Venerdì il governo varerà il Def, ma a giudicare dalla presentazione preliminare fatta da Matteo Renzi in conferenza stampa martedì, Roma sta andando nella giusta direzione, almeno secondo indiscrezioni provenienti da Bruxelles. Nel 2016 la spesa pubblica italiana continuerà a crescere, anche se di poco. Il governo ha infatti programmato di indebitarsi per scongiurare l’aumento dell’Iva, mettendo come asticella il deficit all’1,8%, quando senza manovre si sarebbe assestato all’1,4%.
L’Italia continuerà a fare deficit anche l’anno prossimo, ma nel 2017 invece il governo conferma il pareggio di bilancio (pareggio strutturale). Nel 2018 l’Italia riuscirebbe persino a ridurre il suo indebitamento. Numeri alla mano dal 2016 e per gli anni successivi il governo prevede una crescita economica stimata intorno all’1,5% (percentuale plausibile, dicono gli analisti). Nel 2017 il deficit scenderebbe allo 0,8%, mentre a zero nel 2018.
È ancora presto per dire se siano state le prime riforme varate dal governo Renzi ad aver riacceso il motore italiano. Quel che è certo è che il calo del prezzo del petrolio, unito al Quantitative easing, che ha fatto scendere il costo dell’indebitamento pubblico, hanno prodotto una congiuntura favorevole.
Bruxelles ha accolto con favore il Def, anche se per i primi giudizi politici si dovrà aspettare venerdì, mentre per quelli tecnici qualche mese. Ma gli occhi della Commissione sono puntati sulle riforme. L’Italia si trova infatti in una situazione di indebitamento eccessivo, reso possibile solo grazie alla clausola di flessibilità. Il Jobs act è stato il primo passo, ma ora Bruxelles si aspetta di più.

