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Road map per l’Unione energetica. Zanonato: “L’Europa troppo vulnerabile”

Road map per l’Unione energetica. Zanonato: “L’Europa troppo vulnerabile”
zanonato
“La crisi ucraina ha imposto un ripensamento della strategia energetica europea. Stiamo andando verso un sistema più sicuro, economico e verde”. Flavio Zanonato, ex ministro dello Sviluppo economico e membro della commissione Industria, Ricerca ed Energia al Parlamento europeo, analizza con una intervista ad Affaritaliani.it la strategia per l’Unione energetica appena presentata dalla Commissione europea

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Zanonato, quali sono gli obiettivi della Strategia quadro sull’Unione energetica presentata questa settimana dalla Commissione europea?
“L’obiettivo principale dell’Unione energetica è la diversificazione dei fornitori e delle fonti d’energia. Questo comporta non solo un risparmio economico nell’approvvigionamento, ma anche una maggiore sicurezza. L’Europa non può dipendere dalla volontà di qualche Stato. Infine lo sviluppo delle energie rinnovabili, con una bassa emissione di gas serra. Insomma, vogliamo una energia sicura, sostenibile e competitiva”.

Ci sono anche degli obiettivi di riduzione dei consumi?
“Più si vive e si lavora in un sistema efficiente, meno energia si consuma. Questo significa meno inquinamento e meno dipendenza dalle forniture estere. Nei prossimi anni interverremo sui settori che assorbono le quote maggiori di risorse. Quindi il riscaldamento, che conta per il 40%, il trasporto, che arriva al 35%, e la produzione di energia elettrica, che è terza con il 25% di risorse consumate”.

La crisi russa e quella libica hanno dimostrato come il gas sia la materia prima più a rischio in questo momento. L’Europa come si può mettere al riparo dalle crisi geopolitiche?
“Ci sono vari interventi che possono essere fatti. Prima di tutto, come detto, avere più fornitori. Per fare questo però bisogna anche prevedere la reversibilità dei flussi dei gasdotti, in modo che il metano possa essere indirizzato verso i paesi che ne hanno bisogno. A questo si collega la questione dei rigassificatori”.

In che senso?
“Il gas arriva o via tubo o via nave. In Spagna hanno delle buone infrastrutture per rigassificare il metano, ma sono mal collegati con il resto d’Europa. È evidente che per l’Italia sarebbe conveniente avere la possibilità di fare arrivare del gas dalla penisola iberica nel caso ci fossero problemi con l’Algeria, la Libia o la Russia. Opzione che adesso non è realizzabile, appunto, perché mancano i tubi di collegamento con la Spagna”.

L’Italia è poco connessa con il resto d’Europa? Si andrà verso la costruzione di elettrodotti transfrontalieri?
“L’Italia non è ben collegata. Da una parte è necessario lavorare sulla smart grid, una rete intelligente di elettrodotti in grado di integrare le azioni di chi è connesso, produttori e consumatori. Dall’altra dobbiamo puntare sui gasdotti: garantire il meccanismo di reverse flow, quindi la bidirezionalità dei flussi, e costruirne di nuovi”.

Il completamento dell’Unione energetica porterà ad una diminuzione del prezzo della bolletta energetica?
“Sicuramente sì, una maggiore diversificazione dei fornitori significa maggiore concorrenza e quindi una riduzione dei prezzi. Ad esempio lo shale gas Usa costa un terzo del gas algerino. Inoltre se saremo in grado di costruire un sistema più efficiente avremo meno bisogno di importare energia”.

Di quali cifre stiamo parlando?
“Al momento l’energia più costosa , rispetto agli altri Paesi, è quella elettrica. La bolletta nazionale si aggira intorno ai 40-42 miliardi di euro l’anno. Una buona politica energetica ci farebbe risparmiare alcuni miliardi”.

Perché l’elettricità costa tanto?
“Perché l’Italia usa il metano per produrla, che è molto costoso. Altri paesi usano il nucleare, come la Francia, o il carbone, come la Germania o la Polonia”.

A livello europeo si andrà verso la costituzione di operatori sovranazionali che operino in maniera integrata in più Stati?
“In Europa abbiamo una economia di mercato e gli operatori sono già internazionali. Il problema è avere degli enti regolatori unici e un mercato uniforme, in modo che le nostre industrie energivore possono approvvigionarsi agli stessi costi dei francesi o dei tedeschi”.

Uno degli obiettivi dell’Unione energetica è sfruttare maggiormente le risorse del territorio. Ci sarà una corsa a nuove trivellazioni o si punterà sulle rinnovabili?
“A livello di rinnovabili noi abbiamo degli obiettivi ben precisi. Come Unione dobbiamo raggiungere entro il 2020 una quota di energia verde pari al 20%. E puntiamo entro il 2030 a fare il 27%. Data questa cornice ogni Paese poi è libero di sfruttare le risorse energetiche fossili che ha sul territorio”.

Ci sono piani per lo sfruttamento dello shale gas, come è stato fatto negli Stati Uniti?
“L’Italia ha escluso l’uso del gas di scisto, ma alcuni paesi ci stanno pensando, ad esempio la Gran Bretagna e la Polonia. Da questo punto di vista ognuno fa quello che preferisce”.