Ma dobbiamo migliorare la qualità delle idee. Su 100 progetti presentati solo il 18,3% è stato approvato, a differenza di una media Ue del 20,5%.
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