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Partecipare all’Efsi attraverso Cdp, così Renzi supera i vincoli europei

Partecipare all’Efsi attraverso Cdp, così Renzi supera i vincoli europei
matteo renzi
Il governo annuncia che parteciperà al Fondo strategico europeo con 8 miliardi stanziati dalla Cassa depositi e prestiti. Un finanziamento indiretto però, che aggirerà il vincolo sulla non-selezionabilità dei progetti e anche quello del calcolo del 3%. L’analisi

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Lunedì la Bce di Draghi ha dato il via al famoso piano di Quantitative easing. Ieri l’Eurogruppo ha dato il suo ok al Fondo europeo per gli investimenti strategici. Sembra che l’Europa, dopo anni di torpore, si sia lanciata verso un massiccio piano di investimenti per rilanciare crescita e consumi.

All’Efsi (nell’acronimo inglese), parteciperanno Germania, Italia e Francia, con otto miliardi ciascuno, e anche la Spagna, con 1,5 miliardi. Mentre si attendono nuove adesioni, Matteo Renzi ha fatto sapere che Roma parteciperà indirettamente, sia in termini di bilancio che in termini di Fondo. Detta in altre parole l’esecutivo non aprirà i cordoni della borsa per finanziare l’Efsi, ma chiederà a Cassa depositi e prestiti di puntare su alcuni progetti selezionati.

Come mai questa decisione? Presto detto, in questo modo Renzi (come anche gli altri governi europei che hanno aderito nelle medesime modalità) bypasserà due regole europee imposte da Bruxelles, ma che alle cancellerie europee proprio non andavano giù.

La prima è il divieto assoluto, sancito da Juncker, di prevedere una scelta di tipo politico dei progetti da garantire attraverso il Fondo strategico. I dossier saranno infatti selezionati da un team di esperti indipendenti che ne decreteranno la genuinità. Una scelta fatta per garantire che le decisioni vengano prese sulla base del ritorno economico e dell’utilità pubblica. Un modo per attirare gli investitori privati che dovrebbero mettere i famosi 315 miliardi di euro.

Se il governo italiano avesse investito direttamente nel Fondo non avrebbe avuto alcuna possibilità di scegliere i progetti da finanziare e magari i soldi dei contribuenti, invece di andare spesi nella banda larga, avrebbero contribuito ad ampliare il porto di Rotterdam o a sviluppare l’alta velocità in Polonia. Finanziando invece i progetti Renzi si tiene libero di scegliere ciò su cui investire.

Ma una domanda sorge spontanea: con il piano Juncker diciamo addio ad austerity e vincoli di bilancio? Certo che no. Anche se da Bruxelles non hanno dato delucidazioni sulla scorporabilità dei finanziamenti all’Efsi (o ai suoi progetti), Berlino e gli altri Paesi rigoristi non vogliono assolutamente abbassare la guardia.

Ecco quindi il secondo escamotage di Renzi. Cassa depositi e prestiti non è pubblica, ma è una Spa. Il suo azionista di maggioranza è lo Stato, ma le risorse che gestisce sono private, i miliardi raccolti con il risparmio postale. Un gruppo solido, nato nel 1850 insieme all’Italia, che già investe in imprese e progetti pubblici e che in questi anni ha provato a sostenere l’economia.

Ma cosa più importante di tutte, i suoi bilanci non concorrono a formare quelli italiani. Ecco allora che la Cdp, come la Kfw tedesca, può finanziare il Fondo strategico senza indebitare lo Stato e senza che questo sfori il tetto del 3%.