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Germania, primi passi per l’Unione energetica. Molte resistenze tra i 28

Germania, primi passi per l’Unione energetica. Molte resistenze tra i 28
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Aumentare la sicurezza delle forniture, ridurre la dipendenza dall’import e creare posti di lavoro. Sono gli obiettivi del mercato unico energetico europeo. La Germania muove i primi passi con Norvegia e Svezia. Ma tra i 28 ci sono tante resistenze

Tra lo scetticismo di molti stati membri la Germania sta cercando di creare un mercato unico dell’energia insieme ai suoi vicini. Una mossa che segue l’idea lanciata dall’Unione Europea per la creazione di una Commissione per l’energia ma che in molti ritengono ancora una strada molto difficile, se non impossibile. L’Unione energetica è uno dei progetti più importanti e ambiziosi per il futuro dell’Ue, che tramite la fusione dei 28 mercati europei dell’energia ambisce a ridurre la dipendenza dai paesi extraeuropei, promuovere la protezione del clima, favorire la crescita e la creazione di posti di lavoro.

La Germania prova a dare l’esempio sul tema agli altri paesi e come primo passo ha istituito un accordo con alcuni paesi del Nord, tra cui Svezia e Norvegia, per creare un mercato unico. La mossa è stata annunciata da Rainer Baaker, Segretario di Stato per l’energia presso il ministero dell’Economia tedesco. “Dobbiamo stabilire regole comuni molto precise per impedire una penuria di energia durante eventuali interruzioni delle forniture”, ha affermato Baaker.

Il commissario per l’energia europeo Miguel Arias Canete ha chiarito che il mercato interno comune può funzionare solo con la cooperazione regionale tra più stati. Bruxelles sta ora tentando di incassare il sostegno sul progetto anche da parte di quei paesi che finora si sono dimostrati maggiormente scettici. 

Il fatto che la maggioranza dei 28 stati membri non vuole cedere il proprio potere sulla politica energetica a Bruxelles è dovuto anche al fatto che le risorse energetiche europee sono distribuite in maniera estremamente diseguale. Malta e Cipro, per esempio, sono quasi completamente dipendenti per la benzina, la produzione di energia della Svezia è invece quasi del tutto esente da CO2. La Polonia produce circa l’85% della sua potenza con il carbone e nei Paesi Baltici la legna è ampiamente utilizzata nelle centrali elettriche. 

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha più volte sottolineato che un’unione energetica aumenterebbe la sicurezza delle forniture in Europa e ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni dall’esterno. Ma le diverse esigenze dei singoli Stati rendono particolarmente difficile avviare il progetto. Ora Berlino ci prova.