Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha convocato per giovedì a Bruxelles una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea per affrontare l’emergenza immigrazione dopo il nuovo tragico naufragio nel Mediterraneo.
La riunione era stata richiesta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. “La situazione nel Mediterraneo e’ drammatica e non può continuare cosi’: non possiamo accettare che centinaia di persone muoiano cercando di attraversare il mare per venire in Europa”: sono le parole con cui il presidente Tusk ha spiegato la convocazione del vertice straordinario.
“L’obiettivo della riunione – ha aggiunto – e’ discutere che cosa gli Stati e le istituzioni europee possono e devono fare per alleviare la situazione ora”. L’emergenza, ha sottolineato, “non riguarda solo i paesi del sud Europa, ma tutti noi: per questo – ha concluso Tusk – dobbiamo agire insieme e ora”.
Sul piatto le proposte avanzate da più parti sono molte, ma nessuna è di semplice esecuzione. Prima di tutto bisogna cercare di tamponare la crisi mettendo in piedi una nuova missione di soccorso e salvataggio sullo stile di Mare Nostrum. L’Italia può fornire la gestione operativa, ma gli altri Paesi dovranno metterci risorse e mezzi.
Chi parteciperà? Ancora presto per dirlo, ma in molti si tireranno indietro. C’è poi il problema di dove mettere i migranti e i richiedenti asilo. Le strutture al Sud Italia sono al collasso e Renzi vorrebbe procedere ad una ridistribuzione dei migranti tra gli Stati dell’Unione. Ipotesi questa non solo in conflitto con le regole di Dublino II, ma che vede l’opposizione di quasi tutti i governi.
C’è poi l’orizzonte di lungo periodo. Si deve cioè trovare una soluzione che non renda necessari i viaggi della speranza. E da questo punto di vista l’Unione ha proposto dei centri per i richiedenti asilo in nord Africa. Tema che però va a braccetto con la situazione in Libia, Siria e più in generale nei territori sconvolti dalla guerra.
Se non si eliminano le cause della fuga delle persone l’Europa non vedrà mai la fine della crisi umanitaria e si vedrà costretta ad accogliere milioni di persone o a guardare inerme altri barconi affondare nel Mediterraneo. Su come risolvere questi nodi ancora delle proposte concrete non ci sono. C’è chi propone di mandare i militari sul campo, in Libia, sotto l’egida Onu, ma sembra più probabile che alla fine si opti per cercare di stabilizzare l’area per vie diplomatiche.

