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Sicurezza, l’Ue punta su intelligence integrate. Ma serve un sistema come quello Usa

Sicurezza, l’Ue punta su intelligence integrate. Ma serve un sistema come quello Usa
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La sicurezza è una competenza esclusiva dei singoli Stati. L’Europa propone un maggiore scambio di informazioni tra le unità antiterrorismo, ma per molti servirebbe un sistema centralizzato come quello Usa

La sicurezza interna degli Stati, così come quella esterna, è una prerogativa che i governi europei hanno gelosamente voluto mantenere per sé. Dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo però, anche l’Unione europea ha sentito la necessità di muoversi per garantire una maggiore protezione dei cittadini e prevenire futuri attacchi terroristici. A promettere una serie di misure è stato lo stesso Presidente della Commissione Juncker, che da Riga ha annunciato la presentazione di alcune proposte al Consiglio Affari esteri di febbraio, mentre a quello di gennaio, previso per il 19, i ministri degli Stati membri si limiteranno ad uno scambio di pareri. “So per esperienza che non bisogna reagire presentando proposte all’indomani di certi avvenimenti perché si rischia di commettere errori, andando troppo oltre o non andandoci abbastanza”, ha spiegato Juncker.
 
Nel mirino della riforma potrebbe finire l’accordo di Schengen, che permette ai cittadini europei di viaggiare liberamente all’interno dell’Unione. Già oggi esiste lo Schengen Information Sistem, una rete che consente rapidi scambi di informazioni tra Stati, polizia, frontiere e autorità doganali. Così come verrà proposta una maggiore cooperazione tra la rete Europol e le agenzie antiterrorismo dei singoli Paesi. Infine è tornato alla ribalta il Pnr (Passenger Name Record) che obbliga le compagnie aeree a registrare e a comunicare alle autorità nazionali i dati di tutti i passeggeri dei voli di linea. Si tratta di una proposta del 2011 che però non ha mai visto la luce a causa di alcune difficoltà dal punto di vista delle tutela della privacy.
 
L’Unione europea non può agire concretamente nella difesa del territorio perché non ne ha la competenza giuridica. Quello che può fare è creare le condizioni per una migliore comunicazione delle informazioni sensibili tra gli Stati membri. Ma, ha ricordato lo stesso Juncker, servono anche politiche di prevenzione del radicalismo che partano dalle comunità locali. Secondo alcuni commentatori poi, l’Unione europea, che ha messo in comune le frontiere interne, dovrebbe dotarsi anche di un sistema di difesa di quelle esterne.

Per i potenziali attentatori è sicuramente più facile attraversare le porose frontiere greche o quelle spagnole o ungheresi, per poi viaggiare liberamente all’interno dell’Unione europea. I barconi non sono certo il mezzo privilegiato per i terroristi, che spesso hanno persino la cittadinanza di uno Stato membro. Quello che alcuni chiedono è la creazione di un sistema di sorveglianza centralizzato, sullo stile di quello statunitense, in cui la difesa esterna non è affidata ai singoli Stati, ma al governo federale.