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Nato, via all’operazione militare Trident Juncture sul territorio Ue

Nato, via all’operazione militare Trident Juncture sul territorio Ue
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L’Occidente mostra i muscoli a Russia e Medio Oriente. Scatta su territorio Ue l’operazione Trident Juncture, la più grande esercitazione della Nato dal 2002 a oggi. Coinvolti oltre 36 mila militari e 230 unità di 28 Paesi Nato

Una nazione invade un piccolo Stato vicino, e minaccia di fare altrettanto con un altro Paese. Si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu e da’ mandato alla Nato di intervenire in difesa del Paese invaso e a tutela di quello minacciato di subire la stessa sorte. La Nato interviene, scatta l’operazione “Trident Juncture 2015”, l’esecitazione che da mercoledì prossimo fino al 6 novembre prossimo coinvolgerà anche basi militari della Sardegna. Numeri impressionanti quelli studiati a tavolino e quindi tradotti in fase operativa: 36mila militari, pari a 230 unità, di 28 Paesi Nato e di altri 7 partner (Finlandia, Svezia e l’Ucraina che da anni è in predicato di entrare nell’Alleanza atlantica, quindi Austria, Bosnia Erzegovina, Macedonia e Australia); oltre 140 aerei; 60 navi; teatro operativo Italia, Portogallo, Spagna, Oceano Atlantico e mar Mediterraneo. Paesi osservatori come Brasile, Messico, Colombia. Inoltre, diverse organizzazione non governative e organizzazioni umanitarie. E, per la prima volta, anche industrie internazionali della difesa.

“Trident Juncture 2015” è la più grande esercitazione della Nato dal 2002 ad oggi. L’obiettivo è anche avere risposte agili al terrorismo di matrice islamica, ovvero anti-Isis. Il nome del Paese invasore – sulla carta e puramente teorico – non è dato di conoscere. Quattromila i militari italiani che devono intervenire. Oggi si è svolta la cerimonia di apertura nello scalo militare del 37^ Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani Birgi, che sarà uno degli scenari italiani coinvolti, assieme a Capo Teulada (Sardegna) per l’Esercito, le acque del Mediterraneo centrale per la Marina, con apporti aerei da Grosseto, Pisa, Amendola (Foggia), Decimomannu (Sardegna). L’avvio della cerimonia e’ stata la presentazione delle bandiere nazionali dei Paesi partecipanti all’esercitazione e quindi la bandiera Nato. Presenti il capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, generale Claudio Graziano, il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, il vice Segretario generale della Nato, l’ambasciatore Alexander Vershbow, il comandante supremo alleato della Trasformazione (ACT), generale Denis Mercier, il responsabile del comando alleato interforze di Brunssum (JFC B), il capo militare Nato in Europa, generale Petr Pavel, ed altri rappresentanti dei vertici dell’Alleanza. Particolarità di questa esercitazione è quella rappresentata dall’area operativa: il fianco sud dell’Alleanza atlantica, area dove in realtà le crisi politiche e le conseguenti ricadute militari sono sempre più emergenti. E questo aspetto viene sottolineato a più riprese dagli addetti ai lavori. L’apporto italiano all’estero durante questa esercitazione prevede la presenza di 200 militari: in Spagna, fulcro a Saragozza, una batteria antiaerea, team tattici (intelligence, psicologica, Genio e cooperazione), un reggimento di parà; in Portogallo un reggimento di Lagunari.

Vicesegretario generale: “Siamo in una situazione pericolosa” 

Garantire il pronto intervento delle forze Nato “e’ una sfida, diventa sempre più importante”, considerando che “ora siamo in una situazione più pericolosa: la Russia supporta i separatisti in Ucraina, c’è il problema Siria, poi la Libia, e Stati che hanno aperto le porte al terrorismo”. Cosi’ il vicesegretario generale della Nato, ambasciatore Alexander Vershbow, intervenuto oggi nello scalo militare di Trapani Birgi con i vertici militari della Nato in Europa per la cerimonia di avvio della ‘Trident Juncture 2015′, la più importante e – dal punto di vista di uomini e mezzi impiegati – poderosa esercitazione dal 2002 ad oggi, con teatri operativi in Italia, Spagna, Portogallo e mare Mediterraneo. Per l’Italia e’ presente il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, mentre la parte politica era rappresentata dal sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano. Vershbow ha quindi rilevato l’esigenza di “potersi muovere velocemente e rispondere alle crisi oltreconfine quando si presentano le minacce”. L’esercitazione – in programma operativamente da mercoledì 21 al prossimo 6 novembre – è di quelle che “mettono sotto esame” la Nato, ne verificano cioè la capacità e la prontezza di risposta, “capire come agiamo quando siamo sotto pressione”. l’approccio e multidisciplinare, ed è significativo che ci siano Paesi osservatori. “L’esercitazione serve a dimostrare – ha aggiunto il vicesegretario generale – che la Nato è pronta a difendere ogni aleato, dimostrare che possiamo garantire tutti, dall’impegno militare tradizionale alle nuove sfide. Ci saranno tante lezioni, abbiamo lavorato tanto nella preparazione e sono certo che continueremo nella forza e nell’alleanza della Nato”.