Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Professor Villafranca, quali saranno le sfide di politica estera che l’Europa dovrà affrontare nel 2015?
“Il dossier russo è certamente quello più complicato. Le sanzioni adottate da Bruxelles sono il segnale che l’attenzione è alta. Cercare di risolvere la crisi Ucraina e gestire i rapporti con Putin sono le priorità e l’Italia con Federica Mogherini svolgerà un ruolo di primo piano”.
L’economia russa è al tracollo, possiamo essere contenti?
“Il Pil russo è passato dal più 8% di qualche anno fa al meno 4%, con il rublo che ha perso il 50% del valore rispetto al dollaro. Nel lungo periodo questa non è una situazione di cui rallegrarsi, un indebolimento così forte di Mosca può portare ad un irrigidimento del suo establishment”.
Ci sono altre crisi da affrontare?
“Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono fondamentali. C’è un arco di instabilità, dalla Libia alla Siria, che va gestito”.
Dal punto di vista economico immagino che la sfida sia riportare la crescita in Europa, o sbaglio?
“Certamente è questa la priorità. Il piano Juncker contiene degli elementi interessanti, anche se credo sia ottimistico pensare di mobilitare 315 miliardi di investimenti privati con 21 miliardi di fondi pubblici”.
Quali sono le criticità di questo Fondo per gli investimenti strategici?
“Di sicuro la tempistica, visto che il Fondo sarà operativo nell’autunno del 2015. Poi la quantità di denaro che riuscirà a mobilitare. Ma l’elemento forse più interessante è il fatto che Juncker sia riuscito a fare passare l’idea che i contributi degli Stati siano scomputati dal calcolo del tetto del 3%. Non bisogna però illudersi che questo piano basti a rilanciare l’economia”.
Che cosa serve allora al Vecchio continente per tornare a crescere?
“Serve un rilancio degli investimenti pubblici nazionali. E’ questa la vera sfida sulla quale i Paesi del nord, come la Germania, proprio non ci sentono. Se l’andamento degli investimenti avesse seguito quello registrato nel 2008, prima della crisi, dovremmo avere ogni anno 380 miliardi di risorse in più rispetto a quelle attuali. Si capisce quindi che i 315 miliardi di Juncker non possono bastare”.
Ma gli Stati non possono investire se non si modificano le regole di bilancio…
“Juncker ha detto di voler avere un ruolo politico. Allora deve mettere tutti i capi di Stato e di governo attorno ad un tavolo per rivedere i parametri di Maastricht e cambiare le regole pensate per un continente che stava per adottare l’euro”.
Ma la Germania o la Svezia non accetteranno mai che l’Italia o la Spagna abbiano maggiore libertà di spesa…
“Si può prevedere un rafforzamento del metodo comunitario, in cui la Commissione non solo identifica gli investimenti ma è anche responsabile per la loro attuazione. E’ una posizione espressa da Draghi, ma è anche quella di Obama, del Fmi e del G20”.
Nel 2015 le forze populiste sono destinate a rafforzare la loro presa sull’elettorato?
“Moltissimo dipenderà dall’evoluzione della crisi economica e dalle scadenze elettorali. Ma certo non è un problema che si risolverà nel 2015. Un caso clamoroso è quello greco, dove Alexis Tsipras potrebbe andare al governo”.
E in Inghilterra, dove si voterà prima dell’estate, l’Ukip di Farage vincerà le elezioni?
“Bisogna stare attenti a non fare un parallelo tra le elezioni politiche e quelle europee. I britannici hanno votato alle Europee con il proporzionale, che è un sistema culturalmente a loro quasi sconosciuto. Ma alle Politiche voteranno con il maggioritario. L’exploit dell’Ukip non è detto che si ripeta alle elezioni nazionali, dove collegio per collegio il britannico deve decidere quale candidato preferisce”.

