Il Consiglio Ue non e’ riuscito a trovare una maggioranza qualificata a favore o contro l’autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato 1507. Dopo un acceso dibattito fra i 28, la presidenza greca ha interrotto la procedura di voto rinviando quella che e’ stata definita una “patata bollente” alla Commissione europea.
Il Consiglio, anche se non si è espresso, ha tenuto la riunione e secondo il regolamento, in caso di mancata maggioranza qualificata, la Commissione ha le mani legate e deve approvare, dando l’autorizzazione agli Stati a coltivare mais geneticamente modificato. Nessun passo indietro quindi, ma potrà fare delle consultazioni.
Nel 2010 la Commissione aveva fatto una proposta agli Stati membri per adottare una governance per dare ai singoli Paesi più flessibilità al loro interno per decidere se autorizzare o meno coltivazioni ogm. Nel 2011 il Parlamento europeo aveva dato parere positivo, ma il Consiglio non aveva raggiunto un accordo.
Durante il dibattito, l’Italia ha confermato la sua posizione contraria all’autorizzazione, con il ministro Enzo Moavero Milanesi che ha invitato la Commissione a “riflettere sulla possibilita’ di ritirare la proposta se non c’e’ una maggioranza qualificata fra gli Stati”. In tutto, dei 28 paesi solo 5 si sono espressi a favore del Mais 1507 (Spagna, Regno Unito, Svezia, Estonia e Finlandia), 4 hanno annuncato di volersi astenere (Germania, Belgio, Repubblica Ceca e Portogallo) e 19, compresa l’Italia, hanno espresso l’intenzione di votare contro l’autorizzazione.
“L’Italia deve lottare per una maggiore ‘sovranità’ alimentare. No agli OGM se si vuole un’agricoltura di qualità e sostenibile”, così Oreste Rossi, eurodeputato di FI che si occupa di sicurezza alimentare, ad Affaritaliani.it. “Su queste tematiche ci deve essere il rispetto del principio di sussidiarietà, al fine di tutelare la biodiversità e la salute dei propri cittadini”. E ancora: “Se si vuole un’ Europa libera dagli OGM sulla base dei principi della Sovranità Alimentare, l’obiettivo deve essere quello di favorire la libertà di scelta degli Stati membri di vietare le coltivazioni ogm sul loro territorio, in particolare vista anche la recente decisione del Parlamento secondo cui la presenza di polline Ogm nel miele non dovrà essere indicata obbligatoriamente in etichetta”.
Rossi aggiunge: “Il fatto che oggi in Consiglio non si sia raggiunta la maggioranza qualificata per l’autorizzazione alla coltivazione del mais ogm Pioneer 1507 fa ben sperare che ora la Commissione scelga l’approccio di lasciare liberi gli Stati di decidere in merito. In tal senso ho presentato interrogazione parlamentare alla Commissione chiedendo se a questo punto dell’iter normativo non debba finalmente lasciare agli Stati membri la libertà di scelta se proibire o meno la coltivazione degli ogm in base ai rischi per la salute e l’ambiente”.
Legambiente ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Letta e al ministro per gli Affari europei Moavero in relazione al voto che si tiene al consiglio Affari Generali della Ue sull’autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato 1507. Si tratta – precisa una nota – di una decisione molto importante che puo’ far finalmente superare l’attuale blocco in seno al Consiglio “perche’ per la prima volta la partita non e’ ancora chiusa” e i prossimi giorni saranno cruciali, per costituire una “maggioranza qualificata contraria alla coltivazione di varieta’ geneticamente modificate”. Per Legambiente la posizione del governo italiano diventa decisiva e quindi chiede di “votare senza alcuna esitazione contro l’autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato 1507, seguendo gli inviti gia’ espressi dal Parlamento europeo”.
Per Legambiente questo potrebbe essere un primo passo per poter poi “approvare durante il semestre italiano di presidenza dell’Ue il regolamento di modifica della direttiva 2001/18 in modo da consentire agli stati membri il diritto di vietare sul proprio territorio la coltivazione di Ogm anche per ragioni socio-economiche. Un diritto imprescindibile per garantire la sicurezza e la qualita’ dell’agricoltura italiana”.
