Sulla Siria è scontro totale tra Obama e Putin. Ma anche in Europa le posizioni sono molto diverse. Hollande dà il via ai blitz anti Isis, Renzi prende le distanze. Merkel dice sì al coinvolgimento di Assad in una fase di transizione. E Cameron chiede un processo per crimini di guerra… Insomma, trovare una sintesi tra le diverse posizioni non è certo facile ma l’Europa e l’Ue ci stanno provando con tutte le forze.
La Francia ha giocato d’anticipo dando il via a raid e blitz anti-Isis, un fatto che non è piaciuto proprio a tutti, tanto che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ci ha tenuto subito a dire che “noi non facciamo blitz. Non dobbiamo ripetere gli errori commessi in Libia”. La stessa Russia è intervenuta duramente sul tema censurando i blitz di Parigi e definendoli “al di fuori del diritto internazionale”.
Al di là dell’interventismo di François Hollande, comunque, la posizione più condivisa tra i leader Ue sembra essere quella di una fase di transizione dove possa essere coinvolto anche Bashir Assad, proprio la condizione imposta da Vladimir Putin e dalla Russia per la risoluzione della spinosa vicenda siriana, come ha fatto capire l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini.
Angela Merkel si è già esposta in questo senso, seguendo la linea di Mosca e caldeggiando il coinvolgimento di Assad nei colloqui di pace: “Serve parlare con numerosi attori, coinvolgere Assad, ma anche altri”, ha dichiarato la cancelliera tedesca la scorsa settimana. Anche la Gran Bretagna, nonostante David Cameron ha dichiarato che Assad dovrebbe essere processato per crimini di guerra, è d’accordo sul concedere ad Assad un ruolo in un governo di transizione che possa portare la Siria verso la normalità.
L’Italia è un po’ piuù attendista su questo punto, ma anche Renzi non si opporebbe certo al coinvolgimento di Assad nella fase di transizione. Resta da convincere François Hollande, il quale continua a ripetere che “non può esserci una transizione coronata da successo se non con la sua partenza”. Non sarà facile smussare la posizione dell’Eliseo, ma Bruxelles conta di riuscirci per sedersi al tavolo sul futuro della Siria con un’Ue unita.

