Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
L’Italia ha deciso di partecipare indirettamente al Fondo europeo per gli investimenti strategici, il progetto fortemente voluto da Jean Claude Juncker e che dovrebbe smuovere 315 miliardi di euro di investimenti nel Vecchio continente. Per il nostro Paese si è mossa la Cassa depositi e prestiti che ha messo sul tavolo otto miliardi di euro per finanziare infrastrutture di vario genere.
Secondo le prime stime circa 3,3 miliardi dovrebbero essere destinati al settore dell’energia per sviluppare le interconnessioni transfrontaliere di gas ed elettricità e incentivare lo sviluppo dei biocarburanti. “I piani proposti sono interessanti”, spiega in una intervista ad Affaritaliani.it Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università Bocconi, “ma il rischio concreto è che poi a pagare siano i consumatori in bolletta, senza averne grossi benefici”.
Professor De Paoli, tra i progetti che Cassa depositi e prestiti potrebbe finanziare nel quadro di investimenti del piano Juncker c’è l’interconnessione elettrica Italia-Francia (500 milioni) e quella con il Montenegro (1,1 miliardi). Sono opere utili?
“Sono opere i cui costi-benefici devono essere valutati attentamente. È vero che le infrastrutture sono importanti e che in un’ottica keynesiana servono a rimettere in moto l’economia, ma sarebbe meglio investire i soldi dove sono realmente utili”.
La sento piuttosto scettico…
“Queste sono opere che costano molto, ma non so quale vantaggio alla circolazione dell’energia potrebbero dare”.
L’Italia non ha bisogno di interconnessioni con Francia e Montenegro? Siamo autosufficienti?
“L’Italia è autosufficiente da questo punto di vista e le infrastrutture che ha sono bastate fino ad oggi. Si può pensare di migliorarle, ma, come ho detto, bisogna soppesare bene i costi e i benefici”.
Uno degli obiettivi dell’Unione energetica, il programma appena lanciato dall’Ue, è la sicurezza degli approvvigionamenti. In quest’ottica l’Italia dovrebbe finanziare piani di sviluppo dei gasdotti e dei campi di stoccaggio?
“Sono opere che sicuramente porterebbero ad una integrazione energetica europea, ma poi i costi dovranno essere sostenuti dai singoli Stati e quindi dai consumatori. Bisogna capire se l’aumento dello stoccaggio o l’ampliamento della rete dei gasdotti viene fatto pagare in bolletta o se viene mutualizzato a livello europeo”.
Il piano Juncker prevede che gli investimenti dei privati, come la Cdp, debbano trovare remunerazione…
“Il problema è appunto chi paga. Posso farle un esempio?”.
Prego.
“La Spagna ha buoni impianti di rigassificazione. Quello che si vuole fare è costruire dei gasdotti verso il centro Europa. Ma ha più senso costruire un gasdotto da miliardi di euro dalla Spagna alla Germania, oppure fare un impianto di rigassificazione in nord Europa?”.
Sarà il board del Fondo europeo per gli investimenti strategici a decidere cosa è meglio.
“Ma bisogna stare attenti a non piegare questi progetti agli interessi concreti dei singoli”.
Ci sono paesi o aziende che spingono per un progetto piuttosto che per un altro?
“La Germania vuole migliorare la produzione di energia elettrica offshore nel mare del Nord, prevedendo anche dei collegamenti con l’Inghilterra, la Norvegia e l’Olanda. Questo progetto aumenterà sì la sicurezza energetica, ma bisogna poi vedere chi pagherà, se i tedeschi o gli europei”.
In linea di principio lei condivide l’idea che la Cassa depositi e prestiti investa in queste infrastrutture?
“Diciamo di sì, ma cum grano salis. Dipende poi chi dovrà pagare il condo finale e quali benefici ne avrà”.
Tra i progetti c’è anche quello relativo alle bioraffinerie. Che cosa sono?
“Con le bioraffinerie si vuole sostituire il petrolio come fonte per produrre combustibili con prodotti agricoli. In Brasile ad esempio producono il bioetanolo dalla canna da zucchero”.
È un buon investimento?
“In questo momento e nel prossimo futuro non c’è una penuria di petrolio. I costi delle sovvenzioni per i biocarburanti non sono indifferenti. Ora, a meno che non ci siano delle innovazioni tecniche importanti, con delle prospettive di produzione interessanti, bisogna andarci con i piedi di piombo”.
