ANBI, Delta del Po tra subsidenza, cambiamento climatico e nuove estrazioni: a RemTech Expo il confronto sulla sicurezza della costa emiliano-romagnola
A RemTech Expo di Ferrara ANBI riporta al centro il futuro del Delta del Po e della costa emiliano-romagnola. I territori continuano a fare i conti con gli effetti delle estrazioni metanifere del passato, mentre innalzamento del mare e cuneo salino aumentano la pressione. Sullo sfondo, il dibattito sulla possibile ripresa delle attività nell’Alto Adriatico.
Il Delta del Po e la costa emiliano-romagnola tornano al centro del dibattito sulla sicurezza del territorio. A RemTech Expo 2026, in corso a Ferrara, ANBI ha organizzato il convegno “Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, dedicato a un fenomeno che continua a produrre conseguenze a distanza di decenni e che oggi si intreccia con gli effetti della crisi climatica.
Il punto di partenza è la subsidenza, cioè il progressivo abbassamento del terreno. Nel Delta del Po il fenomeno ha anche cause naturali, ma nel Novecento è stato fortemente accelerato dall’attività umana e in particolare dalle estrazioni metanifere. Le attività furono sospese nel 1964, ma il territorio continua ancora oggi a fare i conti con le conseguenze prodotte in quegli anni. È proprio su questa eredità che ANBI chiede di mantenere alta l’attenzione, soprattutto davanti alla prospettiva di una possibile ripresa delle estrazioni di gas nelle acque dell’Alto Adriatico.
Il problema non riguarda soltanto l’abbassamento fisico del suolo. Quando un territorio costiero perde quota rispetto al livello del mare, diventa più complesso garantire il deflusso delle acque e aumenta la dipendenza da argini, canali, impianti idrovori e altre opere di bonifica. Il sistema deve quindi compensare artificialmente una condizione che rende più vulnerabili aree agricole, centri abitati e infrastrutture.
A rendere il quadro più delicato sono gli effetti del cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare e la risalita del cuneo salino aumentano la pressione su territori già fragili. L’acqua salata può spingersi sempre più nell’entroterra lungo fiumi e falde, riducendo la disponibilità di acqua dolce e creando problemi soprattutto per l’agricoltura e gli ecosistemi del Delta. Sono proprio questi due fenomeni che ANBI indica tra le principali difficoltà che si stanno sommando alle conseguenze della subsidenza storica.
La questione, però, non è esclusivamente ambientale. Il Delta del Po e la costa emiliano-romagnola rappresentano un patrimonio naturalistico, produttivo e turistico di rilevanza nazionale. ANBI parla di uno dei principali “giacimenti” del turismo balneare italiano, sottolineando come la sicurezza idraulica di queste zone sia direttamente collegata alla capacità di garantire attività economiche, agricoltura, turismo e qualità della vita alle comunità locali.
È in questo contesto che assume particolare peso il confronto sulla possibile ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico. La questione posta a Ferrara è come conciliare le esigenze energetiche del Paese con la tutela di territori che hanno già sperimentato gli effetti delle estrazioni del passato. Per ANBI, qualsiasi scelta futura deve quindi tenere conto non solo delle necessità di approvvigionamento energetico, ma anche dei possibili costi ambientali, territoriali e infrastrutturali.
Nel confronto è emersa anche la necessità di assicurare risorse per continuare a proteggere le aree maggiormente esposte, con particolare attenzione al territorio ravennate e alle infrastrutture necessarie per contrastare gli effetti della subsidenza. L’obiettivo è evitare che un territorio già modificato profondamente nel corso del Novecento si trovi ad affrontare nuove pressioni senza strumenti adeguati per difendersi.
Al convegno hanno partecipato rappresentanti del mondo scientifico, delle istituzioni e del sistema della bonifica. Tra gli interventi previsti quello del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e le conclusioni del presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi. Il messaggio che arriva da RemTech è quindi quello di un problema che non appartiene soltanto al passato. La subsidenza ha già cambiato profondamente l’equilibrio del Delta del Po e, con l’aumento del livello del mare e l’avanzata del cuneo salino, la difesa di queste aree diventa una questione sempre più legata alle scelte che verranno prese nei prossimi anni su energia, gestione delle acque e sicurezza del territorio.
L’intervista di Affaritaliani a Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI
“Oggi a RemTech vogliamo raccontare e portare all’attenzione del Paese un problema importante, perché quando si parla dei delta e delle aree costiere si parla, in realtà, di una questione che riguarda tutto il Paese. Parlare di subsidenza oggi significa chiedere una forte attenzione per alcuni territori che, nel caso ripartissero attività di estrazione nell’Adriatico, potrebbero vedere peggiorare ancora una volta le proprie condizioni rispetto al naturale fenomeno della subsidenza. Chiediamo quindi un’attenzione particolare al rifinanziamento della legge speciale per Ravenna, perché servono le risorse necessarie a compensare gli eventuali danni che un’attività estrattiva eccessiva nel mare Adriatico potrebbe causare in queste aree. Non possiamo, in nome dell’economia e del profitto, condannare territori che la storia ci ha consegnato e che oggi rappresentano un fiore all’occhiello anche dal punto di vista economico. Dobbiamo quindi tutelarli e renderli più sicuri di fronte a questo fenomeno“, ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, ai microfoni di Affariatliani.
L’intervista di Affaritaliani a Raffaella Zuccaro, direttrice generale CER e coordinatrice regionale di ANBI Emilia-Romagna
“Il fenomeno della subsidenza coinvolge la pianura emiliano-romagnola, oltre a quella veneta, ed è generato anche dagli emungimenti dal sottosuolo di idrocarburi e acqua. All’inizio del Novecento, soprattutto a causa dello sfruttamento dei giacimenti metaniferi, si è verificato un abbassamento del territorio del Delta del Po di oltre un metro. Questo comporta una serie di problemi per il territorio, perché favorisce l’intrusione dell’acqua marina e la salinizzazione delle falde. Di conseguenza, anche i Consorzi di bonifica che operano in queste aree devono mettere in campo una serie di azioni aggiuntive“, ha dichiarato Raffaella Zuccaro, direttrice generale CER e coordinatrice regionale di ANBI Emilia-Romagna, ai microfoni di Affaritaliani.
Zuccaro ha concluso: “Devono sostenere costi di sollevamento più elevati, impiegare personale maggiormente specializzato e, soprattutto, fare i conti con un territorio che continua ad abbassarsi. In queste condizioni, è solo grazie allo scolo meccanico che è possibile mantenere abitabili e produttive queste aree. Per questo è fondamentale investire nelle infrastrutture idrauliche: solo attraverso un sistema adeguato di opere e impianti è possibile salvaguardare il territorio e garantirne lo sviluppo. È per questo motivo che oggi i Consorzi di bonifica dell’Emilia-Romagna e del Veneto, le ANBI regionali, ANBI nazionale e i Comuni che hanno sottoscritto il documento chiedono il rifinanziamento della legge per il contrasto alla subsidenza”.


