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Dall’Ue 43 miliardi per la crescita. “Un’occasione da non perdere”

Dall’Ue 43 miliardi per la crescita. “Un’occasione da non perdere”
commissione europea
L’Ue ha dato il via libera all’accordo di partenariato con l’Italia. Nel Paese arriveranno 43 miliardi di euro per fare ripartire l’economia e creare occupazione. “In passato ci sono stati problemi dovuti alla scarsa capacità delle amministrazioni pubbliche, ma ho visto dei miglioramenti”, spiega in una intervista ad Affaritaliani.it Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea

Di Tommaso Cinquemani

Il 29 ottobre la Commissione europea ha stretto con l’Italia un ‘accordo di partenariato’ per l’utilizzo dei fondi europei, di che cosa si tratta?
“La Commissione europea ha sottoscritto un accordo con l’Italia in cui si definisce la strategia per un uso ottimale dei Fondi strutturali e di investimento europei. Si tratta un piano d’investimento essenziale, strategico, che pone il Paese sui binari della crescita e dell’occupazione per i prossimi sette anni”.
 
A quanto ammontano i fondi e come sono distribuiti?
“L’accordo apre la strada all’investimento complessivo di più di 43 miliardi di euro. Di questi 32,2 sono per la politica di coesione nel periodo 2014-2020 e comprendono i finanziamenti nel campo della cooperazione territoriale e lo stanziamento per l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. L’Italia riceverà inoltre 10,4 miliardi per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca”.

Ci sarà anche un contributo da parte dello Stato italiano?
“Certo, ai fondi provenienti dal bilancio Ue si aggiunge poi il co-finanziamento di Roma, che varia percentualmente in considerazione delle regioni in cui gli investimenti saranno realizzati”.

Quali saranno i prossimi step per arrivare alla definizione dei singoli progetti da finanziare?
“La Commissione sta analizzando i singoli programmi operativi, nazionali e regionali. Una volta approvati si potrà dare il via ai bandi per selezionare i progetti. E’ necessario ribadire che questo processo avviene all’insegna della qualità e non della celerità, ragion per cui nei prossimi mesi ci adopereremo appieno per negoziare i migliori risultati possibili. Occorre l’impegno di tutte le parti per poter disporre di programmi qualitativamente validi e di una gestione rafforzata dei fondi.”

Quali sono gli scopi dei Fondi strutturali e di investimento?
“Gli investimenti dell’Ue contribuiranno ad affrontare il problema della disoccupazione e ad incentivare la competitività e la crescita economica, dando sostegno all’innovazione, alla formazione e all’istruzione negli ambiti urbani e nelle zone rurali. Essi serviranno anche a promuovere l’imprenditoria, a combattere l’esclusione sociale e ad aiutare lo sviluppo di un’economia ecocompatibile ed efficiente sul piano della risorse, nonché al mantenimento e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico”.

I programmi operativi nazionali e regionali come possono aiutare l’Italia a superare la crisi e a creare posti di lavoro?
“Combattere la crisi è la pietra angolare della strategia di medio e lungo periodo. I fondi Ue mobiliteranno ulteriori finanziamenti pubblici e privati per la creazione di posti di lavoro, riducendo le disparità regionali. Gli investimenti si concentreranno sull’innovazione per stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro”.

I progetti selezionati saranno anche ‘ecosostenibili’?
“Certamente, la transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio è un elemento cruciale. Bisogna migliorare l’efficienza energetica degli edifici e delle imprese”.

Il Mezzogiorno è la parte d’Italia che ha più bisogno di investimenti, ma è anche quella che ha gli sprechi maggiori. Cambia qualcosa nella programmazione 2014-2020?
“Sicilia, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata riceveranno due terzi dei fondi a disposizione della Politica di coesione. Più di 20 miliardi di euro per i prossimi anni, un’occasione da non perdere. Riguardo all’intero territorio nazionale i nostri investimenti devono avere una portata strategica, conformemente alla nuova politica di coesione, ed essere incentrati sull’economia reale, sulla crescita sostenibile e sull’investimento nelle persone. Cosa altrettanto importante, essi devono essere accompagnati da strutture amministrative solide, credibili ed efficienti a ogni livello”.

E’ d’accordo con la linea dura del governo e del sottosegretario Delrio verso le Regioni che non sono in grado di utilizzare i fondi? Crede che l’Agenzia per la Coesione possa essere utile?
“Sono convinto che la Politica di coesione sia un’enorme opportunità per le regioni che devono essere pronte a coglierla. L’Agenzia per la Coesione, la cui creazione è stata sempre sostenuta dalla Commissione, avrà la funzione di supporto all’attuazione e di monitoraggio permanente per aiutare coloro che spendono male. Ma ci saranno anche incentivi per chi spende meglio”.

Ci può fare un esempio di un progetto finanziato coi fondi europei dell’ultima programmazione che ha avuto successo?
“Sono tanti i progetti che hanno funzionato e funzionano: penso al potenziamento della banda larga in Sardegna, i grandi progetti infrastrutturali in Puglia. Il progetto STRAIN a Napoli mostra come il Mezzogiorno possa essere una piattaforma interessante per creare reti di eccellenza tra università, centri di ricerca e imprese. Poi c’è anche il progetto Tecnopoli in Emilia Romagna, la Venaria Reale in Piemonte, il Meccanismo scuola nel Mezzogiorno, l’iniziativa Giovanisì in Toscana. E’ importante dare visibilità a ciò che non funziona ma è giusto anche mostrare i successi, le buone pratiche”.

E’ vero che l’Italia è maglia nera in Europa nell’utilizzo dei fondi?
“In passato ci sono stati problemi dovuti a ritardi, alla scarsa capacità delle amministrazioni nel preparare, incanalare e gestire i progetti e alla dispersione di risorse. Il lavoro fatto negli ultimi anni dalle Autorità italiane a tutti i livelli è stato molto apprezzato e, partendo da una situazione di ritardo cronico, ha permesso un’accelerazione importante, che ora deve continuare. Per assicurare una buona gestione e l’impatto voluto servono anche la trasparenza e il controllo sociale. Il governo italiano, attraverso il portale opencoesione.gov.it, sta facendo molto su questo e ha tutto il nostro sostegno”.