Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it
Onorevole Toia, come cambierebbe l’Europa se il Partito democratico dovesse vincere queste elezioni?
“Se vincesse il Pd, e la famiglia dei ‘Socialisti e Democratici’ dovesse risultare maggioritaria, potremo costruire una Europa che abbandoni le politiche di austerity per puntare sulla crescita e sulla solidarietà tra Stati. Non saremo più, come in passato, limitati dal dover trovare accordi al ribasso con il Partito popolare europeo”.
Se dovesse vincere il gruppo dei socialisti Martin Schulz diventerà presidente della Commissione europea. Quali ripercussioni avrà questa nomina?
“Finalmente avremmo un presidente eletto democraticamente, dai cittadini, con un programma dichiarato. E il programma di Schulz ha al centro la creazione di una nuova Europa, più equa, solidale e improntata alla crescita. C’è poi un altro evento importante. Dal primo luglio Renzi sarà alla guida del Consiglio dell’Ue, questo significa che le tre istituzioni centrali dell’Unione europea potrebbero essere guidate da forze democratiche e progressiste”.
Ci sono delle forze al Parlamento europeo con cui pensate di allearvi?
“Potremo decidere se fare una coalizione con il Ppe sulle grandi riforme, oppure, cosa che io preferire, formare una maggioranza alternativa con i Verdi e altri partiti progressisti”.
Intervistati da Affaritaliani.it, alcuni candidati del M5S alle Europee hanno detto che il Pd non è credibile, perché in questi anni ha sempre votato i provvedimenti pro-austerity…
“Questo non è vero . Noi non abbiamo votato in Parlamento il primo regolamento sul Fiscal Compact. E abbiamo sempre avuto una posizione critica sul tema, perché riteniamo che l’austerità, da sola, sia inutile e dannosa. Il nostro gruppo è stato quello più vivace e propositivo dell’ultima legislazione: abbiamo proposto la garanzia giovani, abbiamo dato vita ad una campagna per la tassazione delle transazioni finanziarie e abbiamo imposto un cambiamento della Troika”.
La ricetta imposta dalla Troika a stati come Grecia e Portogallo è stata sbagliata?
“I fatti hanno dimostrato che l’austerità di per sé non è risolutiva. La Grecia è l’esempio lampante. Bisogna capovolgere le priorità: dall’austerità alla crescita, dal rigore all’attenzione alla persona. Questo non vuol dire che faremo dei bilanci sregolati, ma punteremo su crescita e lavoro”.
Secondo lei quali saranno gli effetti di una vittoria euroscettica alle prossime Europee?
“Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno di più Europa. Se vincessero gli euroscettici assisteremmo ad un blocco delle Istituzioni e la situazione non potrà che peggiorare”.
La presenza di forze euroscettiche non potrebbe essere lo sprone per costruire gli Stati Uniti d’Europa?
“Ci potrebbe essere questa reazione positiva. Ma potremmo anche assistere ad uno stallo deleterio per il nostro Paese. Più l’Italia si allontana dall’Europa più perde risorse”.
Risorse che comunque non riusciamo a spendere. L’Italia non brilla per la sua capacità di accedere ai fondi comunitari…
“E’ vero, siamo il terzo Paese per contributi, ma riceviamo pochi fondi. Ma non è colpa dellUe, siamo noi che non siamo capaci di competere con gli altri Stati, di proporre idee vincenti, ma anche solo di studiare e applicarci per intraprendere i percorsi necessari ad accedere ai fondi. Tuttavia non dobbiamo isolarci, dobbiamo vivere in Europa, essere più presenti”.
Qualcuno pensa che tornare agli Stati nazionali sia la soluzione ai nostri problemi. E’ così?
“Se l’Europa non rimarrà unita, nel 2030 nessun paese sarà nel G7, neppure la Germania. Le sorti del mondo le decideranno gli Usa, la Cina, la Russia e il Brasile. Quale Italia verrebbe fuori staccata dall’Europa? Un coriandolo in balia di se stesso, una piccola isola nei mari della globalizzazione”.
