L’obiettivo dei paesi Baltici di allacciarsi alla rete elettrica europea tagliando fuori l’enclave russa di Kaliningrad rischia di esacerbare la tensione che si è venuta a creare nella regione con la crisi in Ucraina. Ci vorrà almeno un decennio, ma alla fine Kaliningrad, strategico lembo di territorio schiacciato tra Polonia e Lituania, rischia di restare senza rete elettrica
L’atmosfera nella zona è già particolarmente tesa. Qualcuno teme che l’elettricità possa essere un casus belli come il gas lo è stato in Ucraina. La Lettonia sta utilizzando il suo semestre di presidenza dell’Unione Europea per spingere sull’argomento della rete elettrica in particolare caldeggiano un unico mercato energetico europeo per rendere l’intero continente più sicuro e meno legato alla Russia.
“Con il crescente rischio di sicurezza nel Baltico causato dalla Russia, è molto discutibile rimanere dipendente per l’elettricità da uno Stato potenzialmente ostile”, ha dichiarato Agnia Grigas, consulente indipendente specializzata sui paesi Baltici. In questi giorni la Lettonia sta ospitando a Riga ministri europei e membri della Commissione Europea per parlare dell’aumento delle connessioni tra i diversi paesi europei entro il 2020.
Qualche ufficiale europeo sostiene che il termine non sia così preciso e i dubbi che una piena sincronizzazione tra i diversi Stati membri sia davvero raggiungibile sono tanti. “Il nostro obiettivo futuro è raggiungere un sistema centralizzato a livello europeo per quanto riguarda l’Ue”, ha detto Varis Borks, presidente dell’operatore del sistema di trasmissione lettone.
Stessa musica dall’Estonia, dove i vertici della Elering hanno affermato che nei paesi Baltici c’è “un profondo e largo consenso sull’argomento” ma hanno anche aggiunto che il termine del 2025 per la sincronizzazione completa è più realistico del 2020. Finora i paesi Baltici sono sempre stati parte del circuito Brell che comprende Bielorussia, Russia, Estonia, Lettonia e Lituania, tutti collegati agli operatori russi.
La Russia sta nel frattempo cercando di rendere Kaliningrad più autonoma dal punto di vista energetico approntando insieme a Gazprom nuovo immagazzinamento di gas nell’enclave. Molti analisti sono però scettici sul percorso di emancipazione dei paesi Baltici dalla Russia. “La decisione di lasciare il circuito russo richiederà miliardi di euro di investimenti in infrastrutture ma anche decisioni politiche ai massimi livelli”, ha affermato Aleksandra Gawlikowska-Fyk dell’Istituto Polacco degli Affari Internazionali. Sarà una sfida molto tortuosa e difficile che rischia di essere molto dispendiosa e soprattutto rischia di provocare conseguenze a livello politico.

