Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Professor Altomonte, la decisione della Commissione di scorporare i cofinanziamenti nazionali al Fondo strategico europeo e ai fondi strutturali, in quali vantaggi si traduce per l’Italia?
“E’ una clausola di flessibilità importante che promuove gli investimenti produttivi e non la spesa per i consumi. Per l’Italia significa avere 8-10 miliardi di euro in più in spesa per gli investimenti”.
Quali sono le clausole a questa apertura?
“Questa regola è valida nel caso in cui un Paese sia in una fase di allentamento economico. Per ora l’Italia è in questa condizione, ma non significa che potremo usufruirne per sempre”.
C’è poi il vincolo di rimanere comunque sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil, corretto?
“Esatto, la clausola consente di ridurre il deficit in maniera minore di quanto si sarebbe dovuto fare in applicazione del piano di convergenza sul breve periodo. Detto in soldoni, se noi quest’anno fossimo stati al 2,2% nel rapporto deficit-Pil, avremmo potuto usare 0,7 punti di Pil di investimenti, perché saremmo stati sotto il 3% e non avremmo violato le regole di bilancio europee”.
Prima lei ha parlato di 8-10 miliardi, come è arrivato a questo numero?
“Se immaginiamo di essere al 2,2% e dovessimo ridurre il deficit per arrivare all’1,5%, con questa clausola potremmo rimanere al 2,2%. Sono 0,7 punti di Pil, appunto circa 8-10 miliardi”.
Quindi a marzo la Commissione dovrebbe approvare senza problemi i nostri conti?
“Attenzione, perché il passaggio dal 2,2% al 2,9% è dovuto alle spese per gli 80 euro di Renzi, che non sono spese per gli investimenti. Inoltre, posto che la Commissione approvi il bilancio, noi l’anno prossimo non potremo usare questa clausola se rimaniamo al 2,9%”.
Come mai?
“Perché ogni spesa aggiuntiva ci porterebbe a sforare il tetto del 3%. Paradossalmente perché l’Italia possa spendere per fare investimenti deve prima ridurre le sue spese attraverso una spending review.”.
Quali vantaggi comporta per l’Italia il fatto che la Commissione valuterà in maniera positiva le riforme strutturali?
“La Commissione valuterà le riforme fatte o anche solo annunciate e le terrà in considerazione nel suo giudizio finale sui conti pubblici. E’ una buona cosa perché ci dà maggiori margini. Le riforme, se non sono ancora state fatte, devono però essere sottoposte ad un timing della Commissione e ad una verifica. Questo blinda, ad esempio, il jobs act”.
Che cosa pensa della decisione della Commissione di affidare a due organismi separati la governance del Fondo europeo per gli investimenti strategici?
“Il Comitato degli investimenti sarà fatto da tecnici e valuterà i progetti. Però c’è un Consiglio direttivo che definirà le linee di investimento. Sarà un organo politico che lascerà un margine di decisione agli Stati che metteranno i soldi nel Fondo”.

