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Presidenziali, ultima chance per Atene. A Bruxelles si teme l’effetto contagio

Presidenziali, ultima chance per Atene. A Bruxelles si teme l’effetto contagio
Alexis Tsipras (4)
Se il 29 dicembre il Parlamento greco non eleggerà il nuovo presidente, il Paese dovrà tornare al voto. E Syriza ha i numeri per andare al governo, con conseguenze imprevedibili…

Il voto di domani è l’ultima chance per Antonis Samaras di scongiurare le elezioni anticipate. Consultazioni che, secondo gli ultimi sondaggi, lo vedrebbero sconfitto. Il Parlamento greco voterà per la terza ed ultima volta per eleggere il nuovo presidente. Il governo ha proposto il nome di Stavors Dimas, ex commissario europeo e uomo di Nuova democrazia, il partito di Samaras. Alle prime due votazioni Dimas è stato bocciato, ma domani, con il quorum sceso da 200 a 180 voti, l’esecutivo spera di superare la prova.

Una bocciatura vorrebbe dire andare ad elezioni anticipate e tutti i sondaggi danno Syriza in testa. Il partito guidato da Alexis Tsipras promette di stracciare gli accordi sottoscritti con la Troika e di rivedere molte delle misure di austerità varate in questi anni dal governo di centrodestra. Ma la notizia di possibili elezioni anticipate ha già fatto perdere alla borsa di Atene il 20 per cento in pochi giorni.

A Dimas mancano almeno una ventina di voti che potrebbero arrivare da ‘franchi tiratori’ interessati a non perdere il posto nell’Emiciclo o da simpatizzanti di Sinistra democratica, partito blandito dal premier Samaras e che sarebbe fondamentale per eleggere il nuovo presidente.

Intanto Alexis Tsipras si sente già al governo e rassicura gli investitori internazionali, smorzando i toni su alcune promesse fatte nei mesi scorsi. A Bruxelles temono che una vittoria di Syriza distrugga i progressi fatti in questi anni e faccia scappare i pochi investitori internazionali. Un rialzo dello spread renderebbe Atene incapace di finanziarsi sui mercati e la contrarietà di Tsipras a chiedere aiuto alla Troika rischia di rendere il Paese insolvente, mandandolo gambe all’aria e minacciando di tirarsi dietro una parte dell’Unione.