di Tommaso Cinquemani
Matteo Renzi lo ha detto più volte: bisogna fare i compiti a casa per arrivare all’appuntamento del semestre europeo a guida italiana forti e credibili. L’idea del premier è quella di approfittare del ruolo di guida del Consiglio europeo per cambiare la linea politica passando dal rigore di ispirazione nordica ad un sistema più attento alla crescita e agli effetti sociali delle politiche di austerity. Gli intenti sono condivisi da più di un Paese, ma il premier rischia di rimanere a bocca asciutta.
Basta guardare il calendario per capire che Renzi avrà al massimo un mese e mezzo per imprimere l’auspicata ‘svolta’. Il 25 maggio si terranno le elezioni del Parlamento europeo, la prima settimana di luglio si insedierà il nuovo emiciclo, si formeranno i gruppi e verrà eletto il nuovo presidente. La seconda settimana ci sarà invece la nomina del nuovo presidente della Commissione europea, considerato, con una buona dose di approssimazione, il premier d’Europa, il capo dell’esecutivo. Il nuovo presidente (che secondo gli ultimi sondaggi sarà il tedesco Martin Schulz) non entrerà però immediatamente in carica. Tra settembre e ottobre ci sarà infatti l’audizione da parte del Parlamento dei vari commissari (i ministri europei) che poi formeranno il nuovo esecutivo che inizierà a lavorare non prima di fine ottobre. Fino a quel momento Barroso continuerà a guidare l’Europa per la normale amministrazione.
Ecco allora che Renzi potrà imprimere il suo nuovo corso alle Istituzioni europee solo a partire da inizio novembre. Un mese e mezzo di ‘governo’ visto che a metà dicembre, con le vacanze natalizie in arrivo, i lavori della commissione si faranno più lenti. Ma c’è di più: il Parlamento europeo sarà rinnovato per un terzo e la commissione al 100%. Questo significa che prima che i nuovi eletti siano in grado di guidare l’Unione dovranno passare alcuni mesi di rodaggio, vanificando così la chance dell’Italia di cambiare lo status quo.















