Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Schulz porta la Spd sopra la Cdu di Merkel

Schulz porta la Spd sopra la Cdu di Merkel

 

Secodno la tv Ard se si andasse a votare domani il partito socialdemocratico tedesco batterebbe i cristianodemocratici per 32% a 31%. Un 11% andrebbe agli euroscettici di Alternativa per la Germania, mentre i Verdi si dovrebbero accontentare di un 8%. Per la Spd é tempo di festeggiamenti visto che il partito che ha candidato Martin Schulz alle elezioni di settembre non era mai stato cosí popolare in Germania dal 2006, mentre ora la Cancelliera Merkel, sostenuta dalla cordata Cdu-Csu, si trova contro il suo stesso aprtito.

I tre jolly di Martin Schulz

Ma a cosa é dovuto questo boom nei consensi? Le ragioni sono varie. Prima di tutto da Presidente dell’Europarlamento si é sempre tenuto fuori dalla mischia politica nazionale, cosa che lo ha fatto apparire agli occhi dei tedeschi come ‘non il solito politico’. Secondo, Schulz ha un viso rassicurante, dicono gli analisti, e una dialettica impeccabile. Terzo, cosa fondamentale, parla alle classi operaie.

Schulz intercetta il voto delle classi operaie

Martin Schulz, “l’imperatore dei lavoratori”. Oppure “il miracolo Schulz”, che fa il paio con lo Schulz in stile Obama che da un po’ di tempo campeggia sui manifesti. Ma anche lo “Schulz-souffle’”, che ora cresce sempre di piú ma che presto o tardi é destinato a sgonfiarsi. Ebbene sí, la svolta a sinistra dello sfidante di Angela Merkel alla cancelleria, con l’annuncio dell’attacco frontale alla riforma-totem targata Spd di Gerard Schroeder, la famosa (o famigerata, dipende dai punti di vista) “Agenda 2010” che ridisegnó il mercato del lavoro e il welfare tedeschi, ha avuto un impatto formidabile sui media tedeschi. Complice ovviamente anche il boom nei sondaggi del campione della Spd e il conseguente nervosismo nelle centrali degli altri partiti, a cominciare dalla Cdu/Csu di Frau Merkel, in queste ore é un profluvio di commenti a quello che si presenta come la base del programma elettorale di Schulz, e cui i punti-cardine sono il prolungamento dei sussidi di disoccupazione, la lotta al precariato, lo stop al deprezzamento delle pensioni.

Schulz vuole rottamare l’Agenda 2010

“Di una cosa bisogna dare atto a Schulz – scrive per esempio lo Spiegel on line – Ossia che ha un talento naturale per le campagne elettorali. Dice il candidato dell’Spd che chi perde il sussidio dopo una vita di lavoro, vede stravolgersi l’esistenza. Ebbene, toccare questo punto vuol dire passare all’offensiva su uno dei fianchi scoperti della sua candidatura”. Il riferimento e’ alla fatto che l’ex presidente dell’europarlamento e’ uno dei maggiori esponenti del partito che la “Agenda 2010” la ideó e mise in pratica, cioé la Spd. “Ora invece il suo messaggio, che ripete in ogni occasione, é che deve esserci giustizia sociale per tutti quelli che lavorano duro”.

I media cercano di interpretare il fenomeno Schulz

D’accordo anche la Zeit, che pure ricorda come l’”Agenda 2010″ sia stato per lungo tempo un propellente straordinario per l’economia tedesca. “Pero’ fu questo stesso pacchetto di riforme ad allontanare tante persone dalla Spd, a spingerle verso il partito di sinistra la Linke o tra le braccia dei populisti dell’Afd”. Il punto, secondo il sito del settimanale amburghese, e’ che il suo prodotto piu’ controverso, ossia il sussidio chiamato “Hartz IV”, ha creato angoscia non solo tra le fasce meno abbienti, ma anche nel ceto medio, diventando sinonimo di precipizio verso gli abissi della societa’: “Non e’ solo questione di soldi. Ma di dignita’. Toccando con decisione questo punto, Schulz dimostra di prendere sul serio le paure dei cittadini”.

Schulz é una cometa destinata a spegnersi?

La Sueddeutsche Zeitung lancia pero’ un avvertimento: “Si parla tanto del miracolo Schulz, grazie ai sondaggi. I socialdemocratici si esaltano, ma i numeri sono ingannatori, umorali, e tanto puo’ ancora accadere prima delle elezioni. Se Schulz riuscira’ davvero a convincere che la Spd e’ il partito della gente comune, allora puo’ arrivare lontano. Altrimenti, l’entusiasmo crollera’”. Per il Muenchner Merkur, “la lezione della Brexit di Trump e’ che anche politici pragmatici hanno iniziato a mostrare i denti agli eccessi del capitalismo globalizzato”. Sempre per lo Spiegel, Schulz sta “de-schroedizzando” la Spd. Il che equivale a dire tornare a occuparsi del precariato, “riconoscere gli errori del passato”, e, nel senso piu’ ampio, lasciarsi alle spalle la “Neue Mitte”, il nuovo centro che era il “brand” di Gerhard Schroeder. La sfida e’ riconquistare la parte piu’ delusa del paese. Ma e’ la Welt, di tradizioni conservatrici, a notare come “agli strateghi socialdemocratici sfugga che in questo modo si mette a rischio la forza economica della Germania si e’ cosi’ duramente conquistata. O forse a loro non interessa affatto”.