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Francia, Le Pen teme l’astensione. E attacca il Ps su Schulz in tv

Francia, Le Pen teme l’astensione. E attacca il Ps su Schulz in tv
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Tiro incrociato tra Marine Le Pen e il segretario del Partito Socialista francese, a proposito della partecipazione del candidato alla presidenza della Commissione Europea Martin Schulz a un dibattito televisivo che dovrebbe coronare la campagna elettorale per le elezioni europee. Ma, per tutti, la vera minaccia è l’astensionismo.

Di Giulia Marani

I toni duri e il confronto aperto, senza esclusione di colpi, fanno parte delle dinamiche proprie alla campagna elettorale, a tutte le latitudini. Non fa eccezione la Francia, dove la scena mediatica è stata dominata, nei giorni scorsi, dalla querelle a mezzo stampa tra la leader del Front National, Marine Le Pen, e il segretario del Partito Socialista Jean-Christophe Cambadélis, fresco di nomina. Uno scambio dai toni piuttosto accesi – se si considera la generale pacatezza del dibattito politico transalpino – che vede al centro il tedesco Martin Schulz, candidato dei socialisti europei alla presidenza della Commissione.

All’origine della discordia la risposta piccata della Le Pen all’idea di Cambadélis di chiamare Schulz a partecipare, in rappresentanza dei socialisti francesi, a un dibattito televisivo che dovrebbe essere trasmesso dall’emittente nazionale France 2 il 22 maggio, a ridosso delle elezioni europee. La proposta, motivata dal socialista facendo riferimento alla necessità di dare un respiro internazionale – ed europeo – al dibattito, ha suscitato lo sdegno della leader frontista. L’accusa di vigliaccheria arriva dalle colonne del Figaro: i socialisti si nasconderebbero, secondo Marine Le Pen, dietro Schulz per cercare di sfuggire al confronto diretto con il Front National.

Il segretario socialista – in carica da meno di un mese ma già avvezzo agli scontri con i frontisti, in virtù del suo passato di militanza nell’estrema sinistra e del ruolo di primissimo piano assunto nella redazione di un “Manifesto contro il Front National, nel lontano 1990 – risponde con una lettera aperta, pubblicata nella sua integralità da Le Monde.  “L’insulto fa parte del vostro quotidiano, e l’anatema è per voi un emblema” scrive Cambadélis, che prosegue facendo notare la contraddittorietà dell’atteggiamento della Le Pen, estremamente attiva nel perseguire l’uscita del paese dall’Unione Europea ma altrettanto interessata a conservare la poltrona di deputato europeo da lei occupata fin dal 2004. La violenza dei toni sarebbe, sempre secondo Cambadélis, un espediente usato dai frontisti per deviare l’attenzione del pubblico da questioni più importanti, “nascondendo ai francesi il loro disegno”. La discussione prosegue su twitter, con una contro-proposta di incontro televisivo, questa volta su un’emittente privata, declinata dal segretario socialista.

All’inizio di aprile, Marine Le Pen aveva già rifiutato di prendere parte a un primo dibattito televisivo con Martin Schulz, sempre su France 2, adducendo come motivazione lo scarso interesse nel “discutere con interlocutori stranieri nel contesto di una campagna nazionale”.

La radicalizzazione del dibattito potrebbe rivelarsi funzionale al contenimento dell’astensionismo, che appare come la minaccia principale per un po’ tutti i partiti. Una minaccia che peserebbe in particolare sul Front National per ragioni sociologiche, poiché l’astensionismo tocca tradizionalmente le classi popolari, le più sensibili alle sirene populiste.