Il presidente ucraino Petro Poroshenko vuole avvicinare il suo Paese all’Occidente e per farlo ha elaborato “un programma che prevede come minimo sei anni di lavoro intenso per far sì che il paese risponda ai criteri per aderire alla Nato e all’Ue”. Lo scopo del governo di Kiev è di agganciare il Paese all’orbita europea ed americana per mettersi al riparo dalle ingerenze russe.
Poroshenko mette però le mani avanti, “solo il popolo ucraino deciderà sull’adesione o meno alla Nato, con un referendum”. Che gli ucraini decidano a favore o contro l’Alleanza atlantica rischia però di rimanere marginale visto che nessuno, né a Washington né a Bruxelles crede veramente che un piano del genere possa avere successo.
Per gli analisti una adesione dell’Ucraina alla Nato sarebbe una dichiarazione di guerra alla Russia che reagirebbe immediatamente per difendere i propri interessi nell’area. L’Ucraina, come anche la Bielorussia, rappresentano un cuscinetto tra l’Europa e la Federazione russa che non può essere toccata.
D’altronde già la Germania si è espressa contro questa ipotesi. Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco, ha detto di essere contrario all’adesione dell’Ucraina alla NATO e scettico su una possibile adesione all’Unione nel breve termine. Primo, perché lo stesso Juncker ha detto di non voler aprire le porte a nessun paese durante il suo mandato. Secondo, perché l’adesione dell’Ucraina rischierebbe di far scoppiare una guerra, questa volta vera, nel Vecchio continente.

