Il 25 gennaio la Grecia deciderà i suo destino e per molti la vittoria di Alexis Tsipras è inevitabile. Nessuno sa con certezza quali saranno le conseguenze di un governo targato Syriza, ma le banche europee si fanno i conti in tasca per prevedere le possibili perdite dopo un crack di Atene.
Andando a spulciare i dati della Banca dei regolamenti internazionali, risulta che gli istituti di credito europei sono esposti con la Grecia per 37 miliardi di euro. Quello che salta agli occhi è che la buona parte, ben 23,5 miliardi, vengono da Berlino. Le banche teutoniche hanno continuato ad investire in Grecia nonostante la scottatura del 2011? Non proprio visto che Deutsche Bank e Commerzbank hanno crediti rispettivamente per 300 e 400 milioni. Il grosso della somma è detenuta dalla Kfw, la Banca per la ricostruzione tedesca, l’omologa della nostra Cassa depositi e prestiti.
E’ evidente dunque che a rimetterci, nel caso di un crack greco, sarebbe prima di tutto il settore pubblico tedesco ed europeo, visto che Bruxelles ha in pancia, tramite il fondo Efsf, 142 miliardi e altri 27 tramite la Bce, posseduta dalla Banche centrali nazionali, esposte a loro volta direttamente per altri 60 miliardi.
Ma nel 2011 la situazione quel era? Sempre secondo la Banca dei regolamenti internazionali la Germania era esposta nei confronti della Grecia per 15,3 miliardi di euro, ma erano le banche private ad avere in pancia la maggior parte dei bond ellenici. Al secondo posto c’era la Francia, con 10,5 miliardi.
