L’Unione europea accelera la messa a punto di una strategia per la gestione comune dei flussi migratori verso il vecchio continente, anticipando a maggio l’agenda inizialmente prevista per luglio, e il giorno dopo il nuovo tragico naufragio al largo delle coste di Lampedusa promette il massimo impegno per evitare il ripetersi di tali stragi.
“Questi eventi hanno aumentato il senso di emergenza – ha detto il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans illustrando i contenuti del primo dibattito orientativo in seno al collegio dei commissari – e abbiamo deciso di accelerare il processo”.
“Ogni vita persa e’ di troppo – ha aggiunto il commissario per gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos – tutti gli Stati europei devono contribuire ai salvataggi”. Anche l’alto rappresentante Federica Mogherini, che oggi presiede una prima riunione sull’argomento dei commissari coinvolti, ha sottolineato che “c’e’ una piena consapevolezza a livello di tutte le istituzioni europee del fatto che su questa questione si misura la credibilita’ nel nostro essere uniti come europei. Una gestione ordinata e lungimirante della questione migratoria e’ non soltanto un dovere ma anche un preciso interesse strategico dell’Unione europea”. L’obiettivo, ha aggiunto, e’ “fare in modo che non si ripetano piu’ tragedie come quella a cui abbiamo assistito questa notte”.
Per affrontare alla radice il problema dei flussi migratori, l’Unione europea deve cooperare con i paesi di origine dei migranti, anche se a volte si tratta di dittature. Lo ha detto il Commissario Ue agli Affari interni e alle politiche sull’immigrazione, Dimitris Avramopoulos.
“Il fatto che cooperiamo, nel quadro dei processi di Rabat e Kartoum, con alcuni regimi dittatoriali – ha osservato – non significa dare loro una legittimita’ democratica o politica. Dobbiamo cooperare: visto che abbiamo deciso di combattere il traffico di esseri umani, non possiamo ignorare che in alcuni di quei paesi ci sono le radici stesse del problema. Dobbiamo poterli impegnare e mettere davanti alle loro responsabilita’, ma ripeto: senza per questo legittimare i regimi”.

