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Multinazionali, affari d’oro in Cambogia. Ma a pagare sono i contadini italiani

Multinazionali, affari d’oro in Cambogia. Ma a pagare sono i contadini italiani
riso
L’Ue ha tolto i dazi doganali al riso cambogiano, che ha invaso il mercato europeo. Gli agricoltori italiani rischiano di dover abbandonare i campi, “mentre a guadagnarci sono le grandi industrie farmaceutiche e siderurgiche”. L’intervista di Affaritaliani.it ad Alberto Cirio, eurodeputato di FI in commissione agricoltura

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Cirio, lei ha lanciato l’allarme per il settore risicolo italiano, che cosa succede?
“Il mercato europeo è invaso da riso a basso prezzo proveniente dal Sud Est asiatico, in particolare dalla Cambogia, con la quale l’Unione europea ha stretto un accordo per eliminare i dazi alle importazioni”.

Prima dell’accordo quali erano i dazi?
“Prima del 2010 i produttori cambogiani dovevano pagare 175 euro alla tonnellata, dopo l’accordo questo sovrapprezzo non è più dovuto”.

Quali sono state le conseguenze per il settore risicolo italiano?
“Noi produciamo il 40 per cento del riso europeo. Oggi assistiamo ad una invasione del prodotto asiatico che di fatto sta mettendo fuori gioco gli agricoltori italiani, che non possono scendere a prezzi così bassi”.

Esiste una soluzione al problema?
“Certo, esiste una clausola di salvaguardia in questi tipi di accordi. Quando mutano le condizioni rispetto a quando si è sottoscritto l’accordo si può disapplicare il contratto perché se ne ha un danno. Questo ci permetterebbe di ripristinare i dazi”.

Perché non ci siamo appellati a questa clausola?
“Il governo Renzi ha scritto una lettera alla Commissione europea nel luglio dell’anno scorso chiedendo di ripristinare i dazi doganali. Ma, a detta degli stessi funzionari Ue, la richiesta è stata così blandamente motivata che la Commissione non vi ha dato corso. È stato un modo per il governo di tutelarsi da future critiche”.

Avete chiesto alla Presidenza del Consiglio di ritornare sull’argomento?
“Certamente, durante il semestre italiano, quando eravamo noi a dare le carte, abbiamo segnalato al ministro Martina questo problema, ma il dossier non è stato neppure preso in considerazione. Io stesso ho posto il problema in Parlamento, ma dalla Commissione europea chiedono che sia il governo italiano a farsi avanti”.

Non era prevedibile che un accordo di abbattimento dei dazi doganali con la Cambogia avrebbe causato questa situazione?
“Certo che era prevedibile, la colpa è stata anche degli europarlamentari che durante la scorsa legislatura non si sono accorti del pericolo. In ballo ci sono interessi importanti”.

Di quali interessi sta parlando?
“Di quelli delle multinazionali siderurgiche, farmaceutiche e chimiche. Se una grande azienda vuole vendere delle medicine o dei vagoni ferroviari alla Cambogia, ha bisogno che quel paese possa pagare. Così si creano le condizioni in Europa perché i cambogiani possano vendere il loro unico prodotto: il riso”.

Quindi il fatto di aver tolto i dazi non è un aiuto per lo sviluppo di quel Paese?
“Assolutamente no, si voleva solo mettere la Cambogia nelle condizioni di comprare i prodotti di alcune grandi industrie europee. Questo vuol dire che gli agricoltori italiani pagano gli interessi della grande industria”.