Affari Europei
Isis, Parigi vuole appoggio militare. Ok Ue, ma ci saranno distinguo

I ministri della Difesa dell'Ue hanno accolto all'unanimità la richiesta della Francia di ricorrere all'articolo 42.7 del trattato dell'Unione, in base al quale se uno Stato membro e' vittima di un'aggressione, gli altri Paesi sono tenuti ad aiutarlo con tutti i mezzi in loro potere. Presentata ieri a seguito degli attacchi terroristici di Parigi, la richiesta e' stata approvata oggi in occasione del consiglio Difesa in corso a Bruxelles.
"La Francia domanda l'assistenza dell'Europa, e oggi la risposta dell'Europa è sì",ha detto l'Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell'Ue, Federica Mogherini, nel corso di una conferenza stampa straordinaria. Adesso la Francia avviera' le discussioni bilaterali con i partner dell'Ue per discutere del tipo di assistenza. E qui si apre la vera partita, perché in tanti non diranno sì ad azioni militari in Medio Oriente ma forniranno magari solo assistenza generica nell'addestramento. Le posizioni tra i diversi Paesi Ue, e non solo, sono molto diverse tra loro.
LA FRANCIA CHIEDE LA GUERRA - La Francia si sente in guerra. Lo ha detto a chiare lettere il presidente François Hollande e gli hanno fatto eco tutti i ministri più importanti. Per questo Parigi ha subito messo in atto un'escalation militare con un aumento sostanziale dei bombardamenti aerei su Raqqa. Ma non è tutto. L'Eliseo punta a un'azione militare di terra di comune accordo con Usa, Russia e chiede anche ai Paesi dell'Ue di intervenire attivamente.
LA GERMANIA DICE NO - Il tanto decantato asse franco tedesco che a più riprese ha guidato politicamente ed economicamente l'Europa e l'Ue non esisterà sul piano militare, nemmeno dopo l'appello di Hollande e le richieste di intervento in Medio Oriente all'indomani degli attacchi di Parigi. Angela Merkel ha subito chiarito la sua netta opposizione a una qualsiasi ipotesi di intervento tedesco in Medio Oriente. Nessun appoggio né via terra né via cielo. La cancelliera non ha infatti nessuna intenzione di svolgere raid aerei. "Si prosegua con il processo politico", ha detto subito.
RENZI: "SENZA RUSSIA E USA NON SE NE FA NULLA" - "Io sono prudente per varie ragioni quando si parla di guerra. Dobbiamo essere seri, non stiamo discutendo di un congresso di partito, ma di un conflitto e noi non vogliamo entrare in guerra". Matteo Renzi non è per niente convinto dell'opportunità di un'azione militare. Anzi, ha anche detto che "occorre agire con moderazione" e ha comunque rifiutato l'ipotesi di una qualsiasi iniziativa senza l'intervento diretto di "Russia e Usa". Sulla richiesta di impiegare i Tornado in azioni militari l'Italia non sembra per niente intenzionata a dare il suo ok. La frase del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni quando dice che "possiamo e dobbiamo fare di più". Non si riferisce a un'azione militare, visto anche che ha affermato che "non bisogna ripetere gli errori del passato" con chiara allusione a Iraq e Libia, ma al massimo a un ampliamento delle attività di addestramento delle forze irachene nell'Anbar.
CAMERON PRONTO ALL'INTERVENTO, MA CI SONO RESISTENZE - David Cameron non ha dubbti: appoggerebbe senza problemi l'intervento in Siria, possibilmente al fianco degli Usa anche se va registrata l'importante apertura alla Russia e a Vladimir Putin. Il premier Uk insiste sull'ìmportanza di un intervento motivandola come misura di prevenzione da possibili attentati sul suolo britannico. Bisogna vedere se questa tesi basterà per convincere l'opposizione interna composta per lo più dai Comuni, ostili a una nuova missione militare in Medio Oriente.
