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Le Telco chiedono riforme a Juncker. “Disponibili investimenti per 80 miliardi”

Le Telco chiedono riforme a Juncker. “Disponibili investimenti per 80 miliardi”
etno
L’intervista di Affaritaliani.it a Luigi Gambardella, presidente dell’associazione che riunisce le Telco europee: “Serve un mercato digitale europeo”

Di Tommaso Cinquemani

“Il settore delle telecomunicazioni ha bisogno di una regolamentazione europea che favorisca gli investimenti. I privati sarebbero pronti ad investire 80 miliardi di euro”. Luigi Gambardella ci accoglie nel suo ufficio di Bruxelles, a due passi dalla Commissione europea. Manager Telecom, Gambardella guida da ormai quattro anni l’Etno, l’Associazione degli operatori europei di telecomunicazioni. “L’Europa avrebbe grandi possibilità, ma ha un mercato troppo frammentato e senza grandi operatori. Da Juncker ci aspettiamo che metta mano al settore nei primi sei mesi del 2015”

Gambardella, come valuta il piano da 300 miliardi di euro che ha messo in campo Jean Claude Juncker per stimolare la crescita?
“È stato il segnale che l’Europa vuole aumentare il livello di investimenti nelle infrastrutture e per farlo ha chiesto l’aiuto degli investitori privati. Come associazione che riunisce gli operatori di telecomunicazioni europee chiediamo a Juncker di confermare una politica più favorevole agli investimenti nelle nuove reti in fibra, in modo da creare interesse tra gli investitori”.

Quali risorse potrebbero essere investite se ci fosse una regolamentazione più favorevole?
“Secondo alcuni studi sarebbe possibile attivare circa 80 miliardi di investimenti. In questo modo le Telco giocherebbero un ruolo importante nel programma di rilancio economico varato da Juncker. Quello che chiediamo è di lasciare maggiore flessibilità nella definizione dei prezzi. Sarebbe un segnale che le condizioni regolamentari sono più favorevoli e questo provocherebbe un interesse degli investitori”.

Investimenti che in Europa, negli ultimi anni, sono mancati…
“Questa è una industria che si basa su grandi investimenti. In questo momento l’Europa ha estremamente bisogno di investire nelle telecomunicazioni per offrire ad un pubblico più ampio di consumatori servizi nuovi e migliori. Questo ovviamente porterebbe ad un aumento dei ricavi per le società, ma anche una crescita infrastrutturale del continente che oggi sconta un gap di competitività con gli Stati Uniti”.

A Juncker chiedete di dare maggiore attenzione alla fibra ottica, ma immagino che il vostro auspicio è che si vada verso un mercato digitale europeo. È così?
“Oggi il mercato europeo è molto frammentato e questo comporta diversi problemi. Ad esempio l’introduzione di nuovi servizi deve fare i conti con 28 regolamentazioni differenti. Pensiamo solo all’assegnazione dello spettro, fatta attraverso 28 aste con regole diverse”.

Un mercato unico porterebbe benefici per i cittadini?
“Certamente, un mercato grande, come quello europeo, attrarrebbe nel complesso più investimenti che la somma dei singoli Stati. La stessa Apple ha 28 negozi online perché ci sono regole diverse tra stato e stato. Creare un mercato dell’online europeo interessa gli investitori”.

C’è un problema di dimensione degli operatori europei? Servirebbero delle società più grandi?
“Se non riduciamo gli operatori a livello nazionale diventerà ancora più difficile creare un mercato unico europeo. Quello che chiediamo come Etno è che non ci siano degli ostacoli artificiali alle aggregazione. Oggi ci sono molte barriere che impediscono l’unione di società”.

Il presidente Juncker ha posto l’accento sulla fibra ottica, quali sono le altre sfide del settore?
“Juncker ha anche annunciato che intende portare una rivoluzione nel mercato dell’online. In sostanza vuole rendere disponibili i contenuti senza distinzione di Paese, soprattutto quando si parla di film, sport e musica. Questo vuol dire che un abbonato a Sky italiano potrà vedere sul suo tablet un programma anche se è qui a Bruxelles. Il contenuto deve poter seguire il cliente in tutta l’Unione”.

In Consiglio europeo sembra che ormai si sia arenato il pacchetto Kroes, che tra le altre cose prevede la net neutrality e l’abolizione del roaming. Qual è la vostra posizione rispetto a questo provvedimento?
“Il pacchetto della Kroes, originariamente, aveva un senso, oggi per come è stato modificato non rispecchia le nostre aspettative. Se la Commissione vuole portarlo avanti noi la sosterremo esprimendo le nostre posizioni, ma se questo processo dovesse richiedere troppo tempo è meglio ritirare il pacchetto e presentarne uno nuovo. Quello che noi vogliamo è la certezza e non possiamo accettare di aspettare due anni. L’Europa ha bisogno di investimenti subito”.

Il Presidente cinese Xi Jinping ha parlato di una nuova via della seta tra Europa e Cina basata sull’integrazione digitale. Che cosa ne pensa?
“I rapporti con la Cina sono fondamentali. Per aiutare questo progetto abbiamo lanciato una nuova piattaforma di discussione Ue-Cina focalizzata su internet, telecomunicazioni e hi-tech. Ci sono delle potenzialità enormi, deve essere favorita la collaborazione tra aziende europee e cinesi”.