Ad Alexander Lukashenko, l’ultimo dittatore d’Europa, le cose non potevano andare meglio. I venti di guerra fredda che spirano tra la Russia e l’Unione europea hanno portato profitti insperati oltre ad un ruolo di primo piano nella politica del Vecchio continente.
La Bielorussia, paese poverissimo di dieci milioni di abitanti stretto tra la Polonia e la Federazione russa, ha registrato una impennata delle importazione di generi alimentari dall’Europa. Sembra che i grossisti di Minsk, che hanno ottimi rapporti con i loro omologhi russi, stiano importando merci dall’Unione rivendendole oltreconfine. A registrate una impennata sono state soprattutto le merci su cui Mosca ha posto l’embargo.
Per fare un esempio le importazione di pesce, da parte di Minsk, negli ultimi tre mesi sono raddoppiate. In certi casi i prodotti vengono lavorati e rivenduti, in altri le etichette polacche, tedesche o italiane vengono semplicemente rimpiazzate con quelle bielorusse.
Ma Lukashenko ha ritrovato anche un nuovo ruolo politico grazie alla crisi. I negoziati tra Unione europea e Russia passano infatti anche attraverso Minsk, che come ‘stato cuscinetto’ ha la capacità di parlare ad entrambi gli interlocutori. Non a caso le roadmap siglata da Mosca e Bruxelles per riportare la pace in Ucraina prende proprio il nome della capitale bielorussa.

