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Energia, la Romania come il Kuwait. Addio Mosca, l’Ue punta su Bucarest

Esplorazioni petrolifere al largo delle coste del Mar Nero fanno ben sperare Bruxelles, preoccupata per la dipendenza dell’est Europa da Mosca. Intanto Washington chiede all’Europa di abbandonare le remore sul fracking e di aprire pozzi in Polonia e Germania. L’analisi

Entro il 2020 la Romania potrebbe diventare completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e iniziare ad esportare verso i suoi vicini gas naturale. E’ questo il piano, e la speranza, di Bucarest e di Bruxelles. La Commissione europea ha infatti più volte espresso preoccupazioni per la forte dipendenza dei paesi dell’est Europa dal gas russo, specialmente in un momento in cui i rapporti con Mosca sono ai minimi storici.

La compagnia petrolifera romena Petrom, controllata dal gruppo energetico austriaco Omv, ha scoperto un importante giacimento di petrolio nelle acque del Mar Nero. Secondo i tecnici il campo petrolifero potrebbe iniziare a pompare petrolio a partire dal 2020, con un ritmo di 20mila barili al giorno. Già oggi la Romania autoproduce l’80% dell’energia che consuma, importando solo una piccola quantità di gas dalla Russia.

Bucarest produce circa 100mila barili al giorno ed ha una lunga tradizione nel campo dell’estrazione. I primi pozzi sono infatti stati aperti ad inizio Novecento e il Paese è stato il primo esportatore mondiale di idrocarburi, molto prima di Arabia Saudita e Venezuela.

Il problema è che molti pozzi si stanno esaurendo e il petrolio potrebbe bastare per un numero limitato di anni, alcuni dicono dieci. Secondo Washington però, nel sottosuolo romeno, ma anche polacco e tedesco, ci sarebbero importanti giacimenti di gas di scisto sfruttabili attraverso il fracking. Una vera miniera d’oro che potrebbe regalare all’Europa maggiore serenità da Mosca, ma che può avere delle ripercussioni, anche serie, sull’ambiente.

Intanto la Commissione europea ha sollecitato la Romania perché modifichi il suo sistema di distribuzione del gas in modo da poter andare in soccorso di Bulgaria, Ungheria e Grecia nel caso Mosca decida di chiudere i rubinetti.