Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
A detta di molti eurodeputati non era mai successo che una seduta plenaria del Parlamento europeo avesse così pochi dossier sui quali esprimersi. Martedì i deputati non hanno votato, mentre mercoledì i provvedimenti si contavano sulle dita di una mano, e nessuno aveva un particolare peso.
Sembra che la ragione di questa carenza di proposte legislative sia da imputare alla fonte, cioè alla Commissione. Il Parlamento europeo non ha infatti il potere di iniziativa legislativa, ma si limita a discutere, approvare o bocciare le proposte che arrivano dal Berlaymont.
Secondo molti il cambio di vertice dell’esecutivo Ue ha creato un buco nel flusso di lavoro che ora si ripercuote a Strasburgo. Jean Claude Juncker ha riorganizzato i dossier a fine anno, eliminando molte proposte che non avevano possibilità di essere approvate e accorpando altri dossier. Ecco spiegato il clima di attesa che si respira qui a Strasburgo.
Ma secondo i più maligni ci sarebbe un disegno più ampio. Se durante la campagna elettorale tutti hanno sottolineato l’importanza del Parlamento nel processo decisionale post-trattato-di-Lisbona, oggi Jean Claude Juncker sarebbe intenzionato a rallentarne il lavoro. Durante l’epoca Barroso a Strasburgo si è legiferato troppo e su questioni che sarebbe stato meglio non toccare.
Secondo alcuni la Commissione vorrebbe ora privilegiare altri canali e metodi, come quello intergovernativo. C’è persino chi si spinge ad affermare che sia stata la stessa Merkel a chiedere a Juncker di rallentare il lavoro di Strasburgo. Ma si sa che ormai alla Cancelliera viene imputata ogni stortura dell’Europa.

