Butti negli Usa, sul tavolo AI, quantum, 6G, cybersecurity, capitali e infrastrutture strategiche.
Non è soltanto una missione istituzionale. Il viaggio negli Stati Uniti di Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, racconta qualcosa di più ambizioso: il tentativo dell’Italia di entrare da protagonista nel confronto che sta ridisegnando gli equilibri tecnologici globali.
La geografia della missione ne spiega bene il significato: New York, North Carolina, Washington. Capitale, ricerca, industria e politica. Quattro dimensioni che oggi sono sempre più inseparabili nella competizione tra le grandi potenze.
E sullo sfondo c’è il rapporto tra Italia e Stati Uniti, che negli anni del Governo di Giorgia Meloni ha assunto una crescente centralità. La sfida ora è trasformare quella solidità politica in cooperazione industriale e tecnologica.
Butti a Wall Street: intervento al NYSE e incontro con Chris Taylor
La prima parte della missione si è giocata a New York, nel cuore della finanza mondiale.
Al New York Stock Exchange, Butti ha tenuto un intervento sul posizionamento dell’Italia nella nuova competizione tecnologica internazionale e sulla necessità di costruire un rapporto sempre più stretto tra innovazione, industria e capitale.
Una scelta tutt’altro che simbolica. AI, quantum, infrastrutture digitali e reti di nuova generazione richiedono ricerca e competenze, ma anche enormi quantità di capitale. E la capacità di trasformare tecnologia in industria passa inevitabilmente dai mercati finanziari.
A margine dell’intervento, Butti ha incontrato Chris Taylor, Chief Development Officer del NYSE Group, per un confronto sul rapporto tra crescita delle imprese, innovazione e accesso ai mercati internazionali dei capitali.
L’obiettivo italiano è chiaro: non limitarsi ad attrarre investimenti, ma creare le condizioni perché le imprese tecnologiche italiane possano crescere, internazionalizzarsi e competere su scala globale.
La delegazione italiana al Nasdaq
Parallelamente, la missione ha raggiunto anche il Nasdaq, probabilmente il luogo che più di ogni altro identifica l’incontro tra tecnologia e capitale.
La delegazione della Segreteria del Sottosegretario, composta da Serafino Sorrenti, Capo della Segreteria Tecnica di Butti, e dall’ing. Marco Ambrosini, Senior Advisor del Sottosegretario, ha
incontrato Jordan Saxe, Senior Managing Director, Listing Services at Nasdaq e Head of Healthcare Listings.
Al centro del confronto, il collegamento tra l’ecosistema italiano dell’innovazione e i grandi mercati internazionali, con particolare attenzione alla crescita delle imprese tecnologiche e alla capacità di attrarre capitali.
NYSE e Nasdaq diventano così due facce della stessa strategia. Al primo, Butti ha portato direttamente la visione politica e industriale del Governo; al secondo, la delegazione della sua Segreteria ha approfondito il rapporto con uno degli ecosistemi più rappresentativi della technology economy mondiale.
Da Wall Street al Nasdaq, il messaggio è che la politica tecnologica non può più essere separata dalla politica industriale e finanziaria.
North Carolina, dentro l’ecosistema della ricerca americana
Dalla finanza alla ricerca.
La missione si è quindi spostata nel Research Triangle della North Carolina, uno degli ecosistemi tecnologici più avanzati degli Stati Uniti, dove università, centri di ricerca, imprese e investitori operano all’interno dello stesso sistema.
Gli incontri con realtà come il Duke Quantum Center e RTI International consentono all’Italia di osservare da vicino un modello particolarmente interessante: non soltanto produrre conoscenza, ma riuscire rapidamente a trasformarla in brevetti, startup, applicazioni industriali e mercato.
L’Europa dispone di ricerca e competenze di altissimo livello. Il problema è spesso la velocità con cui queste competenze vengono trasformate in imprese capaci di scalare. Ed è proprio su questo terreno che una cooperazione più stretta tra ecosistemi italiani e americani può produrre risultati concreti.
L’11 settembre alla Casa Bianca
Ma sarà Washington a dare alla missione la sua dimensione più politica.
L’11 settembre, Butti porterà alla Casa Bianca i dossier che oggi si trovano al confine tra politica industriale e sicurezza nazionale: intelligenza artificiale, quantum, capacità di calcolo, infrastrutture digitali affidabili e cooperazione tecnologica tra Paesi alleati.
La data avrà inevitabilmente un significato particolare. L’incontro avverrà nel venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, in una giornata di memoria profondamente sentita dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Per Roma il punto politico è soprattutto un altro: presentarsi a Washington non soltanto come mercato per le tecnologie americane, ma come partner industriale, scientifico e strategico.
Ed è qui che la missione di Butti si collega direttamente al lavoro svolto in questi anni dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel consolidamento della relazione con gli Stati Uniti.
Dopo la Casa Bianca, State Department e Pentagono
Il programma di Washington proseguirà poi al Dipartimento di Stato, dove il confronto si concentrerà su cybersecurity, reti affidabili, sistemi satellitari interoperabili, semiconduttori e 6G.
Proprio sulle reti di sesta generazione l’Italia vuole giocare d’anticipo, partecipando alla definizione degli standard mentre la tecnologia è ancora in fase di sviluppo.
Poi il Pentagono, dove innovazione e sicurezza nazionale si incontrano ancora più direttamente: capacità di calcolo, AI, quantum, energia e protezione delle infrastrutture critiche.
Il filo che unisce questi dossier è evidente. Chip, algoritmi, data center, reti, satelliti ed energia sono ormai infrastrutture strategiche, e la competizione tecnologica è diventata parte integrante della geopolitica.
La scommessa di Meloni: fare dell’Italia un ponte tecnologico tra Usa ed Europa
È probabilmente questo il significato politico più interessante dell’intera missione. Il rapporto costruito dal Governo Meloni con Washington può diventare la piattaforma sulla quale sviluppare una collaborazione che vada oltre la tradizionale dimensione diplomatica e di sicurezza.
L’Italia può giocare una partita particolare: essere uno dei ponti tecnologici tra Stati Uniti ed Europa, facendo leva sulla propria capacità industriale, sulla ricerca, sulle infrastrutture digitali e sulla posizione strategica nel Mediterraneo.
La missione di Butti prova a trasformare questa ambizione in una sequenza concreta: NYSE e Nasdaq per il capitale, North Carolina per ricerca e innovazione, Casa Bianca per la strategia politica, State Department e Pentagono per sicurezza e tecnologie critiche. Ora la sfida sarà trasformare gli incontri in investimenti, partnership industriali, progetti di ricerca e cooperazione permanente.
Ma il segnale politico è già evidente: l’Italia non vuole assistere alla nuova competizione tecnologica globale. Vuole sedersi al tavolo dove se ne decidono regole, alleanze e traiettorie industriali.


