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Migranti, l’Ue: “Abbiamo 10 giorni”. Atene: non saremo magazzino di anime

Migranti, l’Ue: “Abbiamo 10 giorni”. Atene: non saremo magazzino di anime
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Svolta sui migranti dal summit dei ministri degli Interni Ue. Stabiliti controlli obbligatori per tutti alle frontiere esterne, anche sui cittadini europei. Intanto scontro totale tra Grecia e Austria. Atene richiama l’ambasciatore a Vienna

I ministri degli Interni hanno raggiunto una posizione sul rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Ue. I ventotto riuniti a Bruxelles dovranno ora negoziare col Parlamento le loro proposte che prevedono, in particolare, “l’obbligo” per gli Stati membri responsabili delle frontiere esterne (Italia e Grecia, soprattutto) di condurre “controlli sistematici di tutte le persone, incluse quelle che godono di libertà di movimento in base alle regole Ue quando attraversano le frontiere esterne” dell’Ue in ingresso e in uscita. I controlli si applicano dunque anche ai cittadini europei. Si prevede anche la possibilità di applicare simili controlli anche per quanto riguarda lo spazio aereo.

La Grecia non diventerà il “Libano d’Europa, un deposito di anime” per conto Ue, con milioni di migranti e rifugiati: parola del ministro dell’Immigrazione greco, Yannis Mouzalas, che ha criticato le azioni “unilaterali” di altri Paesi che colpiscono la Grecia. “Un gran numero di partecipanti qui cercheranno di discutere come affrontare una crisi umanitaria in Grecia che loro stessi intendono creare”, ha affermato il ministro, all’indomani della riunione a Vienna con i Paesi balcanici sulla crisi dei migranti alla quale Atene non e’ stata invitata.

Mouzalas ha poi messo in guardia i Paesi vicini: “anche la Grecia può portare avanti azioni unilaterali, non accetteremo di diventare il Libano d’Europa, un deposito di anime, anche se con i finanziamenti europei”. Il riferimento a Beirut è ai più di un milione di profughi siriani che hanno trovato ospitalità in Libano, rappresentando ormai quasi un terzo della popolazione totale.  Nel frattempo Atene ha richiamato il proprio ambasciatore a Vienna per “consultazioni”.

Se entro i prossimi 10 giorni non ci saranno “risultati tangibili” sul fronte della strategia europea di gestione dei flussi di migranti, “il rischio e’ che l’intero sistema collassi completamente”. Lo ha detto al termine del Consiglio dei ministri degli Interni Ue il commissario agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos. La “scadenza” entro la quale l’Europa deve avere ottenuto “risultati tangibili” e’ quella del prossimo 7 marzo, giorno in cui e’ in programma un vertice dei capi di Stato e di governo Ue con il premier turco Ahmet Davutoglu. Sara’ l’occasione per i leader di fare il punto della situazione sullo stato dell’attuazione delle misure decise dall’Ue e nel piano di azione congiunto Ue/Turchia.

Riuscirci, secondo Avramopoulos, “e’ un crash test per l’Europa, le sue istituzioni, i governi nazionali e la societa’ europea”, ha osservato. “Non e’ questo il momento delle azioni non coordinate – ha aggiunto, riferendosi in particolare alla decisione austriaca di limitare gli ingressi nel paese e alle conseguenti reazioni della Grecia – occorre tornare al piu’ presto alla piena operativita’ del sistema Schengen di libera circolazione e applicare tutte le misure prese: gli hotspot, la redistribuzione, senza mai dimenticare che quello che e’ in gioco sono le vite umane”. A chi pensa che “sia necessario trovare soluzioni nazionali perche’ quelle europee non funzionano, dico che sono proprio quelle azioni nazionali che impediscono alla strategia europea di funzionare”. Infatti, l’emergenza profughi “non e’ un problema di questo o quel paese, ma un problema paneuropeo”. Quanto ai piani di emergenza sui quali la Commissione sta lavorando in collaborazione con l’Unhcr “non devono sostituire l’attuazione degli impegni gia’ presi”.