Di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Comi, lei è favorevole all’uscita dell’Italia dall’euro, come vorrebbero la Lega Nord, Fratelli d’Italia e anche il Movimento 5 Stelle?
“Io sono convinta che la struttura dell’euro e della Bce così non vadano bene. Questo non vuol dire uscire dall’euro, ma superare degli ostacoli per migliorare la situazione attuale. Un primo step verso una maggiore stabilità e integrazione è rappresentato dall’Unione bancaria. Ci deve essere un controllo delle banche da parte di un’autorità esterna, così che nessuno possa speculare sulla pelle degli altri paesi”.
Uscire dall’euro che cosa significherebbe per il nostro paese?
“Innanzi tutto avremmo un deprezzamento del 40%, in seguito una riduzione del Pil del 20% e una riduzione dei risparmi del 30%, con un aumento del debito pubblico del 30%. Un disastro insomma, soprattutto per le tasche degli italiani che avrebbero una riduzione del potere di acquisto. Ci sarebbe poi una fuga degli investitori che cercano una moneta in crescita”.
Perché ci siamo ritrovati in questa situazione?
“La Lira ha avuto un tasso di cambio sbagliato nei confronti dell’euro, è questa l’origine del problema. La Germania si avvantaggia con l’euro perché equivale al marco, l’Italia non può permettersi di giocare con una valuta come quella tedesca”.
Come andrebbe riformata la Banca centrale europea?
“La Bce così non funziona. Serve una Banca centrale che faccia come la Fed: che stampi moneta e che sia promotrice di politiche strettamente monetaristiche e inflazionistiche nel momento del bisogno e che lo faccia in tutti gli Stati membri”.
Forza Italia fa parte del Partito popolare europeo che è egemonizzato dalle posizioni tedesche del rigore. Non vi sentite a disagio?
“Essere all’interno del Ppe non significa accettare tutto quello che il gruppo propone. Altrimenti noi, come Forza Italia, non saremmo qui a lottare per una unione politica e fiscale e per un ruolo diverso della Bce”.
Il fatto che il Centrodestra sia molto frammentato ha aiutato l’euroscetticismo a guadagnare terreno?
“Le divisioni non aiutano mai. In un momento di difficoltà io ritengo che fosse necessario rimanere tutti uniti e compatti. Questo non è avvenuto, ma per dinamiche nazionali, non europee visto che qui siamo tutti all’interno del Ppe. Non sono i valori che ci dividono, sono scelte nazionali legate al governo”.
Il Centrodestra tornerà unito?
“Era uno degli obiettivi che c’eravamo posti tanto tempo fa. Lo stesso Berlusconi aveva proposto Monti come federatore del centrodestra, è un obiettivo che continuiamo a perseguire”.
Che cosa pensa di questa alleanza tra Lega, Fratelli d’Italia e il Front National di Marine Le Pen?
“La Le Pen è una donna molto in gamba. Anche se non condivido alcune sue idee, è un leader a 360 gradi. Ha fatto rinascere una posizione in Francia che era sotto tono, quella di un nazionalismo forte e orgoglioso. FdI e la Lega non hanno la stessa percentuale del Front National. Sul territorio italiano Le Pen è più vicina, in certi aseptti, a Grillo”.

