Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » La Gran Bretagna prepara la ‘crociata’ contro l’Est

La Gran Bretagna prepara la ‘crociata’ contro l’Est

Di Giulia Dessì

Dal primo gennaio, in nove stati europei, i migranti rumeni e bulgari hanno gli stessi diritti lavorativi di tutti gli altri cittadini della UE.

Nel Regno Unito, tutto il 2013 ha visto combattersi una battaglia contro l’immigrazione est-europea a colpi di annunci di misure preventive e titoli di giornali. Sia il governo che i tabloid hanno puntato il dito contro quelli che definiscono gli sfruttatori del sistema di sicurezza sociale britannico.

Dal 2007, con l’entrata nella UE, bulgari e rumeni possono spostarsi liberamente in Europa. Per limitare l’arrivo di lavoratori non qualificati, il Regno Unito e altri stati membri hanno però applicato delle restrizioni lavorative. Pochi giorni fa, con lo scadere dei sette anni di estensione massima delle limitazioni, rumeni e bulgari hanno ottenuto sia la completa libertà del mercato di lavoro, che il diritto ai benefits, indennità economiche per le fasce più disagiate.

C’è ancora tanta incertezza sugli effetti del rilassamento dei controlli, ma Westminster teme che il suo generoso sistema di welfare possa incoraggiare un alto numero di emigranti bulgari e rumeni a scegliere come paese di destinazione proprio il Regno Unito.

La recente scalata in popolarità dell’UKIP, partito nazionalista anti-immigrazione, ha spinto David Cameron, Primo Ministro britannico, a una virata verso l’euroscetticismo. Per dimostrare di non piegarsi alle decisioni di Bruxelles, il governo ha approvato delle misure che rendono più difficile l’accesso a sussidi di disoccupazione e assegni familiari per i cittadini stranieri provenienti dall’EEA (European Economic Area).  

A ben guardare, però, le misure per ottenere i benefits non sono state inasprite così come il governo le fa apparire: rispetto a prima, bisogna dimostrare che si risiede nel paese da almeno tre mesi e che il livello di lingua inglese sia sufficiente per il tipo di lavoro che si cerca. Ma le critiche non si sono fatte aspettare. “Perché varare queste limitazioni proprio adesso? Mi sembra una discriminazione nei nostri confronti”, commenta Mariana Ivanova, informatica ventisettenne di Sofia, ad Affaritaliani.it.

Londra, si discute sul sito Debating Europe, approva lo sfruttamento del lavoro a basso costo nei confini bulgari e rumeni da parte di compagnie britanniche, ma non vorrebbe permettere agli stessi lavoratori di guadagnare di più trasferendosi nel Regno Unito.  

“È sempre difficile stabilire un limite tra diritti e restrizioni,” commenta ad Affaritaliani.it Valichko Yanchev, praticante avvocato bulgaro a Londra, “ma credo fermamente che ogni stato membro della UE debba battersi per mantenere e applicare in toto il diritto di mobilità dei lavoratori – con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta.”

L’opinione pubblica inglese, influenzata dai media, ha paura che il governo sottovaluti la portata dell’immigrazione dall’est-Europa, come era successo nel 2004 con l’entrata nella UE della Polonia, quando nei due anni successivi 500mila polacchi emigrarono in Gran Bretagna. E Cameron, scrive lui stesso sul Financial Times, condivide le loro preoccupazioni ed esorta a un’Unione Europea con meno libertà di circolazione.

Ma se Bruxelles ammonisce Londra per  la crescita di intolleranza, la stampa sensazionalistica britannica si rallegra per le prese di posizione del governo.

I tabloid, infatti, fanno leva sulle dichiarazioni nazionaliste dei parlamentari e spaventano i lettori presagendo un’invasione di est-europei pronti a vivere di sussidi, sottrarre il lavoro ai britannici, e aumentare drasticamente il livello di criminalità. Il Daily Mail ha creato una percezione sbagliata dell’emigrazione rumena, mostrando unicamente le disperate condizioni di povertà delle famiglie desiderose di partire.

La società britannica non sembra però abbracciare i pregiudizi proposti dai media. Maria Dumitru, una studentessa rumena, spiega ad Affari di non essersi mai sentita discriminata durante i mesi in cui ha svolto uno stage a Londra. “I politici preferiscono un approccio populistico per conquistare consensi, e i tabloid farebbero di tutto pur di provocare,” commenta Maria da Bruxelles, dove ora vive.

david cameron europa
 

L’allarmismo dei tabloid passa anche per i numeri. Il Daily Express parla di “ondata” di immigrati, e cerca l’appoggio dei lettori, lanciando una raccolta di firme, chiamata crociata, per bloccare l’arrivo di nuovi immigrati europei. Eppure, ha dichiarato Konstantin Dimitrov, ambasciatore bulgaro nel Regno Unito, nessun permesso di lavoro è stato mai rifiutato dal 2007 a oggi.

Pur ribadendo che si tratta di dati molto approssimativi, l’associazione Migration Watch stima che circa 250mila potrebbero dirigersi verso la Gran Bretagna nei prossimi cinque anni.

In realtà, dei circa tre milioni di bulgari e rumeni che hanno lasciato il loro paese,  due milioni vivono in Italia e Spagna, rivela la BBC. Inoltre, considerato che le restrizioni lavorative sono state abolite in tutti i paesi europei (l’anno scorso in Italia) i rumeni e bulgari che volessero lasciare il proprio paese hanno adesso una scelta che non si limita al solo Regno Unito.

Sempre più studi confermano che l’immigrazione è un fattore positivo per l’economia del paese di arrivo. Tra questi, un rapporto della Commissione Europea ha rivelato lo scorso novembre che gli immigrati europei in Gran Bretagna pagano in tasse molto più di quanto ricevono in sussidi.

David Cameron questo lo sa, e se da una parte cerca di strappare consensi alla destra euroscettica, dall’altra non vuole scoraggiare i tanti lavoratori stranieri che aiuterebbero il Regno Unito a uscire dalla crisi. In altre parole, chi è pronto a contribuire, sarà ben accolto.