Domenica la Finlandia andrà al voto in un quadro socio-economico precario. La crisi si fa ancora sentire, mentre nella popolazione cresce il malcontento verso le politiche di austerity del governo di coalizione e verso gli immigrati, oggetto di aggressioni e di emarginazione. In questo contesto cresce il Partito dei Veri Finlandesi, euroscettico e populista, che potrebbe diventare l’ago della bilancia nella formazione del nuovo governo.
I favoriti per il voto che eleggerà il nuovo Parlamento sono tuttavia i liberalconservatori del National Coalition Party (KOK) dell’attuale premier Alexander Stubb, che nel 2014 ha sostituito alla guida del governo il collega di partito Jyrki Katainen, nel frattempo divenuto Commissario Europeo al lavoro, crescita, investimenti e competitività, nonché Vice Presidente della Commissione Europea.
Gli analisti si attendono una grande crescita del Partito dei Veri Finlandesi, che incarnano lo spirito anti euro che si è diffuso in Finlandia a partire dalla crisi del 2008. In quell’anno i Veri Finlandesi totalizzarono solo il 4% dei voti ma già nel 2011 erano esplosi arrivando fino al 19% e costringendo gli altri partiti tradizionali ad allearsi in una grande coalizione.
Il partito ha fatto breccia nella pancia di tanti finlandesi grazie alle posizioni anti euro, anti immigrati e anti establishment. La loro vocazione euroscettica e populista li può avvantaggiare in un momento storico nel quale la Finlandia si ritrova nel bel mezzo della crisi e sta vivendo una recessione senza precedenti.
“Non posso ignorarci, perché una maggioranza forte, senza la nostra presenza al governo, sarà impossibile”, afferma il leader del partito Timo Soini, sottolineando l’ambizione di entrare al governo. Un’ambizione che potrebbe anche diventare realtà in un’Europa sempre più attraversata da correnti anti euro e contraria all’austerità di Bruxelles.
Il sogno dei Veri Finlandesi può essere reso meno improbabile a causa della recessione. Negli ultimi tre anni molte industrie chiave del panorama produttivo finlandese sono entrate in una spirale negativa che ha portato a numerosi licenziamenti. Il governo ha alzato le tasse e abbassato la spesa pubblica, arrivando ad alti indici di impopolarità.
I Veri Finlandesi vogliono anche ridiscutere la partecipazione alle politiche di salvataggio dell’Unione Europea. “Nessuno ci obbliga a prenderne parte”, dice Soini che propone la sua ricetta per la Finlandia: incoraggiamento all’export, investimenti in strade e infrastrutture, taglio delle tasse. Il gruppo degli euroscettici sarà formato da una coalizione di tre partiti.
Gli ultimi sondaggi vedono il Partito di Centro (KESK), attualmente all’opposizione, accreditato di una percentuale di voti tra il 24 ed il 26%, che si tradurrebbero in un numero di seggi quasi certamente superiore a 50, aumentando il bottino rispetto alle ultime elezioni di almeno una quindicina di parlamentari.
Il partito del premier uscente è invece dato in difficoltà, con il rischio di perdere almeno 5 punti percentuali ed una decina di seggi. In totale, la coalizione di governo uscente potrebbe perdere un quinto dei seggi, passando da poco più di 100 ad un’ottantina, perdendo così la maggioranza assoluta (pari a 101, su un totale di 200 seggi). Ciò significa che un’eventuale alleanza tra il Partito di Centro e la coalizione euroscettica potrebbe portare alla formazione del nuovo governo.
