Si incontrano nei boschi fuori Tallin, lungo la costa del Mar Baltico o nelle fattorie sparse per la campagna ghiacciata. Sono operai e impiegati, ma anche professori universitari, studenti e commercianti, tutti accumunati da un solo pensiero: difendere i confini delle Lettonia dall’invasore russo.
Nei Paesi baltici c’è stato un vero e proprio boom di iscrizioni ai gruppi paramilitari dopo l’annessione della Crimea alla Russia. In particolare la Lettonia ha visto un aumento del cento per cento delle domande di adesione alla Kaitseliit, una formazione paramilitare al servizio del ministero della Difesa.
“Non pensiamo di sconfiggere Mosca in caso di invasione”, spiega un istruttore, “ma vogliamo fare di tutto per rallentare l’avanzata e proteggere le nostre case, finché la Nato non intervenga”. Le reclute vengono addestrate a tecniche di guerriglia e sabotaggio per contrastare il nemico.
Negli ultimi dodici mesi gli iscritti sono arrivati a quota 14.500, l’uno per cento della popolazione del Paese. Un numero consistente se si pensa che i militari di professione sono appena 3.800. I battaglioni, che agiscono sotto il comando dello Stato, sono divisi uno per ognuna delle 12 contee. Strutture simili sono presenti in tutti gli Stati che hanno subito il dominio russo. In Polonia e Lituania c’è l’Unione dei fucilieri, mentre in Lettonia la Guardia nazionale.
L’offensiva russa non è solo militare. A novembre Mosca ha lanciato un canale satellitare, Sputnik, che trasmette in lettone, lituano, svedese e in tante altre lingue. Il canale si rivolge soprattutto alla popolazione di origine russa e ai simpatizzanti di Mosca presenti in questi Paesi, come in Lettonia, dove un quarto della popolazione (1,3 milioni) è di origine russa.

